L’abbraccio di Salvini e Le Pen a Bruxelles: “Fermiamo l’inciucio sul nome di Ursula”
dal nostro inviato Emanuele LauriaBRUXELLES — Hanno scelto lo stesso albergo che ospitò Donald Trump, un grattacielo a poche centinaia di metri dalla grande ruota panoramica, per tentare di lanciare la destra all’assalto delle istituzioni europee. C’erano tutti, i leader di Identità a democrazia, a partire da Marine Le Pen e Matteo Salvini, che nel pomeriggio nuvoloso e freddino di Bruxelles si sono incontrati per qualche minuto da soli e hanno poi aperto la riunione agli altri capi di partito: l’olandese Geert Wilders, il portoghese André Ventura, il ceco Tomio Okamura, l’austriaco Harald Vilimsky, Gerolf Annemans, il belga fiammingo Tom Van Grieken, il danese Morten Messerschmidt.
Quel che rimane, del summit dei sovranisti, è un siparietto finale in cui tutti i partecipanti prendono in giro Emmanuel Macron in francese e inglese, con Salvini che osserva smarrito e Le Pen che del presidente francese parla già al passato: «Ci mancherà...». Poco prima, l’assemblea si era aperta con un applauso proprio alla rappresentant…
BRUXELLES — Hanno scelto lo stesso albergo che ospitò Donald Trump, un grattacielo a poche centinaia di metri dalla grande ruota panoramica, per tentare di lanciare la destra all’assalto delle istituzioni europee. C’erano tutti, i leader di Identità a democrazia, a partire da Marine Le Pen e Matteo Salvini, che nel pomeriggio nuvoloso e freddino di Bruxelles si sono incontrati per qualche minuto da soli e hanno poi aperto la riunione agli altri capi di partito: l’olandese Geert Wilders, il portoghese André Ventura, il ceco Tomio Okamura, l’austriaco Harald Vilimsky, Gerolf Annemans, il belga fiammingo Tom Van Grieken, il danese Morten Messerschmidt.
Quel che rimane, del summit dei sovranisti, è un siparietto finale in cui tutti i partecipanti prendono in giro Emmanuel Macron in francese e inglese, con Salvini che osserva smarrito e Le Pen che del presidente francese parla già al passato: «Ci mancherà...». Poco prima, l’assemblea si era aperta con un applauso proprio alla rappresentante di Rassemblement national: «La speranza è che un’altra delegazione di Id, dopo Italia e Paesi Bassi, sia promossa al governo del proprio Paese», fa sapere la Lega.
Il mantra è «l’unità del centrodestra e nessuna apertura a sinistre ed ecofanatici». Significa che i rappresentanti della destra europea, compresa Le Pen, decidono di stare da una parte opposta rispetto a quella che è la maggioranza filo-atlantica e pro-Ue al momento più solida, la stessa che ha governato negli ultimi cinque anni con la guida della commissione di Ursula von der Leyen e che si avvia verso il bis. L’obiettivo è rompere il cordone sanitario che finora ha tenuto fuori dai vertici dell’Unione le frange più estreme. Secondo Salvini «i cittadini europei si sono espressi con grande chiarezza. Solo Macron e Von der Leyen non si sono accorti». Il vicepremier va oltre: «È una vergogna che Ursula e i suoi amici provino a costruire lo stesso inciucio, nonostante il voto molto chiaro». «Inciucio», dice proprio così il capo del Carroccio.
Ed è un altro segnale chiaro a Giorgia Meloni, che in questi giorni, al G7, parlerà con Macron e Scholz dei top jobs europei e che lunedì parteciperà, qui a Bruxelles, alla cena dei 27 capi di Stato e di governo che metterà la prima pietra su un negoziato che, al momento, vede sempre Ursula come favorita per la guida della Commissione. Una Meloni che intende prendere tempo prima di esporsi, puntando ad arrivare oltre le elezioni francesi che si terranno fra il 30 giugno e il 7 luglio.
I leader di Id, insomma, chiudono il conclave al venticinquesimo piano del “The hotel” con l’invito rivolto ai Conservatori a fare fronte comune. Di gruppo unico, per ora, non si parla. Anche perché la reazione di Ecr è fredda, non suscita entusiasmo: un’ipotesi del genere equivarrebbe a cedere a Le Pen lo scettro. Il gruppo europeo che fa capo a Meloni, d’altronde, è diviso al proprio interno anche sull’ingresso di Viktor Orbán: finlandesi, cechi, fiamminghi e svedesi non lo vogliono, i polacchi sono favorevoli e i Fratelli d’Italia restano neutri. «Diverse sensibilità», si minimizza in ambienti di FdI. Ma la sostanza è politica: Ecr continua a dibattersi fra una posizione di dialogo con i Popolari e quindi anche con la prossima Commissione e una più radicale, che consiste nel salto della barricata incoraggiato dalla speranza di avere una Francia guidata da Le Pen.
C’è una questione di numeri: pur trovando l’unità, l’asse popolari-Id-Conservatori non avrebbe la maggioranza. Anche se Identità e democrazia potrebbe rafforzarsi con il ritorno di Afd, il partito ultranazionalista tedesco messo alla porta alla vigilia delle Europee per le dichiarazioni negazioniste del capolista Maximilian Krah, poi espulso. Della riapertura ad Alternative fur Deutschland, che oggi conta 15 parlamentari, si è parlato, nel summit di ieri. Ma si è deciso di tornare ad affrontare l’argomento dopo il voto in Francia. Farebbe salire la consistenza di Id a 77 parlamentari. Ma potrebbe essere un ulteriore, nuovo, scivolamento di Id verso l’estrema destra.
Tentare di fare saltare il cantiere di Ursula, per i sovranisti di Le Pen e Salvini, rimane l’obiettivo, magari con l’aiuto di una parte di quei cento eletti che non hanno una collocazione nell’Europarlamento. Ma ai più, quella di Id continua a sembrare una mission impossible, se non un’operazione di facciata. Certamente, fra gli ulivi pugliesi, lontana dalla grigia Bruxelles, Meloni non può accettare l’invito. Almeno per ora.