Bagarre sulle riforme in Aula. Sospesi 11 deputati, è scontro. L’opposizione: uniti in piazza
di Matteo Pucciarelli e Giovanna VitaleLa misura è colma. Contro la protervia della destra, decisa ad approvare a colpi di maggioranza le riforme su premierato e autonomia, derubricando a semplici «disordini» le violenze fisiche e verbali compiute nell’aula della Camera da alcuni deputati di Lega e FdI, il centrosinistra si scopre unito e si dà appuntamento martedì pomeriggio in piazza Santi Apostoli a Roma per protestare contro «il clima di intimidazioni continue» che «tengono in ostaggio il Paese».
È la prima volta che il Pd di Elly Schlein, il M5S di Giuseppe Conte, Avs del duo Fratoianni-Bonelli e +Europa di Riccardo Magi promuovono un’iniziativa comune, aperta anche ad Azione (che manderà una delegazione), a Italia viva e a tutte le forze civiche e sociali. A riprova della necessità di ricompattarsi contro un governo che «sta forzando la mano e prova a minare le basi democratiche della nostra Costituzione», si legge nel comunicato congiunto che annuncia la manifestazione. Spiega la segretaria dem: «Ci ritrovere…
La misura è colma. Contro la protervia della destra, decisa ad approvare a colpi di maggioranza le riforme su premierato e autonomia, derubricando a semplici «disordini» le violenze fisiche e verbali compiute nell’aula della Camera da alcuni deputati di Lega e FdI, il centrosinistra si scopre unito e si dà appuntamento martedì pomeriggio in piazza Santi Apostoli a Roma per protestare contro «il clima di intimidazioni continue» che «tengono in ostaggio il Paese».
È la prima volta che il Pd di Elly Schlein, il M5S di Giuseppe Conte, Avs del duo Fratoianni-Bonelli e +Europa di Riccardo Magi promuovono un’iniziativa comune, aperta anche ad Azione (che manderà una delegazione), a Italia viva e a tutte le forze civiche e sociali. A riprova della necessità di ricompattarsi contro un governo che «sta forzando la mano e prova a minare le basi democratiche della nostra Costituzione», si legge nel comunicato congiunto che annuncia la manifestazione. Spiega la segretaria dem: «Ci ritroveremo in piazza per difendere l’unità nazionale contro l’autonomia e il premierato. C’è un serio problema quando si comincia ad assistere a ripetute aggressioni verbali e fisiche», incalza Schlein. «Ricordo che hanno iniziato intimando il silenzio alla nostra capogruppo Chiara Braga, dicendole di stare zitta; hanno continuato facendo per tre volte il simbolo della Decima Mas; hanno proseguito con l’aggressione squadrista a danno del deputato 5S Leonardo Donno. Questo non è un clima in cui si può lavorare in Parlamento e si sta dando un pessimo spettacolo al Paese».
Quella di ieri in aula, sia alla Camera sia al Senato, è stata un’altra giornata di tensione. Tutto a causa del tentativo del centrodestra di minimizzare lo scempio consumato mercoledì a Montecitorio. «Disordini» c’è scritto nel verbale approvato dalla maggioranza, fra le proteste delle opposizioni. «Hanno sdoganato il diritto a fare a botte in Parlamento, scrivendolo nero su bianco», accusa il dem Arturo Scotto. Un riduzionismo che a sera, dopo aver visionato i filmati e sentito i deputati coinvolti, porta l’Ufficio di presidenza guidato dal leghista Fontana a punire sia gli aggressori (in testa Igor Iezzi, 15 giorni di sospensione) sia gli aggrediti (vedi Donno, che ne prende 4 senza neppure essere sentito). Undici sospesi in totale, inclusi i quattro dem che «hanno reagito per difendere le istituzioni e condannare i gesti fascisti», denuncia Andrea Orlando.
Tutti sanzionati grazie al renziano Roberto Giachetti e a Benedetto Della Vedova (+Europa) che si sono uniti alla maggioranza, mentre Pd, M5S e Avs hanno votato no. Furibondo il segretario d’aula dem Stefano Vaccari: «Come si può paragonare Stumpo, che ha fatto volare una sedia, ai picchiatori di Donno, sospeso anche lui pur avendo preso le botte?». Rincara il capogruppo 5S Francesco Silvestri: «Questa equiparazione crea un precedente molto pericoloso».
Nel frattempo pure Palazzo Madama ribolle. Durante la discussione sul premierato le senatrici del centrosinistra occupano i banchi del governo, mentre il grillino Stefano Patuanelli esibisce il tricolore, cantando l’inno di Mameli. A Montecitorio, invece, la colonna sonora è ancora una volta Bella Ciao, accompagnata dal grido «Fuori i fascisti dal Parlamento» in risposta alle provocazioni del vicesegretario della Lega Andrea Crippa. Il quale al mattino aveva contributo a surriscaldare gli animi: «Il comunismo ha fatto migliaia di morti. Bella Ciao richiama il comunismo e quindi cantare il comunismo in aula richiama un periodo tragico, nero, oscuro della storia», il ragionamento del ventriloquo di Matteo Salvini. «È un po’ peggio che rievocare la Decima, che era un corpo di incursori della Marina». Parificare nazismo e comunismo è un vecchio artificio retorico della destra, qui tuttavia spinto al punto da parteggiare per chi collaborò col Terzo Reich. Pronunciate in discolpa del collega Domenico Furgiuele, che il giorno prima aveva mimato la X per sfregiare il canto della Resistenza intonato dai deputati del Pd.
Una bagarre proseguita per tutto il giorno, fra sedute sospese e tricolori sventolati dalle opposizioni, che hanno più volte abbandonato l’aula. Tranne le forze centriste, che hanno preferito non partecipare alla protesta. E martedì, giorno del via libera a premierato e autonomia, si ricomincia. In Parlamento e in piazza.