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Vannacci, il generale che corre per se stesso: “In Europa farò il sabotatore”

Dopo aver raccolto 536 mila preferenze
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Più che un generale, un Generalissimo (il paragone con Francisco Franco gli piacerà). Forte di 536 mila preferenze, cioè di 536 mila italiani che hanno votato Lega e scritto “Vannacci” sulla scheda. Da outsider, e nemmeno iscritto al partito già padano, il toscano ha salvato la sorte traballante della Lega e già promette di essere un «sabotatore. Con Salvini costruiremo qualcosa di sbalorditivo...».

E Salvini lo santifica, avendo un bel debito con lui e dovendo parare i colpi di un fronte interno che Vannacci non glielo perdona. Ma che importa, lui si gode il trionfo e cerca casa a Bruxelles. «Grazie a tutti per la fiducia e il coraggio. Non ci accontenteremo di una vittoria, ma arriveremo alla Xa”. La Decima Mas, sempre quella. Alludendo ai miti del fascismo più facile, i camerati, la flottiglia capitanata da Junio Valerio Borghese, e l’ardire nella battaglia, i «nonni di Redipuglia che gridano presente, presente, presente!».

Ma la prima Lega era antifascista e resistente, forse…

Più che un generale, un Generalissimo (il paragone con Francisco Franco gli piacerà). Forte di 536 mila preferenze, cioè di 536 mila italiani che hanno votato Lega e scritto “Vannacci” sulla scheda. Da outsider, e nemmeno iscritto al partito già padano, il toscano ha salvato la sorte traballante della Lega e già promette di essere un «sabotatore. Con Salvini costruiremo qualcosa di sbalorditivo...».

E Salvini lo santifica, avendo un bel debito con lui e dovendo parare i colpi di un fronte interno che Vannacci non glielo perdona. Ma che importa, lui si gode il trionfo e cerca casa a Bruxelles. «Grazie a tutti per la fiducia e il coraggio. Non ci accontenteremo di una vittoria, ma arriveremo alla Xa”. La Decima Mas, sempre quella. Alludendo ai miti del fascismo più facile, i camerati, la flottiglia capitanata da Junio Valerio Borghese, e l’ardire nella battaglia, i «nonni di Redipuglia che gridano presente, presente, presente!».

Ma la prima Lega era antifascista e resistente, forse lui non lo sa. E poi, che dire di quel pronostico megalomane, «prenderò un milione di voti», quando ne ha presi la metà. Ma quel milione ricorda (purtroppo, e ancora) quelle adunate oceaniche, e quella potenza artificiale di un regime che sappiamo poi come è andato a finire. Ma, tra un mito e l’altro, il generale ha sistemato gli affari. L’Esercito non lo vuole più, e tanto meno il ministro della Difesa.

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Salvini gli ha offerto un trampolino mica da poco, intercettando l’umore nero degli italiani stanchi di “invasione islamica”, coppie gay e neri, che pure vincono gare e portano alto il nome dell’Italia (senza bisogno di paracaduti, perché il loro è solo sport). È stato quindi un trionfo, suo personale. E qualcuno non sopporterà le sue intemperanze littorie, e l’atteggiamento da “ganassa”. Ma chi se ne frega ormai, se nella Lega troppi rifiutano il novello salvatore della patria. L’importante era superare l’ostacolo, poi si vedrà, e alalà.

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