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Il giorno della piazza. Le opposizioni unite contro le riforme: “Difendiamo la Carta”

(ansa)
Manifestazione di Pd, M5S, Verdi-Sinistra e +Europa per protestare dopo le violenze alla Camera e per dire no a premierato e autonomia, arrivate al rush finale in parlamento. Le defezioni di Renzi e Calenda
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Roma — Non sarà certo la diserzione dei centristi a rovinare la festa. Tutto è pronto per la prima manifestazione unitaria a difesa della Costituzione che oggi, a partire dalle 17,30, chiamerà a raccolta le opposizioni in piazza Santi Apostoli — luogo simbolo delle vittorie uliviste — mescolate a forze civiche e sociali, sindacati e associazioni, rete degli studenti e Anpi, Acli, Arci. Un grande happening chiuso in serata da Monica Guerritore, che dal palco leggerà l’appello sottoscritto da 180 intellettuali, fra cui una sfilza di giuristi e presidenti emeriti della Consulta, da Enzo Cheli a Ugo De Siervo fino a Gustavo Zagrebelsky, allineati a fianco di Liliana Segre contro il ddl Meloni-Casellati.

È un debutto per il famoso campo dell’alternativa alle destre, sebbene schierato in formato ridotto — Pd, M5S, Avs, +Europa — capitanato da leader animati da umori molto diversi, in base al successo o viceversa al rovescio registrato alle Europee. Elly Schlein, sull’onda del 24%, è in…

Roma — Non sarà certo la diserzione dei centristi a rovinare la festa. Tutto è pronto per la prima manifestazione unitaria a difesa della Costituzione che oggi, a partire dalle 17,30, chiamerà a raccolta le opposizioni in piazza Santi Apostoli — luogo simbolo delle vittorie uliviste — mescolate a forze civiche e sociali, sindacati e associazioni, rete degli studenti e Anpi, Acli, Arci. Un grande happening chiuso in serata da Monica Guerritore, che dal palco leggerà l’appello sottoscritto da 180 intellettuali, fra cui una sfilza di giuristi e presidenti emeriti della Consulta, da Enzo Cheli a Ugo De Siervo fino a Gustavo Zagrebelsky, allineati a fianco di Liliana Segre contro il ddl Meloni-Casellati.

È un debutto per il famoso campo dell’alternativa alle destre, sebbene schierato in formato ridotto — Pd, M5S, Avs, +Europa — capitanato da leader animati da umori molto diversi, in base al successo o viceversa al rovescio registrato alle Europee. Elly Schlein, sull’onda del 24%, è in piena trance agonistica, convinta che non si possa più rimandare la costruzione di un fronte comune per provare intanto a fermare le riforme su premierato e autonomia — attese oggi al rush finale in Parlamento — che svuotano la democrazia parlamentare e spaccano il Paese. Giuseppe Conte, invece, è alle prese con l’analisi della sconfitta che oltre a riaccendere vecchie ruggini dentro al Movimento, ha cristallizzato una posizione da junior partner nella possibile coalizione di centrosinistra, a cui l’ex premier giallorosso non intende rassegnarsi. Tanto da ribadire, a dispetto del misero 9,99% racimolato alle ultime elezioni: «Il rapporto con il Pd deve restare alla pari».

Simile per opposti il mood del duo Bonelli-Fratonianni, che con Avs hanno sfondato il 6%, e del segretario di +Europa Riccardo Magi, che al contrario si lecca ancora le ferite per il mancato raggiungimento della soglia di sbarramento con la lista Stati Uniti d’Europa, insieme a Matteo Renzi. Il quale Renzi ieri ha fatto sapere che non sarà in piazza, seguito a ruota da Carlo Calenda. Un po’ come nel film di Nanni Moretti — mi si nota di più se vengo e me no sto in disparte o se non vengo per niente? — i leader di Iv e Azione hanno deciso di distinguersi. E poiché dalla rottura del Terzo polo si marcano a uomo per non perdere neppure un briciolo delle macerie accumulate sul campo centrista, hanno scelto di farlo allo stesso modo: declinando l’invito. «Se si fosse voluta organizzare una manifestazione unitaria, si sarebbe dovuto convocare un incontro con tutti i partiti di opposizione per decidere insieme la piattaforma, cosa che non è stata fatta», fa trapelare Iv. «Noi saremo a far battaglia in Parlamento», notifica il capo di Azione.

La manifestazione, che prevede una ventina di interventi fra esponenti politici e società civile, si svolgerà parallelamente ai lavori parlamentari del Senato, dove è previsto il via libera al premierato in prima lettura, e della Camera, dove riprenderanno i lavori sull’autonomia differenziata sospesi dopo l’aggressione al deputato 5S Leonardo Donno. E su cui si annuncia una nuova battaglia visto che per chiudere in fretta la maggioranza vorrebbe invertire l’ordine dei lavori. L’ennesima forzatura all’indomani della zuffa innescata dal tentativo di consegnare un Tricolore al ministro Roberto Calderoli, che ha scatenato la furia di Lega e Fratelli d’Italia, con l’esponente grillino colpito a più riprese e finito in infermeria. Da qui l’appello di Conte a portare il tricolore in piazza per rispondere «alla violenza della maggioranza». Ma anche a Giorgia Meloni che, interpellata alla fine del G7, ha definito la protesta delle opposizioni «una provocazione». Dunque, «secondo la presidente del Consiglio, che guida un partito che si chiama Fratelli d’Italia, la consegna a un ministro di una bandiera tricolore è una provocazione. Buono a sapersi», la punzecchiatura del dem Orlando. Al netto delle defezioni e di qualche fisiologica polemica, la prima iniziativa unitaria delle forze politiche e sociali anti-sovraniste regala una speranza per il futuro.

«Saremo in piazza per difendere l’unità del Paese dall’assalto della destra», incalza dal Pd Anna Ascani. «Per ribadire che l’autonomia differenziata in cambio del premierato svende il Sud a Salvini e compromette il ruolo di garanzia del presidente della Repubblica», fa eco il verde Bonelli. Mentre il 5S Francesco Silvestri lancia un altolà: «Il compito di Conte, Schlein e Fratoianni è quello di dialogare e costruire un’alternativa di governo. Di Calenda e Renzi non ci fidiamo». Scorie post-elettorali. Che però, è la speranza di tanti, la piazza aiuterà a smaltire.

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