Il vicolo cieco del M5S: Conte sotto tutela e attesa per Appendino
di Matteo Pucciarelli«Si tratta del peggior momento della nostra storia», racconta un 5 Stelle entrato nel Movimento prima dell’esordio col botto alle Politiche del 2013. Le scusanti, per così dire, sono finite: la struttura di partito è stata creata, lo Statuto è stato riscritto, i territori hanno i loro referenti. Eppure è arrivato un 9,99 per cento che è il punto più basso di sempre. Sulla graticola, non in chiaro ma nei conciliaboli riservati, c’è il salvatore di ieri e responsabile — perlomeno a sentire una diffusa narrazione — della recente disfatta, cioè Giuseppe Conte. Oggi la Cassazione deciderà sul caso di Chiara Appendino, la vicepresidente condannata per i fatti di piazza San Carlo a Torino quando era sindaca, l’assoluzione potrebbe rilanciarla come punto di mediazione tra il M5S del passato e quello odierno; magari mettendo d’accordo Beppe Grillo e lo stesso ex presidente del Consiglio.
La due giorni romana del comico e fondato…
«Si tratta del peggior momento della nostra storia», racconta un 5 Stelle entrato nel Movimento prima dell’esordio col botto alle Politiche del 2013. Le scusanti, per così dire, sono finite: la struttura di partito è stata creata, lo Statuto è stato riscritto, i territori hanno i loro referenti. Eppure è arrivato un 9,99 per cento che è il punto più basso di sempre. Sulla graticola, non in chiaro ma nei conciliaboli riservati, c’è il salvatore di ieri e responsabile — perlomeno a sentire una diffusa narrazione — della recente disfatta, cioè Giuseppe Conte. Oggi la Cassazione deciderà sul caso di Chiara Appendino, la vicepresidente condannata per i fatti di piazza San Carlo a Torino quando era sindaca, l’assoluzione potrebbe rilanciarla come punto di mediazione tra il M5S del passato e quello odierno; magari mettendo d’accordo Beppe Grillo e lo stesso ex presidente del Consiglio.
La due giorni romana del comico e fondatore conclusa sabato va letta pensando a quanto accaduto nei mesi precedenti. Grillo che non si fa vedere a uno che fosse uno degli eventi elettorali in teatro di Conte. Grillo che non partecipa in nessun modo alla campagna per le Europee e, esattamente come fatto alle comunali di Genova nel 2022, non va nemmeno a votare. Poi arriva il flop e cosa fa? Vede Conte, convocandolo nel suo albergo. Nessuno dei due fa sapere com’è andata veramente. Poi va a cena col tesoriere Claudio Cominardi e un espulso molto vicino ad Alessandro Di Battista. E infine il giorno dopo incontra Virginia Raggi, l’unica vera “dissidente” del partito contiano, anche nei tempi migliori quando tutti inneggiavano al presidente. Messe in fila queste cose, si preannunciano settimane (o forse mesi?) di onde alte. I parlamentari vedono l’horror vacui davanti a sé, gli esclusi dalla vita istituzionale a causa della tagliola del secondo mandato affilano i coltelli ansiosi di rientrare, Grillo che detiene il simbolo ha l’occasione di tornare a dettare un po’ di legge dopo quasi tre anni di amministrazione di Conte, prima scelto per affidargli la sua creatura e poi dopo mai davvero digerito del tutto, oggetto di battute e frecciatine mai esondate troppo grazie alla consulenza da 300 mila euro annui — per fare cosa? Nessuno l’ha mai capito bene — che lo hanno un po’ sedato. Conte, va detto, non è un leader di partito noto per i colpi di testa o le decisioni prese d’istinto. Potrebbe anche tentare la carta delle manovre dilatorie.
Solo che sta tornando prepotente la richiesta di “maggiore collegialità”, la stessa che si chiedeva ai tempi di un altro accentratore come Luigi Di Maio. Sulla carta il M5S ha cinque vicepresidenti: a parte Appendino, però, gli altri quattro si vedono poco. Paola Taverna, la vicaria, è ridotta a un lavoro burocratico. Mario Turco e Michele Gubitosa non incidono. Riccardo Ricciardi, a parte qualche veemente intervento in aula, sembra poco valorizzato. Grillo, che si sente anche con Roberto Fico, potrebbe puntare a una sorta di cordone attorno al presidente, riportando il M5S a essere se stesso e non più solo il partito di Conte. Il quale però non è detto che abbia voglia di fare un passo indietro, a quando fu investito della guida del Movimento nel 2021. Nessuno sembra avere la soluzione sul breve termine però. L’unico personaggio capace di ricreare entusiasmo sarebbe Di Battista, ma vorrebbe dire modificare ancora i connotati del M5S e l’ipotesi si scontra sia con le volontà di “Dibba” — non ne ha alcuna intenzione, dice chi lo conosce bene — sia con le vecchie ruggini tra lui e Grillo. Insomma, il vicolo ad oggi sembra cieco.