Maurizio de Giovanni: “Attenti all’indifferenza. Fermiamo la destra che spacca l’Italia”
di Giovanna Vitale«Finalmente in piazza contro le riforme sciagurate della destra, era ora!» sbuffa il napoletano Maurizio de Giovanni, scrittore e sceneggiatore di gialli e serie tv — da I bastardi di Pizzofalcone a Mina Settembre — ambientati in quell’Italia meridionale che «la maggioranza, con l’Autonomia differenziata, vuole condannare a un destino di arretratezza senza speranza».
Perché è così importante manifestare adesso?
«Si tratta di una presa di coscienza necessaria rispetto ai cambiamenti che le forze di governo intendono apportare alle nostre vite: mutamenti che saranno radicali, in grado di orientare in peggio i prossimi decenni in un Paese già gravato da un terribile vulnus che è l’astensionismo. Perciò credo che non si possa restare indifferenti: il fatto che meno della metà dei cittadini si ponga il problema di scegliersi i propri rappresentanti e deleghi a una minoranza assoluta il varo di riforme così impattanti, fatte senza condivisione, mi sembra un motivo sufficiente per alz…
«Finalmente in piazza contro le riforme sciagurate della destra, era ora!» sbuffa il napoletano Maurizio de Giovanni, scrittore e sceneggiatore di gialli e serie tv — da I bastardi di Pizzofalcone a Mina Settembre — ambientati in quell’Italia meridionale che «la maggioranza, con l’Autonomia differenziata, vuole condannare a un destino di arretratezza senza speranza».
Perché è così importante manifestare adesso?
«Si tratta di una presa di coscienza necessaria rispetto ai cambiamenti che le forze di governo intendono apportare alle nostre vite: mutamenti che saranno radicali, in grado di orientare in peggio i prossimi decenni in un Paese già gravato da un terribile vulnus che è l’astensionismo. Perciò credo che non si possa restare indifferenti: il fatto che meno della metà dei cittadini si ponga il problema di scegliersi i propri rappresentanti e deleghi a una minoranza assoluta il varo di riforme così impattanti, fatte senza condivisione, mi sembra un motivo sufficiente per alzare la voce. Richiamando l’attenzione sulle conseguenze che pagheremo tutti, specie noi del Sud».
Qual è l’obiettivo immediato di questa piazza?
«Innanzitutto dimostrare con forza e con chiarezza che il dibattito su Autonomia e premierato va riaperto, e anche con urgenza. Non si scherza sulla pelle dell’Italia e degli italiani».
Ma se non hanno voluto dialogare in Parlamento, perché dovrebbero iniziare adesso?
«Ignorare le piazze è sempre miope. Un governo che si richiama un giorno sì e l’altro pure alla legittimità popolare non credo possa voltare le spalle al popolo».
È la prima iniziativa unitaria del centrosinistra. È sorpreso?
«Guardi, siamo di fronte a un mistero che andrà studiato politicamente. Ci sono molte meno differenze ideologiche fra M5S e Pd che tra i tre partiti di centrodestra, eppure Meloni, Salvini e Tajani filano d’amore e d’accordo, mentre Schlein e Conte faticano persino a mettersi intorno allo stesso tavolo».
Da cosa dipende secondo lei?
«Probabilmente dall’unico collante che tiene insieme la maggioranza: il potere. FdI, Lega e FI appartengono a tre gruppi europei diversi, di ispirazione e natura diversa: una cosa che esiste solo qui in Italia. Eppure stanno al governo insieme e pur di restarci realizzano uno scambio indecente fra le rispettive bandiere, l’Autonomia leghista e il premierato meloniano, incuranti di scassare l’unità nazionale e la democrazia parlamentare».
I numeri in Parlamento sono dalla loro parte, però. E dalle Europee sono usciti rafforzati.
«Io ho dei dubbi che siano usciti rafforzati: in termini assoluti hanno perso tantissimi voti. Gli unici ad aver guadagnato sono Pd e Avs, ma non abbastanza per curare la disaffezione verso la politica che è il vero male del Paese. Anche per questo serve mobilitarsi, scendere in piazza, spiegare alla gente i rischi che stiamo correndo».
Qual è il più grande?
«Per me che sono meridionale, l’Autonomia differenziata, anche perché a causa della pessima riforma del titolo V fatta dal centrosinistra, non richiede neanche il referendum per diventare legge. Una volta approvata sarà come se, all’improvviso, si alzasse un muro come quello di Berlino che separa l’Italia in due. I Lep sono una presa in giro: per finanziarli ci vorrebbero miliardi. Chi vive al Sud per curarsi dovrà intraprendere viaggi della speranza, spendere un sacco di soldi. Verrà istituzionalizzata l’esistenza di cittadini di serie A e cittadini di serie B».
La piazza può essere l’incipit di un percorso comune delle opposizioni? Conte pare frenare, i centristi si sono chiamati fuori.
«I 5S si sono alleati con chiunque, non mi sembra che in passato abbiano fatto gli schizzinosi. E i centristi dovranno decidere con chi stare, pena l’irrilevanza. Per tutti è arrivato il momento di individuare le battaglie da combattere insieme, senza se e senza ma. Dell’assunzione di responsabilità su quello che si fa e pure su quello che non si fa. Se le opposizioni intendono sedersi ognuno sulla propria poltroncina per vedere cosa succede, saranno responsabili di ciò che accade non meno della maggioranza che avanza come un caterpillar nel disegno di spaccare il Paese. Sarebbe un errore davvero imperdonabile».