Nel Nordest nero che sceglie Meloni e ripudia Salvini: “Qui la Lega non esiste più”
di Enrico Ferro«Grazie Veneto, ancora una volta i primi in Italia. Primi in Europa!». Festeggia Adolfo Urso, ministro dello Sviluppo economico del governo Meloni, eletto proprio nel collegio veneto che tanta soddisfazione continua a dare a Fratelli d’Italia. Le elezioni europee segnano un nuovo record di consensi, perfino superiore a quelle delle politiche del 2022. FdI in Veneto sfonda addirittura quota 37%, precisamente si ferma al 37,58%.
[[(FckEditorEmbeddedHtmlLayoutElement) Include elezioni europee 2024]]
Otto punti percentuali in più rispetto alle politiche del 2022. Tre volte i voti della Lega. Ed è la fine del Veneto bianco, quella subcultura politica territoriale “bianca”, con un sistema politico egemonizzato da una forza, la Dc, referente politico della Chiesa, che garantiva rappresentanza e tutela alla società locale. Dopo la Dc è arrivata Forza Italia e infine la Lega con Luca Zaia, efficace interprete delle trasformazioni in una regione in cui i processi di secolarizzazione hanno cambi…
«Grazie Veneto, ancora una volta i primi in Italia. Primi in Europa!». Festeggia Adolfo Urso, ministro dello Sviluppo economico del governo Meloni, eletto proprio nel collegio veneto che tanta soddisfazione continua a dare a Fratelli d’Italia. Le elezioni europee segnano un nuovo record di consensi, perfino superiore a quelle delle politiche del 2022. FdI in Veneto sfonda addirittura quota 37%, precisamente si ferma al 37,58%.
[[(FckEditorEmbeddedHtmlLayoutElement) Include elezioni europee 2024]]
Otto punti percentuali in più rispetto alle politiche del 2022. Tre volte i voti della Lega. Ed è la fine del Veneto bianco, quella subcultura politica territoriale “bianca”, con un sistema politico egemonizzato da una forza, la Dc, referente politico della Chiesa, che garantiva rappresentanza e tutela alla società locale. Dopo la Dc è arrivata Forza Italia e infine la Lega con Luca Zaia, efficace interprete delle trasformazioni in una regione in cui i processi di secolarizzazione hanno cambiato nel profondo la fisionomia della società e i suoi valori. Ma il tornante della storia politica di questo partito sembra segnare ora uno stacco definitivo, con definitivo passaggio di consegne a favore della destra.
Zaia rifiuta di candidarsi alle Europee e a salvare la Lega è il generale Vannacci, un esterno che nemmeno ha la tessera del partito. Un corpo estraneo in quello che era nato come sindacato del territorio, al punto che né Zaia né Fedriga si erano fatti troppi problemi a dire pubblicamente che mai l’avrebbero votato. Alla luce dei risultati restituiti dalle urne, è difficile pensare che in qualche modo Salvini non farà pagare loro le conseguenze. Ma qui ormai non si parla più di guerra tra le correnti leghiste, che da anni ormai tiene banco nella sfera pubblica. La base veneta contro via Bellerio: le proteste, le invettive, gli sgambetti, le imboscate. Acqua passata. E anche se la Lega (al 13,5%) riesce a evitare il sorpasso mortale di Forza Italia (all'8,58%), il bilancio è tutto tranne che incoraggiante.
«La Lega Nord non esiste più: esisteva la Lega di Salvini, ma in Veneto è stata soppiantata da FdI», commenta Martina Carone, analista politica di Quorum YouTrend. La riforma per l'autonomia differenziata è il filo sottile che ancora lega il territorio del Nord Est con il partito che ormai da un ventennio governa comuni e regioni tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Per il resto, in quest’area d’Italia florida per lavoro e imprese la sostituzione etnica con Fratelli d'Italia sembra ormai compiuta. E i litigiosi alfieri del terzo polo, Renzi e Calenda, sono pressoché irrilevanti.
«Il ritorno al bipolarismo è chiaro», è il rilievo di Paolo Graziano, professore di Scienza politica all’Università di Padova. «Il centro dovrà porsi delle domande e trovare una propria identità».
Del resto, basta calcare le assemblee di Confindustria Vicenza (la seconda del Paese) per capire ciò che l’imprenditoria veneta chiede più di ogni altra cosa: la stabilità. Giorgia Meloni e FdI oggi garantiscono la stabilità alla regione d’Italia più votata all’industria e agli scambi commerciali. Un politologo di lungo corso come Paolo Feltrin fornisce un’altra prospettiva: più che il Veneto a spostarsi a destra è Fratelli d’Italia a essere diventato un partito governativo.
Ma la cronaca di questo passaggio di consegne passa anche per le storie personali dei candidati scelti. Il generale Vannacci, che ha sfondato quasi ovunque, non riesce a raggiungere il gradino più alto del podio in Friuli Venezia Giulia, altra regione del Nord Est interessata da questo cambiamento antropologico. Vannacci è stato superato a destra da Anna Maria Cisint, la sindaca di Monfalcone, quella della guerra alle moschee: con 31.309 voti si aggiudica un seggio al Parlamento europeo e conferma una tendenza rilevata anche dal politologo francese Marc Lazar, che vede nella paura dell’Islam associata agli attentati uno dei trending topic duri a morire. Anche qui il peso dei partiti è chiaro: FdI al 34%, Pd al 20,97% e Lega al 14,93%, con Forza Italia ferma al 7%.
Completa il risiko di questo nuovo assetto politico il Trentino Alto Adige, dove la geografia dei partiti disegna nuove mappe. Anche in questo contesto la Lega sembra una realtà in dissolvenza. Il Südtiroler Volkspartei è il primo partito, seguito da Fratelli d’Italia e Pd. Alleanza Verdi e Sinistra balza all’11,7%, ed è una notizia perché è ben sopra il Carroccio, fermo al 7,5%, nonostante sia il partito di Maurizio Fugatti, il presidente della Provincia autonoma di Trento. Come dire, chi vuole sparare agli orsi soccombe (alle urne) rispetto chi li vuole difendere.