Ue, i leader divisi sulle ipotesi di coalizione. Von der Leyen: “I voti li cerco io”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES — «I voti li posso trovare in Parlamento senza cambiare la maggioranza». L’ultimo messaggio che Ursula von der Leyen ha inviato ieri ai quattro “negoziatori” di Pse e Ppe (Scholz, Sanchez, Tusk e Mitstotakis) per i vertici Ue è stato questo. La presidente uscente della Commissione, alla vigilia del summit informale dei capi di Stato e di Governo dell’Unione, è dunque sicura di potersi muovere lungo i binari stretti dell’alleanza tra socialisti, popolari e liberali. Ed è convinta di poter rispettare le condizioni che soprattutto i due principali partiti europei le stanno ponendo.
La spitzenkandidatin tedesca ha infatti deciso di discutere la sua designazione per il “bis” con un doppio schema. Il primo è temporale: assicurarsi il voto della maggioranza qualificata in Consiglio europeo. Oggi, allora, si consumeranno i preliminari in vista del Consiglio formale del 28 giugno. Sebbene in questa prima parte di discussione non si assumerà alcuna decisione definitiva, Von der L…
BRUXELLES — «I voti li posso trovare in Parlamento senza cambiare la maggioranza». L’ultimo messaggio che Ursula von der Leyen ha inviato ieri ai quattro “negoziatori” di Pse e Ppe (Scholz, Sanchez, Tusk e Mitstotakis) per i vertici Ue è stato questo. La presidente uscente della Commissione, alla vigilia del summit informale dei capi di Stato e di Governo dell’Unione, è dunque sicura di potersi muovere lungo i binari stretti dell’alleanza tra socialisti, popolari e liberali. Ed è convinta di poter rispettare le condizioni che soprattutto i due principali partiti europei le stanno ponendo.
La spitzenkandidatin tedesca ha infatti deciso di discutere la sua designazione per il “bis” con un doppio schema. Il primo è temporale: assicurarsi il voto della maggioranza qualificata in Consiglio europeo. Oggi, allora, si consumeranno i preliminari in vista del Consiglio formale del 28 giugno. Sebbene in questa prima parte di discussione non si assumerà alcuna decisione definitiva, Von der Leyen vuole giocare d’anticipo. Sa che il suo nome al momento non ha alternative. È l’unico nella lista delle tre principali “famiglie politiche” europee. Ma sa anche che mettersi ora a confrontarsi sulla maggioranza che in parlamento dovrà eleggerla, rischia di far saltare il quadro. Il discorso che allora sta facendo, e che domani confermerà, è questo: la mia coalizione resta quella che mi ha sostenuto negli ultimi cinque anni. Il perimetro “politico” non cambia. Quindi intanto datemi l’incarico e designatemi come presidente della Commissione, poi i voti che serviranno li cercherò a Strasburgo. Una tattica, dunque, in due tappe. Per rassicurare prima i 27 governi e poi dedicarsi alla maggioranza parlamentare.
I problemi, però, restano. Perché nonostante le sue rassicurazioni non tutti si fidano. La necessità di ampliare all’Eurocamera i numeri dei suoi sostenitori, infatti, resta un nodo. I socialisti hanno posto una condizione e una richiesta: non coinvolgere i Conservatori dell’Ecr, compresa Giorgia Meloni; e avviare una trattativa con i Verdi (che contano una cinquantina di eletti). I popolari presentano il menu opposto: no agli Ambientalisti e aprire a tutti o a una parte dell’Ecr, ossia Fratelli d’Italia (venticinque eletti). Considerando che il Ppe è il primo gruppo in Parlamento e i socialisti il secondo, e che entrambi sono indispensabili, si tratta di un percorso piuttosto accidentato. Per questo l’inquilina di Palazzo Berlaymont sta cercando di separare i momenti della sua potenziale rielezioni. Una trattativa con i premier e una con i deputati. Nella consapevolezza che i suoi principali interlocutori sono Parigi e Berlino. Con loro, in primo luogo, tratta. E infatti nelle riunioni riservate di questi giorni Giorgia Meloni non ha partecipato.
La prima parte del negoziato, allora, lo sta giocando anche sui “portafogli”, ossia sulle poltrone da Commissario da assegnare ai singoli paesi. Alla Francia, ad esempio, da tempo ha promesso la nascita di un nuovo “dicastero”: la Difesa. E anche la Segreteria generale della Commissione. Alla Spagna l’ambiente per l’attuale ministro spagnolo per la Transizione ecologica, Teresa Ribeira. Ai Paesi dell’est europeo ha promesso la poltrona ambitissima dell’Alto Rappresentante, ossia il ministro degli Esteri dell’Ue, e in pole position figura appunto Kaja Kallas, primo ministro estone. E non è un caso che anche l’Italia in questa fase stia ponendo la discussione su questo piano. La presidente del consiglio ha spiegato esplicitamente che molto dipende da quale incarico le viene accordato.
In questo contesto si inseriscono anche esigenze legate alla situazione politica dei singoli paesi partner. Non c’è dubbio che Francia e Germania hanno bisogno di chiudere la partita in modo tale che non ci sia alcuna legittimazione dell’estrema destra: Macron ha in Marine Le Pen il nemico interno e Scholz deve fare i conti con la crescita dei neonazisti di Afd. L’Italia punta, al contrario, ad un riconoscimento della sua coalizione di destra. Dimostrare, insomma, di poter uscire dal tradizionale “cordone sanitario” anti estrema destra steso nelle istituzioni europee.
Il Pse spera di licenziare rapidamente il “pacchetto” per ottenere finalmente dopo oltre 20 anni la presidenza del consiglio europeo per il socialista portoghese, Antonio Costa.
Oggi dunque ci sarà la prima tappa di questa corsa. Che sarà ancora lunga. Con un pericolo concreto per von der Leyen: conquistare la designazione ma poi non avere i voti i Parlemento.