Schlein: “Ho riportato il partito tra la gente. Ora un’alternativa c’è. Stiamo arrivando”
di Carmelo Lopapa«La politica è organizzare la speranza, amava dire Tina Anselmi. Mi piace pensare che se abbiamo vinto questa tornata, se abbiamo raggiunto un risultato così importante è perché abbiamo fatto esattamente questo: l’abbiamo restituita a chi l’aveva perduta. Abbiamo parlato di salari e di diritti, di salute e di clima, toccando le corde che gli elettori e ancor prima i cittadini si attendevano da noi».
Nel day after, a Elly Schlein, sorridono gli occhi. Anziché tirare il fiato, nelle ore trascorse al Nazareno, mentre iniziano ad affluire i dati altrettanto incoraggianti delle amministrative dalle città al voto, nel pomeriggio, la segretaria parla e racconta e si racconta, se possibile ancor più rapidamente del solito. Le mani si muovono e incanalano pensieri, come a voler mettere ordine a una strategia che ora si fa più concreta. In fondo, è come se l’era Schlein fosse cominciata per davvero domenica scorsa. Col primo, vero battesimo del fuoco.
L’attendevano al varco un po’ tutti, d…
«La politica è organizzare la speranza, amava dire Tina Anselmi. Mi piace pensare che se abbiamo vinto questa tornata, se abbiamo raggiunto un risultato così importante è perché abbiamo fatto esattamente questo: l’abbiamo restituita a chi l’aveva perduta. Abbiamo parlato di salari e di diritti, di salute e di clima, toccando le corde che gli elettori e ancor prima i cittadini si attendevano da noi».
Nel day after, a Elly Schlein, sorridono gli occhi. Anziché tirare il fiato, nelle ore trascorse al Nazareno, mentre iniziano ad affluire i dati altrettanto incoraggianti delle amministrative dalle città al voto, nel pomeriggio, la segretaria parla e racconta e si racconta, se possibile ancor più rapidamente del solito. Le mani si muovono e incanalano pensieri, come a voler mettere ordine a una strategia che ora si fa più concreta. In fondo, è come se l’era Schlein fosse cominciata per davvero domenica scorsa. Col primo, vero battesimo del fuoco.
L’attendevano al varco un po’ tutti, dentro e fuori il Partito democratico. Avversari, alleati e compagni. Ora si fa sul serio, per costruire un’alternativa «credibile» con chi ci sta, fermando divisioni e polemiche tra alleati «che non pagano». Del resto, con Giuseppe Conte se lo sono detti anche nella telefonata di qualche ora fa, in cui il capo del M5S si è complimentato per il risultato assicurando: nessuna faida nel campo progressista.
Quel 24 lo considera una sua vittoria personale, segretaria?
«Ho attraversato l’Italia da Nord a Sud, io come i nostri candidati, i capilista come gli indipendenti: tutti hanno dato il loro contributo per allargare il consenso. E l’operazione è riuscita, il risultato è straordinario».
Non se l’aspettava, è andata oltre ogni più rosea previsione, lo ammetta.
«Più semplicemente, non avevo fatto previsioni. Abbiamo fatto campagna elettorale, toccando i luoghi del lavoro, della sofferenza e della vita di ogni giorno degli italiani: le piazze e i posti di lavoro, gli ospedali e i quartieri più disagiati. Abbiamo riportato il Pd dove la sua gente si aspettava di trovarlo. Ecco, la cosa più importante, dopo oltre un anno di segreteria, è che finalmente siamo riconosciuti per le nostre battaglie. Ed era una cosa, mi permetta di dirlo, che prima non accadeva. Abbiamo dato un profilo molto chiaro alla nostra identità. Abbiamo “bucato”, come si dice oggi. Poi, diciamoci la verità, abbiamo costretto il governo a fare i conti con la questione sociale. E continueremo come un martello a inchiodarlo sui temi del lavoro e della sanità pubblica».
Europee, Schlein: "Il Pd recupera cinque punti, Giorgia Meloni stiamo arrivando"
La polarizzazione della sfida voluta da Meloni alla fine ha giovato a entrambe. Adesso si può dire.
