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Manifesti nazifascisti e ritratto del duce: l’imbarazzante arredo del municipio di Prevalle

Gli uffici comunali del paese in provincia di Brescia tappezzati di cimeli nostalgici. Interviene l’Anpi: “Chiediamo a sindaco e giunta di spiegare”
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“Il duce della Repubblica sociale italiana e capo del governo decreta…”. “Un proclama del comando tedesco contro chi attenta al pacifico lavoro del popolo”, e dunque – alla mussoliniana maniera – l’immancabile “Italiani!”. E poi: “Il podestà invita tutti gli operai, contadini, impiegati e lavoratori in genere a riprendere e continuare con ordine e tranquillità le proprie occupazioni. Eventuali astensioni dal lavoro ingiustificate verrebbero severamente represse”. E ancora: “È severamente proibito ascoltare radio trasmittenti straniere (escluse le germaniche) e dell’Italia occupata dalle truppe inglesi…Qualora tale ordine non venisse eseguito si procederà al ritiro di tutti gli apparecchi radio in possesso dei cittadini. I trasgressori saranno severamente puniti e i propalatori di notizie verranno puniti con la pena di morte”. “I fondatori dell’impero”, con fotografie di “eroi” e “reduci” sotto il ritratto di “lui”, il duce fondatore Benito Mussolini.

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“Il duce della Repubblica sociale italiana e capo del governo decreta…”. “Un proclama del comando tedesco contro chi attenta al pacifico lavoro del popolo”, e dunque – alla mussoliniana maniera – l’immancabile “Italiani!”. E poi: “Il podestà invita tutti gli operai, contadini, impiegati e lavoratori in genere a riprendere e continuare con ordine e tranquillità le proprie occupazioni. Eventuali astensioni dal lavoro ingiustificate verrebbero severamente represse”. E ancora: “È severamente proibito ascoltare radio trasmittenti straniere (escluse le germaniche) e dell’Italia occupata dalle truppe inglesi…Qualora tale ordine non venisse eseguito si procederà al ritiro di tutti gli apparecchi radio in possesso dei cittadini. I trasgressori saranno severamente puniti e i propalatori di notizie verranno puniti con la pena di morte”. “I fondatori dell’impero”, con fotografie di “eroi” e “reduci” sotto il ritratto di “lui”, il duce fondatore Benito Mussolini.

Anno 1943? No, giugno 2024. Benvenuti nel Municipio di Prevalle, oltre 6mila abitanti in provincia di Brescia. Le scritte citate qui sopra sono riportate in un’infilata di manifesti di epoca fascista esposti sulle pareti di una stanza di passaggio tra due uffici comunali. Arredi a dir poco sorprendenti, se esposti ai nostri giorni, soprattutto perché privi di una anche minima contestualizzazione. Il video che mostra i manifesti incorniciati – Repubblica lo ha avuto da chi si trovava in municipio martedì 11 giugno – arriva a cavallo dello spoglio elettorale che a Prevalle ha decretato la riconferma del sindaco uscente, il leghista Damiano Giustacchini a capo della lista civica “Prevalle Centrodestra insieme”. Quarantatré anni, ingegnere, va detto che Giustacchini quei manifesti coi proclami mussoliniani, del podestà locale e del comando nazista, se li è in parte trovati quando è stato eletto al primo giro (cinque anni fa). Se li è trovati perché – e questa pare davvero la storia di un pasticcio dove ognuno, a prescindere dal punto di vista e dalla intenzioni, ci ha messo del suo – da quanto si ha avuto modo di apprendere almeno alcuni dei manifesti sono stati appesi in comune durante le passate amministrazioni di centrosinistra (sindaci Paolo Caterina e Luca Massardi).

Su input dell’ex assessore (e iscritto all’Anpi) Massimo Mattei, era venuta l’idea di appendere un paio di quei cartelli risalenti alla Rsi “a monito”: insomma a indicare gli orrori e le imposizioni fasciste nei confronti dei cittadini, in particolare dei lavoratori, durante l’occupazione nazista dell’Italia. Una scelta discutibile soprattutto perché i manifesti – se davvero l’intento era quello di mostrare alle nuove generazioni cosa fu il fascismo – andavano come minimo “contestualizzati” e “spiegati” con delle didascalie. Alle quali invece nessuno ha pensato. Così è stato negli anni scorsi. Poi però è successo che qualcuno ha voluto implementare quella esposizione, e con intenti non più critici ma dal sapore nemmeno troppo velatamente nostalgico. Risultato: di manifesti nazifascisti dell’epoca in Municipio ne sono spuntati altri. Alla guida del Comune c’era Amilcare Zilioli, ex sindaco di cui molto si parlo per il suo rifiuto di celebrare un’unione civile tra due uomini, e per la sua disponibilità ad ospitare in un parco di Prevalle il “Bigio” – il nominativo ufficiale è Era Fascista - la nota scultura in marmo di Carrara di Arturo Dazzi che raffigura appunto il fascismo, posta in origine in piazza della Vittoria a Brescia e rimossa nel 1945 quando venne trasferita in un magazzino comunale per poi essere restaurata – tra polemiche mai cessate – nel 2013 (le discussioni sul destino della statua sono tutt’ora in corso).

Ma torniamo ai manifesti mussoliniani esposti in Comune. Chi e perché ha voluto esporne altri, e sempre senza una minima spiegazione? Dell’ex sindaco Zilioli si è detto. Poi è venuto il leghista Giustacchini. Uno degli assessori di punta della giunta uscente – in pista alle ultime comunali e probabilmente riconfermato – è Adriano Filippa di FdI. Ha avuto voce in capitolo nei “nuovi” arredi della stanza che separa i due uffici? A Prevalle le polemiche forse sono solo all’inizio. “Se quelle scritte in bella mostra senza nessuna spiegazione storica in una sede istituzionale erano già ‘curiose’ prima, adesso sono ancora meno digeribili”, dice Lucio Pedroni di Anpi Brescia. “Chiediamo al sindaco e alla giunta di spiegare”.

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