Salvini vede Le Pen, vertice a Bruxelles. Pressing su Meloni per il no ai socialisti
di Emanuele LauriaRoma — È pronto a sedersi al tavolo con i leader delle destre europee e non rinuncia a mettere pressione su Giorgia Meloni: «No ad alleanze con i socialisti e gli ecofanatici», dice Matteo Salvini. Un avvertimento per la premier che in questo momento non può escludere di convergere su un nome, per la presidenza della commissione, condiviso dal Pse. A partire da quello di Ursula von der Leyen, la spitzenkandidatin del partito popolare.
Funziona così, in una maggioranza che esce vincitrice e divisa dalle elezioni: la presidente del Consiglio, a margine del G7, si accinge a discutere con Scholz e Macron dei top jobs dell’Ue mentre il vicepremier si riunisce con i rappresentanti del suo gruppo di Identità e democrazia — Marine Le Pen in testa — e torna a piantare dei paletti che non agevolano la trattativa. Non c’è più un gioco delle parti, non c’è più la campagna elettorale ma Salvini porta avanti il totem di una coalizione sul modello italiano anche in Europa. E scomoda la memoria …
Roma — È pronto a sedersi al tavolo con i leader delle destre europee e non rinuncia a mettere pressione su Giorgia Meloni: «No ad alleanze con i socialisti e gli ecofanatici», dice Matteo Salvini. Un avvertimento per la premier che in questo momento non può escludere di convergere su un nome, per la presidenza della commissione, condiviso dal Pse. A partire da quello di Ursula von der Leyen, la spitzenkandidatin del partito popolare.
Funziona così, in una maggioranza che esce vincitrice e divisa dalle elezioni: la presidente del Consiglio, a margine del G7, si accinge a discutere con Scholz e Macron dei top jobs dell’Ue mentre il vicepremier si riunisce con i rappresentanti del suo gruppo di Identità e democrazia — Marine Le Pen in testa — e torna a piantare dei paletti che non agevolano la trattativa. Non c’è più un gioco delle parti, non c’è più la campagna elettorale ma Salvini porta avanti il totem di una coalizione sul modello italiano anche in Europa. E scomoda la memoria di Silvio Berlusconi, di cui oggi ricorre l’anniversario della morte: il capo del Carroccio, si legge in una nota della Lega, «vuole seguire l’insegnamento del Cavaliere, capace di fondare il centrodestra allargando il più possibile il perimetro dell’alleanza».
Che ciò si scontri con i numeri che non ci sono, e con la necessità di Meloni di dialogare con i partner che rappresentano forze politiche di segno diverso, poco conta per Salvini. La barra resta dritta e puntata a destra: sul tavolo di Id anche l’ipotesi di una riapertura agli ultranazionalisti tedeschi di Afd, allontanati qualche settimana prima del voto. Si parlerà anche di una possibile fusione fra i gruppi di Id ed Ecr (quello di Meloni): un matrimonio auspicato da Viktor Orban, che porterebbe in dote gli 11 deputati di Fidesz, e che sottolinea che una formazione unica nella destra diverrebbe la seconda forza dell’europarlamento. Ma è una prospettiva, quella del gruppo unitario, che a Meloni non interessa, anche perché i rapporti di forza cambierebbero a favore di Rassemblement national.
Salvini si gioca la sua partita europea mentre il clima interno alla Lega rimane caldo. Il fondatore Umberto Bossi, che a detta dell’ex segretario della Lega lombarda Paolo Grimoldi avrebbe votato per Forza Italia, rimane sotto attacco: «Ai suoi tempi per molto meno uno sarebbe stato espulso», dice il leader leghista che si è rimesso ai militanti. I parlamentari più vicini — da Ceccardi a Morelli — danno ragione a Salvini ma quando lo fa Roberto Vannacci, recordman di consensi ma privo di tessera, si sente tutta l’insofferenza per il generale che viene considerato un corpo estraneo: «Su Bossi non scherziamo. Bossi è una cosa sulla quale neanche si può fare nessun cenno», dice il governatore lombardo Attilio Fontana.
La tensione sale, e Vannacci è costretto a precisare di non aver mai chiamato Bossi “traditore”. Il Senatur, in realtà, non può essere espulso perché formalmente è iscritto alla vecchia Lega Nord, di cui è segretario un altro protegè di Salvini, Igor Iezzi: «Il problema non è Bossi ma Grimoldi — dice Iezzi — Da due mesi pubblica post contro la Lega, alcuni al limite della denuncia penale». A rischio sanzione ci sarebbe, oltre a Grimoldi, anche l’assessore veneto Roberto Marcato. Nella Lega “vannaccizzata” che cerca di contare a Bruxelles è ricominciata la caccia all’infedele.