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Crepe con gli alleati e la sfida sui diritti. Le ombre del vertice del G7 sul futuro di Giorgia Meloni

All’attivo va la firma sugli asset russi e la visita del Papa. Ma pesa il braccio di ferro sull’aborto
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FASANO (Brindisi) — «Non sono riusciti a rovinare questo G7», esulta a fine lavori indossando i panni della donna forte della destra d’Occidente. Giorgia Meloni stamattina non lascia la masseria e i prati verdi di Borgo Egnazia da leader indebolita e ridimensionata. Ma nemmeno rafforzata sullo scacchiere europeo e internazionale. Ecco perché il summit non è stato il trionfo vantato dalla padrona di casa.

Il risultato più importante raggiunto dal vertice è lo stanziamento da 50 miliardi di dollari destinato all’Ucraina «per la sua libertà e per la sua ricostruzione», sfruttando le entrate straordinarie dei beni sovrani russi (i cosiddetti asset) immobilizzati dopo l’invasione. Bene, plauso della presidente del Consiglio. Ma la soluzione veniva sollecitata con una certa insistenza, e da mesi, dall’amministrazione americana, in cerca di una collaborazione finanziaria dei partner nel sostegno a Kiev. L’accordo, non a caso, era allo studio dell’Unione europea da diverse settimane. All…

FASANO (Brindisi) — «Non sono riusciti a rovinare questo G7», esulta a fine lavori indossando i panni della donna forte della destra d’Occidente. Giorgia Meloni stamattina non lascia la masseria e i prati verdi di Borgo Egnazia da leader indebolita e ridimensionata. Ma nemmeno rafforzata sullo scacchiere europeo e internazionale. Ecco perché il summit non è stato il trionfo vantato dalla padrona di casa.

Il risultato più importante raggiunto dal vertice è lo stanziamento da 50 miliardi di dollari destinato all’Ucraina «per la sua libertà e per la sua ricostruzione», sfruttando le entrate straordinarie dei beni sovrani russi (i cosiddetti asset) immobilizzati dopo l’invasione. Bene, plauso della presidente del Consiglio. Ma la soluzione veniva sollecitata con una certa insistenza, e da mesi, dall’amministrazione americana, in cerca di una collaborazione finanziaria dei partner nel sostegno a Kiev. L’accordo, non a caso, era allo studio dell’Unione europea da diverse settimane. All’attivo del G7 va giusto la sigla dell’intesa: era questo il tavolo più appropriato, al di là di chi lo presiedesse. L’Italia, per il momento, così come gli altri Paesi, anticiperà un pacchetto di alcuni miliardi nella speranza che poi venga rimborsato con gli interessi nell’arco di un decennio.

Punto due. Il rapporto col presidente americano Joe Biden, a fine mandato e proiettato sullo scontro finale con Trump, resta solido. Ma forse meno che in passato. Se nel bilaterale di venerdì il presidente americano ha chiesto a Giorgia Meloni cosa stesse accadendo nel Vecchio Continente dopo le Europee, dopo l’avanzata della destra, e come si collochi in questo contesto la nostra, vuol dire che qualche dubbio forse alla Casa Bianca sta maturando. A Washington non sono del tutto convinti delle reali intenzioni della leader di Fratelli d’Italia. Finora è stata leale, il posizionamento atlantista non è stato messo in discussione, così come il sostegno all’Ucraina, «ma fino a che punto lo sarà?» si chiedono. «Non sono preoccupata per le elezioni americane», rispondeva lei già ieri a una domanda sull’eventuale vittoria del repubblicano alle presidenziali. Per non dire dell’avvicinamento progressivo a Marine Le Pen e alla coabitazione a Roma con un vicepremier come Matteo Salvini: non esattamente due nemici di Vladimir Putin.

Le cose, chiuso il summit, non andranno meglio coi partner europei. Ed è la terza ombra. Feeling conclamato col solo Sunak, sorrisoni e battute. Ma il premier britannico tra pochi giorni, dopo le elezioni di luglio, rischia di essere un illustre “ex” del club G7. È a Bruxelles che Giorgia Meloni giocherà la sua partita a cominciare dalla cena informale di domani sera in cui si discuterà dei ruoli apicali della nuova Europa (i top jobs). E si dà il caso che lasciando la Puglia, ieri mattina, il cancelliere tedesco Olaf Scholz abbia auspicato una conferma di Ursula Von der Leyen alla guida della prossima Commissione, “licenziando” di fatto la collega Giorgia Meloni. «Si colloca all’estrema destra dello spettro politico, lavoriamo in famiglie di partiti molto diverse». Ha detto proprio così: estrema destra. I rapporti con Parigi si sono ulteriormente deteriorati dopo lo scontro sull’aborto con Emmanuel Macron a margine dei lavori ufficiali del summit. Fallo di reazione, vero, a una critica dell’uomo dell’Eliseo, ma fuori da ogni grammatica consentita a una padrona di casa del G7, per di più indiziata di simpatie per l’avversaria del presidente francese, Marine Le Pen.

Poi ci sono i diritti civili, quarto punto debole di questo vertice. Di aborto non c’è menzione ma solo un rimando nel documento finale, com’è noto, dopo un braccio di ferro che stava innervosendo alquanto il presidente Biden in piena campagna elettorale.

La tutela degli Lgbtq+ è rientrata dalla finestra dopo una iniziale omissione. La gaffe meloniana nella conferenza stampa conclusiva — «aborto, diritti Lgbt e compagnia cantante» — la dice lunga su come la materia venga considerata dalla premier italiana.

G7, la difesa di Giorgia Meloni: "Nessun passo indietro sui diritti Lgbtqi+ e sull'aborto polemica artefatta"

L’inquilina di Palazzo Chigi vanta come successo l’inserimento nel documento finale del “suo” Piano Mattei. Ma la lotta ai trafficanti di uomini non ha un riscontro concreto ed effettivo: gli aiuti generici all’Africa vengono evocati mentre Russia e Cina stanno via via conquistando intere aree strategiche del continente alle porte dell’Europa.

Portare Papa Francesco al tavolo dei sette Grandi, questo sì, è stato un risultato che lei non ha esitato a definire “storico”. Comunque la prima volta di un Pontefice al G7 ha garantito mediaticamente un ritorno d’immagine di tutto rispetto. Non basterà a cancellare le cinque ombre ai piedi degli ulivi secolari della campagna pugliese.

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