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Da Tamajo a Topo, i re mida del voto al Centrosud pronti a presentare il conto ai partiti

Da sinistra: Tamajo, Martusciello, Topo 
Semisconosciuti a livello nazionale, ma capaci di calamitare consensi sui territori: i loro exploit hanno condizionato l’esito delle Europee
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ROMA - Non li hanno visti arrivare da Roma in su, ma chi conosce bene i territori del Centro e del Sud non è rimasto sorpreso da certi exploit elettorali in queste Europee. Candidati semi sconosciuti sul piano nazionale che dal basso hanno ricevuto decine di migliaia di voti: senza molto clamore e in alcuni casi senza che si ricordi un discorso "politico” degno di questo nome né nelle istituzioni locali né nelle piazze che hanno riempito che nemmeno uno spillo riusciva a cadere.

A Palermo si è fermata l’intera borgata di Mondello per festeggiare le 121 mila preferenze ottenute da Edy Tamajo, detto “Edmondo Tamajo detto Tamaio, detto Di Maio, detto Edy, detto Edi, detto Eddy Edy”, come si leggeva nelle liste. In Transatlantico alcuni deputati leghisti chiedevano nei giorni sc…

ROMA - Non li hanno visti arrivare da Roma in su, ma chi conosce bene i territori del Centro e del Sud non è rimasto sorpreso da certi exploit elettorali in queste Europee. Candidati semi sconosciuti sul piano nazionale che dal basso hanno ricevuto decine di migliaia di voti: senza molto clamore e in alcuni casi senza che si ricordi un discorso "politico” degno di questo nome né nelle istituzioni locali né nelle piazze che hanno riempito che nemmeno uno spillo riusciva a cadere.

A Palermo si è fermata l’intera borgata di Mondello per festeggiare le 121 mila preferenze ottenute da Edy Tamajo, detto “Edmondo Tamajo detto Tamaio, detto Di Maio, detto Edy, detto Edi, detto Eddy Edy”, come si leggeva nelle liste. In Transatlantico alcuni deputati leghisti chiedevano nei giorni scorsi lumi ai colleghi azzurri: “Ma chi è e come ha fatto?”.

Tamajo in Sicilia, ma a Palermo soprattutto, è considerato il nuovo re mida del consenso, un Totò Cuffaro elegante e dal fisico asciutto che è amico di tutti e risponde a tutti per risolvere problemi grandi, piccoli e medi. Il giorno di Natale è in strada a parlare con i commercianti, il 15 agosto lo trovi sotto la calura estiva che cammina per Mondello e incontra negozianti e bagnanti. Riceve tutte le domeniche in un bar a due passi dallo stadio, il suo ufficio aggiunto. Non si ferma mai e non si stanca mai e alla fine raccoglie messe di voti. Ex amico di Gianfranco Micciché, che con Grande Sud lo porta per la prima volta all’Ars, è grande amico dell’ex ministro Salvatore Cardinale che lo ha candidato in una sua lista nel 2012 per sostenere Rosario Crocetta. Sinistra, destra, centro: lui prende ventimila voti a Palermo fissi.

Oggi è alleato con il governatore Renato Schifani ed è il vero “padrone” del consenso in Forza Italia, primo partito in Sicilia grazie a lui e al suo “rivale” sull’altra sponda siciliana: Marco Falcone che ha ottenuto 100 mila preferenze. Quest’ultimo assessore regionale dal 2017, amico di Maurizio Gasparri, nei Comuni attorno all’Etna lo conoscono tutti (tutti davvero). Stile sobrio, ambizioni politiche guardando più a Roma che a Bruxelles, arriva da una esperienza di destra come Gasparri e si è trovato meglio con il governatore ex missino Nello Musumeci che con Schifani. Dei 355 mila voti presi in Sicilia dal partito, due terzi hanno il marchio Tamajo-Falcone.

