Schlein avverte i partiti del centrosinistra: “Finiamola con i veti”. Riforme e autonomia appello alla lotta dura
di Giovanna VitaleLa segretaria del Pd Elly Schlein
(ansa)Roma — Si riparte dalle aule parlamentari e dalle piazze. Dall’opposizione «dura e senza sconti» alle riforme su premierato e autonomia differenziata. Dalla proposta di legge per rafforzare la sanità pubblica. Dalla petizione popolare per riportare nelle Camere la discussione sul salario minimo affossato dalla destra. Ma anche dall’ultimo tour nei comuni chiamati ai ballottaggi, decisivi per chiudere una tornata elettorale già ampiamente positiva. Provando nel frattempo a riallacciare il dialogo con tutte le forze progressiste, Renzi e Calenda inclusi, per far fronte comune contro il governo e aprire il cantiere dell’alternativa.
Incassata la vittoria alle Europee, la segretaria del Pd non si ferma. Nell’auletta dei gruppi a Montecitorio dove deputati e senatori sono riuniti per l’analisi del voto, Elly Schlein non fa in tempo a entrare che subito scatta la standing ovation. Sintomo di un partito che ha archiviato almeno per un po’ obiezioni e rancori — il successo fa spesso questo ef…
Roma — Si riparte dalle aule parlamentari e dalle piazze. Dall’opposizione «dura e senza sconti» alle riforme su premierato e autonomia differenziata. Dalla proposta di legge per rafforzare la sanità pubblica. Dalla petizione popolare per riportare nelle Camere la discussione sul salario minimo affossato dalla destra. Ma anche dall’ultimo tour nei comuni chiamati ai ballottaggi, decisivi per chiudere una tornata elettorale già ampiamente positiva. Provando nel frattempo a riallacciare il dialogo con tutte le forze progressiste, Renzi e Calenda inclusi, per far fronte comune contro il governo e aprire il cantiere dell’alternativa.
Incassata la vittoria alle Europee, la segretaria del Pd non si ferma. Nell’auletta dei gruppi a Montecitorio dove deputati e senatori sono riuniti per l’analisi del voto, Elly Schlein non fa in tempo a entrare che subito scatta la standing ovation. Sintomo di un partito che ha archiviato almeno per un po’ obiezioni e rancori — il successo fa spesso questo effetto — per stringersi intorno alla leader che ha saputo ricreare una connessione sentimentale con il popolo della sinistra. Tutti in piedi, sciolti in un lungo applauso, alla vigilia delle elezioni per nulla scontato.
«Il Pd è il perno indiscusso della costruzione dell’alternativa» esordisce la segretaria con un sorriso largo così, «vi chiedo di continuare a essere testardamente unitari. Non ce l’ha ordinato il medico, le differenze ci sono», ammette, «ma si possono mettere a valore con un programma condiviso sulle cose da fare insieme». È questa la strada per ricomporre le fratture: mettersi a lavorare sui temi concreti per sperimentare una convergenza che potrà tornare utile in futuro. Da qui l’appello che sembra diretto non solo a Giuseppe Conte, ma pure — forse soprattutto — ai centristi: «Spero che quanto successo in questi giorni convinca tutti, ma proprio tutti, che non è il momento di veti e divisioni», avverte Schlein. Convinta che la strategia sin qui seguita sia quella giusta, ovvero tenere il Partito democratico «lontano dalle polemiche, vicino ai bisogni delle persone». Perciò andranno rilanciate, «dentro e fuori il Parlamento», le lotte che stanno più a cuore al Paese reale: «Dobbiamo continuare a insistere, a martellare, per inchiodare il governo alla questione sociale e salariale che sta volutamente ignorando. Meloni», incalza la segretaria, «ha cercato di spostarci costantemente dai nostri temi, ma noi non siamo caduti nella sua trappola: andiamo avanti e la distanza da Fratelli d’Italia si accorcerà ancora». Già dimezzata da due milioni di voti a uno soltanto, con il pallottoliere delle amministrative che al primo turno assegna 10 capoluoghi al centrosinistra e 6 alla destra.
Ciò tuttavia non significa trascurare la madre di tutte le battaglie, anzi: «Dobbiamo stoppare il cinico baratto tra premierato e autonomia differenziata», incalza Schlein. «Non si può pensare di cambiare la forma di governo a colpi di maggioranza, la discussione va riaperta su entrambi i tavoli». Sono state le urne a indicare la direzione: «Il fatto che il Pd sia il primo partito al Sud è un segnale molto forte che sulla legge Calderoli si devono fermare», incalza. «E visto che le due riforme sono legate tra loro, invito i gruppi a fare un’opposizione dura e senza sconti perché è chiaro che se si ferma una, si ferma pure l’altra». Battendo anche su nuove proposte, come il ddl in gestazione sull’immigrazione per superare la Bossi-Fini, su cui la leader dem chiederà agli altri leader della minoranza di ritrovarsi, come già avvenuto per la legge sulla sanità pubblica che oggi ricomincia l’iter in Commissione alla Camera. Solo così che si può mettere in difficoltà l’esecutivo, inserendosi «all’interno delle loro divisioni, che sono nascoste ma ci sono», continua Schlein che, poco dopo, appare in Transatlantico dove abbraccia prima Nicola Fratoianni di Avs, l’altro vincitore delle Europee, e poi Riccardo Magi di +Europa, che invece non ha tagliato il traguardo della soglia di sbarramento.
Trascorrono una manciata d’ore ed ecco che il fronte comune delle opposizioni si materializza. Alla Camera il Pd chiede l’inversione dell’ordine dei lavori per posticipare l’esame sull’autonomia e, una volta negata, il rinvio in Commissione: mossa subito sposata da tutta la minoranza. Mentre in Senato, dove il presidente La Russa ha azionato la tagliola sugli emendamenti al premierato, il capogruppo Francesco Boccia invoca tempi supplementari per non strozzare il dibattito sul punto più delicato della riforma: l’art.5 sull’elezione diretta del capo del governo. Il conflitto per l’alternativa è cominciato.