Toghe | No al santo patrono per i magistrati, lasciamo in pace Rosario Livatino
di Liana MilellaChe Domenico Airoma, procuratore della Repubblica di Avellino, sia un fan di Alfredo Mantovano, l’ex toga oggi nella veste di potentissimo sottosegretario alla Presidenza di palazzo Chigi e uomo forte della premier Giorgia Meloni, è noto da tempo. Tant’è che proprio lui, Airoma, è il vice presidente del Centro studi Rosario Livatino, creatura del Mantovano medesimo. Che a ogni piè sospinto - come negli interventi ufficiali - cita proprio Livatino, il giovane magistrato ucciso dalla mafia nel 1990, non solo come esempio da seguire per la sua dedizione al lavoro, ma anche per le sue idee. Mantovano avrebbe voluto che Airoma diventasse segretario generale del Csm, ma gli è stato preferito Roberto Mucci, il candidato del vice presidente Fabio Pinelli, ma anche del Colle.
La premessa serve per spiegare chi è Airoma e come bisogna “leggere” una sua istanza. In particolare quella che ha inviato ieri, con una lettera, a tutti i presidenti delle Corti di Appello italiane e ai Procuratori gener…
Che Domenico Airoma, procuratore della Repubblica di Avellino, sia un fan di Alfredo Mantovano, l’ex toga oggi nella veste di potentissimo sottosegretario alla Presidenza di palazzo Chigi e uomo forte della premier Giorgia Meloni, è noto da tempo. Tant’è che proprio lui, Airoma, è il vice presidente del Centro studi Rosario Livatino, creatura del Mantovano medesimo. Che a ogni piè sospinto - come negli interventi ufficiali - cita proprio Livatino, il giovane magistrato ucciso dalla mafia nel 1990, non solo come esempio da seguire per la sua dedizione al lavoro, ma anche per le sue idee. Mantovano avrebbe voluto che Airoma diventasse segretario generale del Csm, ma gli è stato preferito Roberto Mucci, il candidato del vice presidente Fabio Pinelli, ma anche del Colle.
La premessa serve per spiegare chi è Airoma e come bisogna “leggere” una sua istanza. In particolare quella che ha inviato ieri, con una lettera, a tutti i presidenti delle Corti di Appello italiane e ai Procuratori generali. Una quindicina di righe in tutto, ma destinate a far discutere. Perché Airoma chiede che proprio Rosario Livatino diventi il “santo Patrono” di tutte le toghe. Come scrive in calce, ha già acquisito “le prime adesioni”, quelle della prima presidente della Cassazione Margherita Cassano e del procuratore generale Luigi Salvato.
Ma cosa chiede Airoma, che parla a nome del “Comitato per l’elezione di Livatino a Patrono dei magistrati”? “Lo scopo è di far sì che il Sacrifìcio del Beato Livatino sia assunto quale fondamento della Sua elezione a Patrono di tutti i colleghi che, esercitando quotidianamente la giurisdizione, ne condividono la missione in seno alla società”. Quindi anche le sue idee. Scrive ancora Airoma: “La raccolta delle adesioni all'iniziativa, che ambisce a riunire il consenso di laici e credenti, costituisce il primo presupposto per l'attivazione della procedura, che culminerà nella presentazione delle adesioni stesse al Santo Padre Francesco”.
Libero, ovviamente, il Centro studi Livatino di fare la sua richiesta. Ma che valore può essere dato alla risposta delle singole toghe visto che Airoma, nella sua missiva, acclude anche “il modulo di adesione”? C’è da immaginare che quei sì dovranno essere nominativi. E un dubbio sorge inevitabile. Diranno sì i giudici cattolici e non risponderanno quelli che non lo sono? E poi: se, com’è ovvio, chi veste la toga è un uomo libero di essere o non essere religioso, ma obbligato ad applicare la legge per quella che è senza influenze ideologiche, perché dovrebbe accettare quella che rischia di diventare - anche se non dovesse esserlo nelle intenzioni - una sorta di schedatura?
Mantovano si è sempre riconosciuto nelle idee di Livatino, ed è ovviamente libero di farlo. Ci mancherebbe altro. Ma è meglio che le toghe italiane restino a loro volta libere da appartenenze religiose. Anche perché mal si concilia una scelta, qualunque essa sia, che non solo potrebbe spaccare la magistratura, ma che suona contraddittoria rispetto all’imposizione del sorteggio nella recente legge costituzionale sulla separazione delle carriere, inserita con l’obiettivo di battere le correnti delle toghe, e quindi proprio le appartenenze ideologiche. I giudici italiani si riconoscano solo nella Costituzione che è di tutti, dei laici e di chi professa una fede. Il Beato patrono meglio lasciarlo stare.