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Salvini riesce a perdere anche Pontida. Non basta Vannacci a fermare il dissenso

Il capogruppo Romeo chiede un chiarimento dopo il sorpasso di FI e l’ulteriore calo al Nord. Parte il processo a Bossi. Il leader: “Il congresso? Mai pensato di lasciare”
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ROMA — Il primo risultato, quello al quale teneva di più, l’ha raggiunto: sottrarsi dalla morsa che alcuni big del partito, complice il calo registrato alle Regionali di Sardegna e Abruzzo, stavano esercitando. Era fondamentale, per Matteo Salvini, raggiungere almeno uno «zero virgola» in più delle Politiche: obiettivo centrato, seppure a fatica, e con l’onta del sorpasso subito da Forza Italia. L’azzardo del segretario, quello di affidare a un personaggio esterno la rappresentanza della Lega alle Europee, gli consente di sopravvivere. Non a caso, dopo una notte con poche ore di sonno, Salvini parte proprio da Roberto Vannacci, dal generale della discordia: «Era contestato da mezzo mondo e ha superato il mezzo milione di voti. Avercene di problemi così», attacca il segretario del Carroccio. Sottolineando il record fatto dall’ufficiale nel Nord-Ovest, ovvero la circoscrizione a lui più cara.

Ma il dopo-voto, in queste condizioni, non esime Salvini dall’esigenza di un chiarimento c…

ROMA — Il primo risultato, quello al quale teneva di più, l’ha raggiunto: sottrarsi dalla morsa che alcuni big del partito, complice il calo registrato alle Regionali di Sardegna e Abruzzo, stavano esercitando. Era fondamentale, per Matteo Salvini, raggiungere almeno uno «zero virgola» in più delle Politiche: obiettivo centrato, seppure a fatica, e con l’onta del sorpasso subito da Forza Italia. L’azzardo del segretario, quello di affidare a un personaggio esterno la rappresentanza della Lega alle Europee, gli consente di sopravvivere. Non a caso, dopo una notte con poche ore di sonno, Salvini parte proprio da Roberto Vannacci, dal generale della discordia: «Era contestato da mezzo mondo e ha superato il mezzo milione di voti. Avercene di problemi così», attacca il segretario del Carroccio. Sottolineando il record fatto dall’ufficiale nel Nord-Ovest, ovvero la circoscrizione a lui più cara.

Ma il dopo-voto, in queste condizioni, non esime Salvini dall’esigenza di un chiarimento che viene chiesto subito da Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega in Senato: «Il fatto che FI ci abbia sorpassato, anche se di poco, indubbiamente induce a delle riflessioni. Bisogna farle attentamente e negli organismi competenti. Sono convinto - afferma Romeo - che occorra riguadagnare territorio, rafforzare la nostra base, stare più vicino ai nostri amministratori». Secondo il presidente dei senatori leghisti Vannacci è stata «un’importante operazione di marketing politico» e «una grande intuizione di Salvini». Va bene la «Lega nazionale», dice Romeo, «ma senza dimenticare le proprie origini. La questione settentrionale è un tema che deve ritrovare la giusta enfasi».

Romeo, candidato alla guida della Lega lombarda, indica i due principali nodi del futuro leghista. Il primo riguarda proprio Vannacci: oggi il Carroccio è trainato da un non corpo estraneo al partito, che da solo ha preso un quarto dei consensi della lista. Vannacci, che anima un movimento culturale, è sempre sfuggito alle domande sulla possibilità che prenda la tessera della Lega. E Salvini sorvola sull’argomento: «Non è quello che fa la differenza», dice. Però è un particolare che pesa in un partito che mantiene un forte connotato identitario. Un’altra figura istituzionale di peso della Lega non nasconde che «avrebbe preferito che a correre fossero i migliori leghisti. Purtroppo questa cosa non è accaduta. Io ho condiviso quanto ha fatto il Pd ed ha funzionato».

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Poi c’è un secondo problema. Il fatto che, malgrado l’effetto Vannacci, la Lega complessivamente perde ulteriore terreno al Nord rispetto alle Politiche: complice l’astensionismo, nella sola Lombardia sono svaniti 150 mila voti, con un dato milanese poco superiore al 6 per cento. E in Veneto il passivo è di 95 mila voti. A Verona un dato clamoroso: la Lega è superata dalla sinistra di Avs, che sale all’8,6 per cento. In Friuli Venezia Giulia Vannacci ha conquistato meno preferenze di Anna Cisint, la candidata sostenuta dal governatore Fedriga. L’ultima annotazione è simbolica: il partito di Salvini, per la prima volta, viene sconfitto alle Comunali di Pontida, paese simbolo dei maxi-raduni sul pratone. Ovunque il Carroccio è molto indietro rispetto a FdI, e ciò dà forza alle ambizioni dei meloniani di prendersi la candidatura nella Regione Veneto.

Sono particolari che dicono che la «questione settentrionale» rimarcata da Romeo non è risolta con la lieve crescita percentuale determinata dall’exploit del generale che inneggia alla X Mas.

Sullo sfondo c’è l’affaire Bossi. Le frizioni fra il fondatore e il segretario sono sfociate in una rottura vera e propria: a fare saltare i ponti la decisione di Bossi, fatta trapelare dall’ex deputato Paolo Grimoldi nel giorno delle elezioni, di votare Forza Italia. «Io sono abituato a vincere o perdere in squadra, non a tradire chi mi è di fianco. Non mi piacciono i fuggiaschi - dice Salvini - e coloro che tradiscono. Non è giusto che chi è iscritto a un partito, a urne aperte, dica che vota per un altro. In nessun altro partito italiano avviene qualcosa del genere. Io devo rendere conto a decine di migliaia di sostenitori e iscritti che non meritano questo. Valuteranno i militanti».

Il processo al Senatur è cominciato: difficile che porterà all’espulsione, perché Bossi è iscritto formalmente alla Lega Nord e non alla Lega per Salvini premier. Ma il leader sopravvissuto il suo messaggio l’ha lanciato. Non solo a Bossi: l’avvertimento - si apprende - è pure per quei dirigenti che avrebbero tramato nell’ombra contro di lui: «Io non ce l’ho con Giorgetti e Zaia, che hanno votato per la Lega», dice. È un caso che non faccia altri nomi? È in questo clima che, visto lo scampato pericolo, Salvini lancia la corsa al congresso di autunno: «Non ho mai pensato di lasciare».

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