«Ma no: per noi la crescita è stata costante. Il consenso è lievitato passo passo, nelle varie elezioni amministrative che si sono susseguite fino al voto di domenica scorsa, quando il partito si è ritrovato, certo non per caso, con cinque punti in più rispetto alle Politiche. Quando sono stata eletta segretaria, il Pd era dato al 14,5 per cento. Abbiamo fatto un balzo di dieci punti, due in più rispetto alle Europee 2019».
Siete cresciuti anche in termini assoluti, al di là delle percentuali. A quanto pare trecentomila voti in più rispetto alle Politiche, laddove FdI ne ha persi quasi il doppio.
«È così. Ma se c’è un dato che ci rende ancor più orgogliosi è il voto al Sud, un’area in cui diventiamo primo partito. Un segnale chiaro al governo: si fermi sull’autonomia differenziata che spacca il Paese».
Con quei numeri lancia la sua sfida alla premier Meloni?
«La distanza con FdI si è ridotta da due milioni a un milione in un solo anno. A Meloni ho detto e ripeto in queste ore solo una cosa: stiamo arrivando».
E la premier si è complimentata per il suo risultato. Anche lei forte di un successo personale nonostante due di governo non proprio esaltanti. A proposito, vi siete sentite?
«Sì, domenica sera».
E cosa vi siete dette?
«Ci siamo complimentate per il risultato di entrambe».
Il trionfo di Le Pen in Francia, l’affermazione degli estremisti di Afd in Germania. Preoccupata?
«L’avanzata della destra nazionalista, addirittura con nostalgie di nazismo come in Germania, è un elemento di grande preoccupazione. Anche perché nel nostro continente il nazionalismo ha prodotto solo guerre. Siamo felici di aver contribuito, coi nostri 5,6 milioni di voti, alla tenuta del Pse. Siamo la forza più votata nella famiglia dei socialisti e democratici, senza la quale non potrà esserci alcuna maggioranza inParlamento».
Cosa accadrà adesso a Bruxelles? Riedizione della coalizione Ursula, con Ppe-Pse-liberali, o apertura ai conservatori di Meloni?
«Sono in contatto con gli altri leader socialisti. Noi rispettiamo l’affermazione dei popolari e la consuetudine che porta il partito più votato a esprimere il presidente della Commissione, in questo caso il Ppe. Ma come Partito democratico abbiamo tutta l’intenzione di dare un contributo decisivo al programma del futuro governo Ue e alla definizione del perimetro della futura coalizione».
Tradotto: nessuna apertura alle destre?
«Lo abbiamo già deciso il 4 maggio a Berlino, lo ricordo bene perché era il giorno del mio compleanno: vertice del Pse. Già allora è stata esclusa qualsiasi alleanza sia con l’Ecr di Giorgia Meloni che con l’Id di Matteo Salvini e Marine Le Pen. Il discorso per noi si è chiuso lì».
Si è appena aperto invece il capitolo italiano della costruzione di un’alternativa alla destra di governo. Come farete?
«Gli elettori hanno premiato il nostro atteggiamento fortemente unitario. C’è una buona fetta del Paese che vuole un’alternativa alle destre. Noi lavoriamo con questo obiettivo, nella piena consapevolezza della non autosufficienza del Pd. Siamo testardamente unitari e ci sentiamo investiti di una grossa responsabilità. Speriamo che il risultato di domenica faccia riflettere tutte le forze di opposizione. Da oggi l’alternativa è più credibile e concreta».
È un messaggio a Giuseppe Conte e al M5S, scivolato sotto il 10 per cento?
«A lui come a tutti gli altri».
Ma l’Alleanza Verdi e Sinistra, come voi, è stata premiata dagli elettori. Diventa l’interlocutore privilegiato?
«Sono sempre stati interlocutori importanti per noi, anche loro con spirito unitario. Abbiamo costruito con loro coalizioni attorno a programmi condivisi e candidature credibili. E se siamo stati premiati dall’elettorato, è anche perché non abbiamo mai sollevato polemiche con le altre opposizioni. Nelle mie 123 tappe di campagna elettorale abbiamo insistito sui temi, attaccando un solo avversario: la destra. Le divisioni non pagano. Spero tutti ora se ne siano resi conto».