Ma in casa azzurra un altro boom elettorale è stato quello del campano Fulvio Martusciello, 97 mila preferenze: fedelissimo di Tajani, eurodeputato uscente, ha voluto che la campagna nazionale dei berlusconiani con tanto di balletto boomer si concludesse nella sua Napoli. In Campania il partito non ha fatto i numeri della Sicilia, e nemmeno della Calabria dove il governatore Roberto Occhiuto ha sostenuto con forza la sua vice, Giuseppina Pinci che ha incassato oltre 80 mila voti: il presidente della Calabria ha già rivendicato il suo successo con il segretario Tajani chiedendo adesso di non votare più l’autonomia differenziata che “qui al Sud non si regge più”. E Tajani sa bene che il sorpasso sulla Lega lo deve soprattutto alle calamite del voto azzurro da Roma in giù: calamite che chiederanno il conto.

Restando nella circoscrizione meridionale, un ottimo risultato in casa Fratelli d’Italia lo ha registrato Alberico Gambino 92.441 voti. Fedelissimo del viceministro Edmondo Cirielli, ex sindaco di Pagani in provincia di Salerno, è il re dell’agronocerino. La sua compagna di partito, la presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo lo ha dovuto mettere nella lista degli impresentabili per lo scioglimento del suo Comune Pagani nel 2012 per mafia. Lui comunque nel 2022 è stato assolto da accuse pesantissime e ha fatto anche i domiciliari. “Una liberazione da un processo lungo dieci anni” ha detto, protestando poi duramente per l’inserimento tra gli “impresentabili” in questa tornata elettorale. Gambino comunque non ha perso il contatto con il territorio e il risultato elettorale lo dimostra, diciamo. In casa FdI, ma nella circoscrizione Centro, un ottimo risultato è stato quello di Nicola Procaccini, capo delegazione FdI a Bruxelles e pupillo di Giorgia Meloni: ma in questo caso tutto il partito nel Lazio soprattutto era schierato in suo sostegno.

La Lega oltre al generale Roberto Vannacci al Sud ha puntato molto sull’ex forzista, e lui si da anni calamita del voto, Aldo Patricello: mister 80 mila preferenze, come lo chiamano da decenni per i successi elettorali in Forza Italia eletto quattro volte in Parlamento e nel 2019 a Bruxelles, questa volta si è “fermato” a quota 71.556 (solo duemila voti in meno di Vannacci). Il cambio di partito non ha inciso molto. Lui, titolare di una ventina di strutture sanitarie Molise e Abruzzo, potrà sempre contare sul pacchetto da migliaia di consensi.

Ma in queste Europee anche il Pd ha potuto contare su ras del consenso non molto conosciuti, ma molto affidabili. In Campania per i dem Raffaele Topo ha 127.788: “Era ovunque”, ha detto il suo rivale a Napoli da sempre, il segretario di FdI Marco Nonno. Sostenuto solo in parte, e i maligni dicono non molto, anche dal governatore Vincenzo De Luca, Topo, ex democristiano, ex sindaco di Villaricca, da oltre venti anni si divide tra il ruolo di consigliere regionale e quello di deputato. Eletto alla Camera nel 2018, quando usciva da Montecitorio prendeva sempre il treno per tornare a Napoli. Non ha mai dormito a Roma perché il legame con il consenso si coltiva giorno per giorno e lui non ha mancato mai un appuntamento per ascoltare, risolvere un problema, parlare con elettore. Il risultato è che da almeno venti anni lui raccoglie migliaia di voti e, come sanno bene i dem campani, potrebbe spostarli anche in altri partiti se gli gira il naso. Non lo farà, avendo un ottimo rapporto a livello nazionale con l’area riformista di Lorenzo Guerini e Stefano Bonaccini.

Ma che sia chiaro: le calamite del voto restano tali anche se cambiano casacca e da Tajani a Meloni, da Salvini a Schlein, i leader lo sanno, eccome.

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