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G7, il documento finale: battaglia tra leader sui diritti Lgbtq+. L’ok nel testo finale: “Siano protetti”

Manca la parola aborto ma c’è un richiamo alla “Dichiarazione di Hiroshima”
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BARI - La parola “aborto” non c’è, il riconoscimento delle prerogative della comunità Lgbt sì. Quando il sole cala dietro gli ulivi secolari di Borgo Egnazia, e i leader attendono il Papa che arriva per la foto di famiglia a bordo di una macchinetta da golf, gli sherpa del G7 limano ancora la dichiarazione finale del vertice: 135 mila parole scritte per esprimere un punto di caduta su temi delicatissimi come la lotta ai trafficanti di esseri umani e le guerre, con l’invito alla tregua olimpica. Ma l’intesa più difficile, fino all’ultimo, è quella sui diritti: un campo di battaglia su cui, a colpi di fioretto, combattono i governi a guida riformista di Usa, Francia e Germania e le destra conservatrice di Giorgia Meloni. E complessivamente, su questo fronte, il vertice dei Grandi non produce un avanzamento.

BARI - La parola “aborto” non c’è, il riconoscimento delle prerogative della comunità Lgbt sì. Quando il sole cala dietro gli ulivi secolari di Borgo Egnazia, e i leader attendono il Papa che arriva per la foto di famiglia a bordo di una macchinetta da golf, gli sherpa del G7 limano ancora la dichiarazione finale del vertice: 135 mila parole scritte per esprimere un punto di caduta su temi delicatissimi come la lotta ai trafficanti di esseri umani e le guerre, con l’invito alla tregua olimpica. Ma l’intesa più difficile, fino all’ultimo, è quella sui diritti: un campo di battaglia su cui, a colpi di fioretto, combattono i governi a guida riformista di Usa, Francia e Germania e le destra conservatrice di Giorgia Meloni. E complessivamente, su questo fronte, il vertice dei Grandi non produce un avanzamento.

La presidente del Consiglio, alle 21, manda un video in cui, davanti alle bouganvillee pugliesi, ringrazia i partecipanti chiamandoli per nome e si dice soddisfatta: «Siamo stati al centro del mondo. Avevamo una grande responsabilità ma ancora una colta - dice Meloni - l’Italia ha stupito».

I diritti Lgbt

Lo scontro finale si consuma in mattinata. L’agenzia di stampa americana Bloomberg fa sapere che nelle conclusioni del summit c’è un passo indietro nella tutela delle comunità arcobaleno. Secca smentita di Palazzo Chigi, che dopo le polemiche sull’aborto ormai immagina manovre di disturbo franco-americane sul G7 a regia Meloni. Poi arriva la bozza definitiva: i leader, è scritto, esprimono «forte preoccupazione per la riduzione dei diritti delle donne, delle ragazze e delle persone Lgbtqia+ in tutto il mondo, in particolare in tempi di crisi». Si condannano fermamente «tutte le violazioni e gli abusi». Il G7 riafferma quindi «l’impegno per l’uguaglianza di genere». Ma rispetto alle conclusioni del precedente vertice di Hiroshima spariscono i riferimenti a «identità di genere» e «orientamento sessuale».

L’aborto

A sparire, dal documento, è anche il termine “aborto”. Dopo le polemiche di giovedì si trova una mediazione gradita anche a Biden: vengono “reiterati” gli impegni presi a Hiroshima, l’anno scorso, «per un accesso universale, adeguato e sostenibile ai servizi sanitari per le donne, compresi i diritti alla salute sessuale e riproduttiva per tutti». Il riferimento all’aborto era invece esplicito negli impegni del comunicato finale del vertice giapponese.

Il sostegno a Kiev

Con un’affermazione che per qualcuno è una traslazione del “Whatever it takes” di Mario Draghi, i Grandi si impegnano ad appoggiare il Paese di Zelensky «per tutto il tempo necessario». Sono le parole che incoraggiano il presidente ucraino, ospite defilato del summit, poco lontano da Borgo Egnazia. Mosca, è scritto nel documento, deve «porre fine alla sua guerra illegale di aggressione e pagare per i danni che ha causato all’Ucraina». Vengono messi nero su bianco i 50 miliardi disponibili dai profitti generati dagli asset russi congelati. I leader statuiscono di aumentare gli sforzi per ostacolare «lo sviluppo di futuri progetti energetici» e continuare a ridurre le entrate della Russia dai metalli.

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Pressing sulla Cina

C’è una stoccata inequivoca alla Cina, invitata a fermare il suo aiuto alla Russia. I rappresentanti del G7 annunciano che amplieranno lo spettro delle sanzioni per colpire le imprese e le banche, anche in Cina, che stanno aiutando Mosca ad aggirare le limitazioni sui beni e le tecnologie usate nella produzione di armi. Poi l’alert sulle politiche commerciali di Pechino, che stanno portando «a distorsioni del mercato e nei tassi di crescita minando lavoratori, industrie e la nostra resilienza e sicurezza economica».

Il Medioriente

I Paesi del G7 sono «uniti nel supporto» a un accordo per che garantisca un cessate il fuoco immediato nella striscia di Gaza, il rilascio degli ostaggi israeliani e «una via credibile per la pace che porti alla soluzione dei due Stati». Nel documento si chiede «una crescita significativa dell’assistenza umanitaria» alla popolazione palestinese vittima del conflitto. E c’è un monito su Rafah: «Siamo profondamente preoccupati per le operazioni di terra in corso a Rafah e per la possibilità di un’offensiva militare su ampia scala che avrebbe conseguenze terribili per i civili. Il governo di Israele si astenga da un’offensiva del genere».

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Migranti e Piano Mattei

I due punti più importanti, per Giorgia Meloni. La premier riesce a far inserire nel documento conclusivo la lotta ai trafficanti di esseri umani. I leader lanciano «la coalizione del G7» per contrastare il fenomeno e mettono per iscritto l’importanza del partenariato «con i Paesi di origine e di transito». Meloni ottiene anche il riconoscimento del Piano Mattei varato dall’Italia per lo sviluppo dei Paesi terzi: il G7 lo «accoglie con favore». E pazienza se fra le cause dell’immigrazione i Grandi includono il cambiamento climatico, argomento sul quale la destra spesso ironizza: «È un moltiplicatore di rischi», sentenzia il consesso dei leader mondiali.

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