Flussi elettorali, torna il bipolarismo. A FdI voti da FI e Lega. I dem premiati anche dai delusi 5S
di Concetto VecchioROMA - Non è vero che al Sud ha vinto il Pd. Ha trionfato Antonio Decaro, mister mezzo milione di voti. A Bari ormai è venerato quanto San Nicola: «Antonio, fai una carezza alla bambina». Sbaglia chi crede che i siciliani si siano innamorati del moderatismo di Antonio Tajani, gratificandolo di uno strepitoso 24 per cento. Si sono riempite le tasche dei santini di Edy Tamajo, che per festeggiare i suoi 120mila suffragi ha fatto chiudere al traffico il lungomare di Mondello. Devozioni popolari, spirito d’identificazione, ras delle preferenze: bisogna guardare alle storie delle persone più che alla politologia per capire i flussi di queste Europee. E infatti Giorgia Meloni, dall’alto dei suoi due milioni e trecentomila voti, ha trainato Fratelli d’Italia, e non viceversa; al contrario di quel che è avvenuto nel Pd, dove sono stati soprattutto i big riformisti, da Bonaccini a Nardella, tutti ex renziani, a fare il pieno.
«Notiamo in questa elezione una quota superiore a quelle normal…
ROMA - Non è vero che al Sud ha vinto il Pd. Ha trionfato Antonio Decaro, mister mezzo milione di voti. A Bari ormai è venerato quanto San Nicola: «Antonio, fai una carezza alla bambina». Sbaglia chi crede che i siciliani si siano innamorati del moderatismo di Antonio Tajani, gratificandolo di uno strepitoso 24 per cento. Si sono riempite le tasche dei santini di Edy Tamajo, che per festeggiare i suoi 120mila suffragi ha fatto chiudere al traffico il lungomare di Mondello. Devozioni popolari, spirito d’identificazione, ras delle preferenze: bisogna guardare alle storie delle persone più che alla politologia per capire i flussi di queste Europee. E infatti Giorgia Meloni, dall’alto dei suoi due milioni e trecentomila voti, ha trainato Fratelli d’Italia, e non viceversa; al contrario di quel che è avvenuto nel Pd, dove sono stati soprattutto i big riformisti, da Bonaccini a Nardella, tutti ex renziani, a fare il pieno.
«Notiamo in questa elezione una quota superiore a quelle normalmente registrate in passato di flussi incrociati e di apporti provenienti da diversi affluenti. Con maggiore regolarità troviamo flussi da Forza Italia e Lega verso Fratelli d’Italia, così come dal M5S e Alleanza Verdi Sinistra verso il Pd», affermano gli analisti dell’Istituto Cattaneo. «I due partiti principali, Fratelli d’Italia e Pd, si sono rafforzati: questo resta il dato principale», spiega Salvatore Vassallo, del Cattaneo.
Secondo il politologo Roberto D’Alimonte ci sono elezioni che cambiano il corso degli eventi, e altre che invece solidificano l’esistente: «Queste Europee sono del secondo tipo», spiega. Però chissà dove sono finiti i voti di quelli che nel 2022 avevano votato M5S. I contiani rispetto alle politiche hanno perso cinque punti e mezzo, passando al 15,4 al 10 per cento. Secondo l’Istituto Cattaneo «non sono stati assorbiti, se non in misura limitata, dal Pd. Sono invece rifluiti in larga parte verso l’astensione». C’è tuttavia l’eccezione Decaro. Si stima che il 67 per cento di ex elettori Cinque Stelle nel Comune di Bari abbia votato per il Pd grazie ad «Antonio». Il suo mostruoso 49,8 per cento in città si spiega pure così.
La meridionalizzazione del Movimento 5 Stelle ormai è un dato storicamente acquisito. È il vero Partito del Sud. «Metà dei suoi voti viene dal Meridione e dalle isole», fa notare Lorenzo Pregliasco di YouTrend. Sono andati ancora forti a Napoli (25 per cento), a Caltanissetta (22), a Foggia (24, il cortile elettorale di Conte), ma sono impalpabili in Lombardia e Triveneto: cinque per cento a Milano e Udine, quattro a Bergamo e Vicenza. Conte non può pensare di tornare a fare il premier con esiti così modesti tra i ceti produttivi. Il punto è che la drastica caduta del M5s è dovuta proprio «alla perdita di consensi nelle regioni meridionali e nelle isole, dove quasi si dimezzano».
Il centrodestra è stabile, al 47 per cento. Un dato che non è mai cambiato dal 2019, al netto dei rimescolamenti interni alla coalizione. I tre partiti sono cresciuti dalle politiche. Più di tutti però Fratelli d’Italia, che ha rubato voti a Forza Italia e Lega, ma anche «dall’area del mai nato Terzo Polo, logorato dalle sue divisioni interne», scrivono gli analisti del Cattaneo. Renzi e Calenda, gli eterni litiganti, hanno finito per ingrossare il serbatoio meloniano.
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Sempre al Sud bisogna tornare. Azione, Italia viva e +Europa hanno attenuato la sconfitta «grazie ai risultati positivi registrati in Campania e Basilicata». Già alle Regionali di aprile, quando Calenda aveva appoggiato il candidato del centrodestra Vito Bardi, Azione aveva potuto contare sul sostegno di Marcello Pittella, il signore delle preferenze lucane. Persino la Lega recupera i voti al Sud, registrando un piccolo incremento, che compensa le perdite al Nord.
«Il voto proporzionale ha finito comunque per favorire il centrosinistra», analizza Pregliasco. Il Pd ha fatto un balzo in chiave anti Giorgia. Avs grazie al voto identitario (Salis) e giovanile. «Il Pd ha mobilitato i propri fedelissimi nell’80 per cento dei casi rispetto alle politiche, Fratelli d’Italia del 50-60 per cento», afferma D’Alimonte. «La loro crescita, unita a quella di Alleanza Verdi Sinistra, è il prodotto di una tendenza abbastanza uniforme su tutto il territorio nazionale», precisa Vassallo. Il voto statuisce una bipolarizzazione. «Solo che il centrodestra dispone di una coalizione, il centrosinistra no», ricorda Pregliasco. Amara verità.