Blitz nella notte alla Camera sull’abuso d’ufficio. Nordio “pretende” il voto sulla sua unica riforma (cara anche Forza Italia)
di Liana MilellaEvvai. Dopo un anno di sonno profondissimo si sveglia il Guardasigilli Carlo Nordio e “pretende” che vada in porto il suo unico disegno di legge, quello che contro l’Europa, checché lui ne dica, cancella il reato di abuso d’ufficio per regalare l’impunità ai pubblici amministratori e lasciare i cittadini privi di qualsiasi tutela rispetto alle loro angherie. Lo vuole approvato definitivamente alla Camera prima di agosto. Il primo passo è ottenere subito il voto in commissione. Un obiettivo che piace moltissimo anche a Forza Italia. In attesa della separazione delle carriere - che arriverà tra due anni se va bene - in quel ddl c’è tutto l’armamentario legislativo presunto garantista, in realtà a danno della legalità, per cui si battono da sempre i berlusconiani. Le mani libere per sindaci e amministratori pubblici una volta soppresso l’abuso d’ufficio. Ma non solo, perché nel ddl Nordio c’è il primo attacco alle intercettazioni, non si potranno trascrivere quelle irrilevanti ai fini pe…
Evvai. Dopo un anno di sonno profondissimo si sveglia il Guardasigilli Carlo Nordio e “pretende” che vada in porto il suo unico disegno di legge, quello che contro l’Europa, checché lui ne dica, cancella il reato di abuso d’ufficio per regalare l’impunità ai pubblici amministratori e lasciare i cittadini privi di qualsiasi tutela rispetto alle loro angherie. Lo vuole approvato definitivamente alla Camera prima di agosto. Il primo passo è ottenere subito il voto in commissione. Un obiettivo che piace moltissimo anche a Forza Italia. In attesa della separazione delle carriere - che arriverà tra due anni se va bene - in quel ddl c’è tutto l’armamentario legislativo presunto garantista, in realtà a danno della legalità, per cui si battono da sempre i berlusconiani. Le mani libere per sindaci e amministratori pubblici una volta soppresso l’abuso d’ufficio. Ma non solo, perché nel ddl Nordio c’è il primo attacco alle intercettazioni, non si potranno trascrivere quelle irrilevanti ai fini penali. Per intenderci non avremmo mai letto quelle di Signorelli. E poi l’interrogatorio di garanzia prima dell’arresto. E i tre giudici invece di uno sulle richieste del pm.
Tutto questo dev’essere legge prima dell’estate. Da Forza Italia è arrivato un ordine perentorio al presidente della commissione Giustizia della Camera, il meloniano Ciro Maschio, che convoca la seduta per le 17 con l’annuncio che si andrà “in notturna”. Proprio così, tant’è che finisce alle 4 e 15. Quando un’esasperata e ormai congelata Valentina D’Orso di M5S esplode contro l’aria condizionata sparata a mille: “Ho capito che state passando all’eliminazione fisica perché sennò non la smettiamo di parlare”.
Ed è proprio così. La seduta va avanti dalle 17. Tra scontri durissimi e dozzine di interventi su ogni emendamento. Come quello tra il vice ministro forzista della Giustizia Francesco Paolo Sisto che presidia i lavori e il capogruppo del Pd Federico Gianassi. Che accenna a “un ministro umiliato e screditato”. Gli salta al collo Sisto che “si duole” per queste parole e rampogna Gianassi. “Ma come, proprio lei solitamente così garbato…”. E poi - lui che di difese difficili se ne intende - veste i panni dell’avvocato di Nordio, “un ministro che ha una cultura leggermente superiore rispetto a qualche ministro con cui avete governato". Velenoso, il vice ministro. A difendere Gianassi ecco il dem Andrea Casu, “non lo abbiamo mai umiliato o screditato, chi lo ha fatto è stata la premier Meloni che in alcuni frangenti pubblicamente lo ha corretto".
Il clima è di guerra. Ci sono un centinaio di emendamenti sul tavolo. Tutti delle opposizioni. Perché da subito la maggioranza con Azione e Italia viva ha deciso di non presentarne per non allungare i tempi. Si vota a raffica. L’opposizione incalza. Interviene su ogni articolo. È aggressiva la grillina D’Orso, capogruppo di M5S in commissione: ”State imponendo, senza i tempi necessari per la discussione, il voto su un disegno di legge importante che impatterà sulla vita dei cittadini in modo incredibile. Pretendendo l’esame e il voto in un unica seduta notturna con una forzatura inaccettabile”. In effetti una corsa assurda, chiaramente voluta, rispetto a un testo ormai “antico” di un anno - Nordio l’ha portato in consiglio dei ministri il 15 giugno 2023 - e poi votato a febbraio al Senato. “L’avete lasciato nel cassetto per quattro mesi” accusa D’Orso.
Ma adesso la maggioranza vuole battere un colpo. Netta la bocciatura della responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani: “Questo provvedimento non solo non risolverà la questione della paura della firma dei sindaci, ma comporterà inevitabilmente la possibilità che l'amministratore possa essere chiamato a rispondere di reati ben più gravi". Infatti il rischio è proprio questo, che in assenza dell’abuso d’ufficio il pm che indaga sia costretto, di fronte all’esposto di un cittadino, a utilizzare un altro dei tanti reati del parterre della corruzione. Sempre che il governo Meloni non ne elimini qualche altro, visto che proprio in questo ddl ha ridotto di molto anche la portata del traffico di influenze.
Quando le quattro sono passate da poco la maggioranza va alla chiusura con l’obiettivo di andare in aula il 24 giugno per la discussione generale e poi a luglio, con i tempi contingentati, passare al voto finale. Un’ormai congelata Valentina D’Orso annuncia la prossima battaglia di M5S in aula: “Si è chiusa una maratona assurda con il malcelato obiettivo di regalare a Forza Italia la sua bandierina nel quadro della spartizione in corso tra Camera e Senato, il premierato a FdI, le autonomie alla Lega e questo, più la separazione delle carriere, a Forza Italia”. E ancora: “Una corsa contro il tempo per negare giustizia agli italiani. Il loro intento è rendere i cittadini sudditi cancellando il reato che punisce gli abusi proprio contro i cittadini vittime di soprusi da parte della Pubblica amministrazione, con l'accentramento di potere del premierato e con la distruzione dei servizi pubblici conseguenza dell'Autonomia differenziata”. Per chiudere con una domanda: “Ma sono queste le urgenze per il Paese? Evidentemente no, ma per la maggioranza di Giorgia Meloni che si regge sul continuo baratto tra partiti a danno della Costituzione, della giustizia e della democrazia, invece si”.