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Botte alla Camera, crisi di nervi a destra. Rivolta FI sull’Autonomia. E FdI accusa la Lega di sabotare il governo

Il meloniano Foti: “Così non approviamo nulla” La Russa: “Sembra un harakiri”. Malumori per la gestione d’Aula di Fontana e Calderoli
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Perfino dentro FdI sono irritati, per il parapiglia dell’altro ieri alla Camera. Ce l’hanno coi leghisti, che l’hanno innescato. Ma anche i “Fratelli” che hanno preso parte alla canea vengono giustificati solo in parte: «Sono stati ingenui», è la versione gentile del rimbrotto. Di sicuro Giorgia Meloni quelle scene, rimbalzate sulla Cnn all’apertura del G7 brindisino, non le avrebbe volute vedere. Ne ha parlato l’altro ieri, al telefono, col capogruppo Tommaso Foti. Il quale ha ripetuto il messaggio agli interessati di mattina: «Evitate le provocazioni». A far capire quali siano gli umori nel partito della fiamma sono le parole del presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Non importa di chi è la colpa, ma anziché far vedere l’Italia conscia del proprio ruolo mentre c’è il G7, stiamo dando un’immagine peggiore di quella che diamo normalmente. Mi sembra un harakiri». Anche il capogruppo al Senato, Lucio Malan, pressato dall’opposizione ammette: «Tutti noi condanniamo i gesti violenti».…

Perfino dentro FdI sono irritati, per il parapiglia dell’altro ieri alla Camera. Ce l’hanno coi leghisti, che l’hanno innescato. Ma anche i “Fratelli” che hanno preso parte alla canea vengono giustificati solo in parte: «Sono stati ingenui», è la versione gentile del rimbrotto. Di sicuro Giorgia Meloni quelle scene, rimbalzate sulla Cnn all’apertura del G7 brindisino, non le avrebbe volute vedere. Ne ha parlato l’altro ieri, al telefono, col capogruppo Tommaso Foti. Il quale ha ripetuto il messaggio agli interessati di mattina: «Evitate le provocazioni». A far capire quali siano gli umori nel partito della fiamma sono le parole del presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Non importa di chi è la colpa, ma anziché far vedere l’Italia conscia del proprio ruolo mentre c’è il G7, stiamo dando un’immagine peggiore di quella che diamo normalmente. Mi sembra un harakiri». Anche il capogruppo al Senato, Lucio Malan, pressato dall’opposizione ammette: «Tutti noi condanniamo i gesti violenti».

[Ma è in Transatlantico che i crucci dei meloniani vengono a galla. E nel mirino finisce non solo l’opposizione che «ci stuzzica da giorni», ma anche la Lega. Tra gli eletti di FdI tanti sospettano che dietro le tensioni ci sia una strategia di Matteo Salvini per offuscare Meloni padrona di casa del G7. ««La conduzione dell’aula da parte del presidente Lorenzo Fontana è troppo molle. Ma vi pare normale che prima della scazzottata, il ministro Calderoli non abbia mai preso la parola per difendere nel merito l’autonomia? – ragiona un deputato di FdI mentre parla con un collega azzurro – e vi pare normale che né il capogruppo Molinari né Salvini abbiano detto una parola, anche internamente, per calmare i loro? Anzi, stamani arriva Crippa e rilancia sulla X Mas per far ripartire la giostra». Foti, a domanda sui malumori anti Lega, risponde secco: «Il vero tema è che si dovrebbero approvare i provvedimenti e anche per colpa della maggioranza, non solo della Lega, ciò non accade».

Ma è Forza Italia il partito che vive le ore più tribolate. Non tanto per il tentato pestaggio ai danni del 5 Stelle Donno, da cui comunque Antonio Tajani si è smarcato - «non ho parole, la Camera non è un ring, nessuno di FI ha partecipato» - ma proprio per l’oggetto del ddl, l’Autonomia, diventata materia incandescente. Come raccontato da Repubblica ieri, Roberto Occhiuto, vicesegretario di FI e governatore della Calabria, mercoledì in una riunione interna ha chiesto a Tajani di schierare gli azzurri contro la riforma. E di cassarla in Aula. Anche nelle ultime ore, riservatamente, il vice di FI ha chiesto quantomeno di «modificare» il testo tramite emendamenti, «per migliorarlo». Ma così facendo, il disegno di legge tornerebbe al Senato e salterebbe l’approvazione finale. «Salvini non lo accetterebbe, cadrebbe il governo», è lo scudo che prova a opporre faticosamente Tajani ai suoi. Non è solo dalla Calabria che arrivano i mugugni. Pure i forzisti della Campania sono in subbuglio. «Per l’Autonomia abbiamo già preso meno voti al Sud, alle Europee. E in Campania si vota tra un anno e mezzo», ha spiegato nella stessa riunione Fulvio Martusciello, coordinatore regionale e capodelegazione di FI in Ue. Uno sfogo acceso, ma ragionato, raccontano diverse fonti presenti. Anche se l’europarlamentare ufficialmente si dice fiducioso «nelle scelte che farà il segretario».

Il Pd si è già attivato, per aprire una crepa nella maggioranza. Marco Sarracino, responsabile Sud di Schlein, da due giorni invita i colleghi di FI a seguire «le indicazioni di Occhiuto». Ma Tajani ha fatto capire che non può permettersi strappi. Le prese di distanza ci saranno, ma solo a livello di forma. Con dichiarazioni come quelle di ieri: «Tuteleremo le regioni del Sud - è la promessa - presenteremo gli ordini del giorno, uno ricalcherà quello approvato in Calabria». E appunto tramite Odg. I forzisti ne presenteranno tre: due per chiedere «garanzie sui Lep», i livelli essenziali di prestazione. E un terzo per «valutare l’impatto delle materie “non Lep”», cioè quelle che potrebbero essere devolute subito alle Regioni, «prima di procedere alle intese». Ma gli Odg hanno un valore simbolico. Il governo non ha alcun vincolo a rispettarli. Per tornare allo sfogo di Occhiuto dell’altro ieri, «valgono come la carta igienica».

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