“All’Italia un super-commissario”. Per incassare più deleghe la premier pensa a un tecnico
di Giuseppe ColomboRoberto Cingolani
(ansa)ROMA - Un commissario italiano su misura, con deleghe ampie e trasversali: dalla sicurezza all’industria. In alternativa la Difesa, che Ursula von der Leyen ha già promesso di elevare a nuovo portafoglio della Commissione europea. Ecco lo schema che Giorgia Meloni ha in mente per “monetizzare” il successo alle urne.
La prima opzione è quella preferita, raccontano fonti di governo di primo livello. Dunque un profilo ibrido, che parte dal “modello Breton”, il commissario al Mercato interno che si occupa anche di sicurezza (compresa la cyber) e Intelligenza artificiale, oltre che dell’attuazione del Fondo per la difesa. La tentazione è presentarsi alle trattative per la formazione della nuova compagine europea con la richiesta di allargare ulteriormente il perimetro delle competenze, attraverso un rimescolamento delle deleghe attuali. Insomma un incarico da super commissario, da affidare a un tecnico.
Su questo aspetto la premier è inamovibile: i ministri non si toccano, restano al loro …
ROMA - Un commissario italiano su misura, con deleghe ampie e trasversali: dalla sicurezza all’industria. In alternativa la Difesa, che Ursula von der Leyen ha già promesso di elevare a nuovo portafoglio della Commissione europea. Ecco lo schema che Giorgia Meloni ha in mente per “monetizzare” il successo alle urne.
La prima opzione è quella preferita, raccontano fonti di governo di primo livello. Dunque un profilo ibrido, che parte dal “modello Breton”, il commissario al Mercato interno che si occupa anche di sicurezza (compresa la cyber) e Intelligenza artificiale, oltre che dell’attuazione del Fondo per la difesa. La tentazione è presentarsi alle trattative per la formazione della nuova compagine europea con la richiesta di allargare ulteriormente il perimetro delle competenze, attraverso un rimescolamento delle deleghe attuali. Insomma un incarico da super commissario, da affidare a un tecnico.
Su questo aspetto la premier è inamovibile: i ministri non si toccano, restano al loro posto. Anche per evitare di trasformare la scelta del commissario in una contesa interna, quando al contrario il messaggio sbandierato all’indomani delle elezioni è stato quello dell’unità e del rafforzamento della maggioranza. Per questo scendono le quotazioni del ministro per il Pnrr Raffaele Fitto. E anche quelle di Giancarlo Giorgetti, nonostante il ministro dell’Economia, come anticipato da Repubblica, continui a pensare che il trasloco a Bruxelles sia la soluzione ideale per svincolarsi dalla Finanziaria austera. L’idea è sempre viva.
Tecnico e di fiducia, sono i requisiti del super commissario che Meloni avrebbe invece indicato in una serie di riunioni con alcuni dei suoi collaboratori più fidati a Palazzo Chigi. Il nome in testa alla preferenze è quello di Roberto Cingolani, l’ex ministro della Transizione ecologica del governo Draghi e ora amministratore delegato di Leonardo. L’esperienza maturata nella società pubblica che si occupa di difesa, aerospazio e sicurezza si incastra perfettamente con il profilo ibrido che si punta a incassare.
La stima nei confronti di Cingolani è forte e datata: appena arrivata a Chigi, la premier gli affidò il ruolo di advisor per l’energia con l’obiettivo di blindare l’intesa in Europa sul tetto al prezzo del gas. Sempre lei ha deciso il trasferimento a Leonardo, con l’appoggio di tutta la maggioranza. Un elemento che può tornare utile adesso, per la candidatura europea. Meloni e Cingolani non si sono sentiti, ma non è escluso un contatto già nelle prossime ore.
L’opzione del commissario alla Difesa registrerebbe invece una preferenza per la direttrice del Dis Elisabetta Belloni. Fiducia incondizionata nella “sherpa” scelta per il G-7, ma l’idea del super commissario trasversale convince di più. A casa. I conti, però, bisogna farli in Europa.
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