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Da Cagliari a Sassari e Pavia, la rivincita del campo largo

Il candidato sindaco a Cagliari del campo largo Massimo Zedda ha votato nella sezione 513 di via Venezia. E' il primo dei cinque sfidanti alla carica di primo cittadino del capoluogo sardo ad essersi recato alle urne, 8 giugno 2024. ANSA/ Ufficio stampa Massimo Zedda ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING NPK 
Il partiti di governo confermano Ferrara ma a Vercelli e Perugia tempi supplementari. I 5S spariscono dalla mappa dei sindaci
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ROMA - Il centrosinistra avanza, spinto dal campo largo. Sulla mappa dei 29 capoluoghi (6 di Regione e 23 di provincia) chiamati al voto, i colori di Pd e Avs si fanno più vivi. Quelli dei partiti che sostengono il governo di Giorgia Meloni si fanno invece più sbiaditi. Il giallo dei 5 Stelle non si vede più: i grillini perdono Campobasso e Caltanissetta, che vanno al ballottaggio. Ecco l’esito della partita nei luoghi clou delle elezioni amministrative che hanno coinvolto in tutto 3.176 Comuni, oltre al Piemonte.

Ai nastri di partenza, i due schieramenti erano di fatto allineati: 13 sindaci con la casacca del centrosinistra, 12 con quella del centrodestra. Gli altri quattro divisi equamente tra M5S e liste civiche.

Ora già il primo turno (il secondo si terrà il 23-24 giugno) disegna un allungamento delle coalizioni guidate quasi dappertutto da un candidato dem. Come a Firenze, Bari e Verbania, dove il centrosinistra può partire con un discreto vantaggio rispetto al raggruppament…

ROMA - Il centrosinistra avanza, spinto dal campo largo. Sulla mappa dei 29 capoluoghi (6 di Regione e 23 di provincia) chiamati al voto, i colori di Pd e Avs si fanno più vivi. Quelli dei partiti che sostengono il governo di Giorgia Meloni si fanno invece più sbiaditi. Il giallo dei 5 Stelle non si vede più: i grillini perdono Campobasso e Caltanissetta, che vanno al ballottaggio. Ecco l’esito della partita nei luoghi clou delle elezioni amministrative che hanno coinvolto in tutto 3.176 Comuni, oltre al Piemonte.

Ai nastri di partenza, i due schieramenti erano di fatto allineati: 13 sindaci con la casacca del centrosinistra, 12 con quella del centrodestra. Gli altri quattro divisi equamente tra M5S e liste civiche.

Ora già il primo turno (il secondo si terrà il 23-24 giugno) disegna un allungamento delle coalizioni guidate quasi dappertutto da un candidato dem. Come a Firenze, Bari e Verbania, dove il centrosinistra può partire con un discreto vantaggio rispetto al raggruppamento FdI-Lega-Forza Italia. Che non può dire lo stesso per i Comuni che ha amministrato fino ad oggi e che ora sono finiti in bilico. Sono di più, più “pesanti” e soprattutto più a rischio.

La sconfitta più dura da digerire potrebbe prendere forma a Perugia, dove Vittoria Ferdinandi, sostenuta da un campo larghissimo che va dal Pd a +Europa, si gioca la fascia tricolore con Margherita Scoccia. Ieri sera, a scrutinio ancora in corso, le due erano divise da un centinaio di voti. A rischio, per il centrodestra, anche Vercelli, dove Roberto Scheda è fermo al 38,2% contro il 25,1% del candidato del centrosinistra Gabriele Bagnasco.

Il pericolo è ancora più forte a Vibo Valentia, dove Roberto Serafino Cosentino è accreditato del 38,3%, appena cinque punti in più dello sfidante Vincenzo Francesco Romeo. A Forlì l’uscente Gian Luca Zattini è tallonato dallo sfidante Graziano Rinaldini. Al contrario, il colpaccio potrebbe riuscire a Lecce, dove Adriana Poli Bortone è impegnata in una sfida all’ultima scheda con Carlo Salvemini, sindaco uscente del campo progressista. Ma il capoluogo di provincia pugliese è un’eccezione: la bilancia dei Comuni a rischio pende, negativamente, dalla parte del centrodestra.

L’avanzata del centrosinistra è ancora più evidente se si guarda ai Comuni vinti al primo turno. Non solo Reggio Emilia e Modena, ma anche Bergamo, dove Giorgio Gori lascia il testimone a Elena Carnevali. Anche qui campo larghissimo e percentuali già subito sopra la metà dei consensi (54,9%). Per non parlare di Pesaro, dove Andrea Biancani ha quasi doppiato il candidato del centrodestra Marco Lanzi, e Cesena, che registra la conferma di Enzo Lattuca con il 65,1%, a valanga su Marco Casali (26,2%). Soprattutto ci sono le città strappate alla destra: Cagliari, con il trionfo di Massimo Zedda, Sassari e Pavia.

Il centrodestra si consola con la riconferma di Carlo Masci a Pescara, mentre a Ferrara è Alan Fabbri a festeggiare il vantaggio di 21 punti sull’avvocato Fabio Anselmo, legale del caso Cucchi. Ma a parte Rovigo, il fronte comune non pesca nel campo avversario. Ecco la grande frenata.

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