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“Tu con chi starai?”: al G7 Biden interpella Meloni sull’avanzata della destra in Ue

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Il governo italiano frena sul 2% alla Nato: “Non abbiamo le risorse”
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BARI — Vuole comprendere i nuovi equilibri continentali e i potenziali rischi, dopo l’avanzata dell’ultra destra filo russa in Europa. A colloquio con Giorgia Meloni, Joe Biden si informa di cosa sta accadendo. E le chiede conto dei prossimi passi, preoccupato essenzialmente da due scenari. Il primo: la vittoria in Germania e Francia dell’Afd e Rn, che tradizionalmente intrattengono legami solidi con il Cremlino. Il secondo: la capacità dell’Italia di garantire il posizionamento atlantico. Non è un dubbio senza fondamento, perché il riavvicinamento tra la premier e Marine Le Pen è stato notato, studiato, segnalato. E poi, pesa sempre il fattore Salvini: governare un Paese con il leghista è di per sé un dettaglio che non lascia tranquilli gli Usa.

BARI — Vuole comprendere i nuovi equilibri continentali e i potenziali rischi, dopo l’avanzata dell’ultra destra filo russa in Europa. A colloquio con Giorgia Meloni, Joe Biden si informa di cosa sta accadendo. E le chiede conto dei prossimi passi, preoccupato essenzialmente da due scenari. Il primo: la vittoria in Germania e Francia dell’Afd e Rn, che tradizionalmente intrattengono legami solidi con il Cremlino. Il secondo: la capacità dell’Italia di garantire il posizionamento atlantico. Non è un dubbio senza fondamento, perché il riavvicinamento tra la premier e Marine Le Pen è stato notato, studiato, segnalato. E poi, pesa sempre il fattore Salvini: governare un Paese con il leghista è di per sé un dettaglio che non lascia tranquilli gli Usa.

È soprattutto un tema di garanzie che Meloni può offrire, nel corso di un incontro durato quaranta minuti. Che valgono ancora di più in questa fase, con lo spettro di Donald Trump alle porte. Nessuno, nell’amministrazione, sottovaluta la “corte” che il vicepremier leghista porta avanti da mesi verso il candidato repubblicano. La presidente del Consiglio cerca ovviamente di rassicurare l’interlocutore, ricordando quanto fatto finora: un’adesione solida alle ragioni dell’alleanza che le ha garantito un filo diretto con Biden. Meloni ribadisce il sostegno a Kiev contro la «guerra di aggressione di Putin». E prova a rasserenare i rapporti anche sul fronte degli aiuti che Roma deve destinare all’Ucraina. «Ci saranno sforzi comuni, anche finanziari», giura, in vista del prossimo vertice Nato a Washington dal 9 all’11 luglio.

Meloni: "Accordo al G7 su asset russi, non e' una confisca"

Eppure, non tutto torna. Ad esempio, sul fronte delle risorse finanziarie destinate alle spese militari l’Italia non riesce a inviare segnali graditi alla Nato: la quota di Pil resterà sotto il 2% su cui si sono impegnati tutti i partner. Ma va anche peggio. A Borgo Egnazia risuonano le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, che mette in prosa i pensieri – e i problemi – di Meloni: «Il pacchetto da 40 miliardi all’anno per l’Ucraina – dice al termine della riunione ministeriale dell’Alleanza - è un discorso posticipato. L’Italia ha detto che non è d’accordo a un impegno di questo tipo, che avrebbe significato per noi 3,5 miliardi all’anno aggiuntivi. Già facciamo difficoltà ad arrivare al 2%. Quando lo raggiungeremo, discuteremo di ulteriori investimenti». Proprio l’asticella del 2% è oggetto della distanza tra la premier e la Casa Bianca, come conferma sempre Crosetto: «Quasi tutti i Paesi della Nato si impegnano ad aumentare oltre il 2% la spesa militare. Ho ribadito la difficoltà dell’Italia, collegata ai vincoli del patto di stabilità europeo». Insomma, Palazzo Chigi chiede a Bruxelles di scorporare quelle spese, per ora senza esito. E non si capisce come fronteggerà l’esborso della quota con cui contribuirà ai 25 miliardi di dollari del prestito all’Ucraina legati agli asset russi. Non è dettaglio, se si considera anche un altro terreno su cui Roma continua a tenersi un passo indietro rispetto agli Stati Uniti e agli altri partner: il via libera a colpire obiettivi oltre il confine russo con missili a media gittata. Per Washington, è possibile solo contro target a ridosso della linea del fronte Est. Per Meloni non è il momento, unica a negare l’autorizzazione tra i big. La discussione è entrata anche nel dibattito a porte chiuse dell’altro ieri. E la premier, nonostante la distanza da Biden, Macron e Scholz, ha ribadito il suo veto.

Ma a rovinare il secondo giorno di lavori è stato anche un altro dossier: quello dei diritti Lgbtq. Nel chiuso del bilaterale, Biden chiarisce che l’opzione di approvare un testo senza neanche menzionarli non è considerata praticabile. Per il leader dem, è un terreno su cui si gioca la campagna elettorale contro Trump, al pari dell’aborto. E se sull’interruzione volontaria di gravidanza la Casa Bianca si accontenta del richiamo alle conclusioni del summit di Hiroshima – senza citazione - su questo fronte il presidente chiarisce la linea: nessuno può sbianchettare quelle righe senza incorrere nel veto statunitense. Alla fine, la pressione ha un parziale effetto: almeno la parola Lgbtq torna nella bozza. E a quel punto Biden dà il via libera a menzionare il Piano Mattei con la Partnership for global Infrastructure and Investment.

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