Marattin: “Io in campo per il dopo Renzi, ma il Terzo polo non riparte senza un passo di lato anche di Calenda”
di Gabriele BartoloniOnorevole Luigi Marattin, in autunno ci sarà il congresso di Italia Viva. Lei è già in campo per il dopo-Renzi?
Sì, ho annunciato l'intenzione di prendere parte a questa competizione. La fine del Terzo polo è stato un errore che studieranno sui manuali di scienza politica per livello di masochismo.
Addirittura?
Da lì in poi si è aperta una fase che si è conclusa con le elezioni europee di pochi giorni fa. Ora però è necessario creare le condizioni per far ripartire quel progetto.
È sicuro che Azione sia disponibile a riaprire un dialogo con Italia Viva?
La condizione fondamentale è che anche dall’altra parte ci sia la volontà di intraprendere un percorso analogo al nostro. Per essere chiari: finché la leadership di Azione sarà in mano a Carlo Calend…
Onorevole Luigi Marattin, in autunno ci sarà il congresso di Italia Viva. Lei è già in campo per il dopo-Renzi?
Sì, ho annunciato l'intenzione di prendere parte a questa competizione. La fine del Terzo polo è stato un errore che studieranno sui manuali di scienza politica per livello di masochismo.
Addirittura?
Da lì in poi si è aperta una fase che si è conclusa con le elezioni europee di pochi giorni fa. Ora però è necessario creare le condizioni per far ripartire quel progetto.
È sicuro che Azione sia disponibile a riaprire un dialogo con Italia Viva?
La condizione fondamentale è che anche dall’altra parte ci sia la volontà di intraprendere un percorso analogo al nostro. Per essere chiari: finché la leadership di Azione sarà in mano a Carlo Calenda temo che non ci saranno le condizioni per far ripartire quel progetto.
Dunque anche Calenda, come Renzi, dovrebbe fare un passo di lato?
Calenda è il leader di un partito diverso dal mio ed è buona educazione che non si metta bocca nelle questioni interne ad un'altra forza politica. Ma se mi si chiede se è possibile far ripartire o meno il Terzo polo senza che Calenda metta da parte la sua leadership, io rispondo di no.
Perché il Terzo polo è naufragato?
Perché è mancata la fiducia. Però vorrei finirla con l’analisi della sconfitta, ora è tempo di guardare al futuro.
Serve una costituente dei riformisti?
Una costituente implica lo scioglimento dei partiti protagonisti di questa area, ma mi pare che Azione non sia interessata a un percorso del genere. Una seconda via potrebbe essere quella di un percorso dal basso. Questa è la strada più percorribile visto che non ritengo che al momento ci siano le condizioni per una fase costituente. Azione ha perfino rifiutato di fare una lista unitaria per le Europee. È evidente che al momento questa leadership non abbia intenzione partecipare ad un processo più ampio.
Qual è il perimetro dell'area riformista?
Mettiamola così: chi pensa che la soluzione dell’Italia sia più deficit e più spesa, se ne può stare a sinistra. Chi pensa che la soluzione sia meno mercato, meno concorrenza a meno Europa, può rimanere benissimo a destra. L'approccio da seguire non deve essere quello della simpatia dei leader ma dell'idea di società che si ha in testa.
In quale schieramento dovrebbe collocarsi il ‘nuovo Terzo polo’?
Il bipolarismo Italiano è trainato dai populisti. Penso al M5S e all’ala pro-Schelin del Pd. Ma anche alla destra contraria al Mes di Borghi e Bagnai. Per questo è necessario costruire una casa diversa, autonoma da questi due estremi.
In un sistema bipolare, come quello uscito dalle Europee, non si rischia di rimanere schiacciati?
Non possiamo neanche prendere in giro gli italiani alleandoci con chi ha idee completamente diverse dalle nostre. Gli astensionisti sono aumentati in maniera proporzionata perché negli ultimi anni si è voluto mettere insieme il diavolo e l’acqua santa. Serve coerenza.
Non solo in Italia, anche in Francia l’area liberal democratica guidata da Macron non pare essere molto appetibile per l’elettorato.
Va detto che Macron ha già vinto le elezioni due volte. Certo, il risultato delle europee ha premiato Le Pen, ma il sistema elettorale (un maggioritario a doppio turno, ndr) finirà per agevolare i moderati.