Autonomia, i vigili del fuoco veneti in rivolta: “Non vogliamo dipendere dalla regione”
di Enrico FerroNemmeno il tempo di finire i festeggiamenti per l’approvazione della riforma sull’autonomia differenziata, e l’assessore alla Protezione civile del Veneto, il leghista Gianpaolo Bottacin, già pensa di regionalizzare i vigili del fuoco. «La richiesta che da tempo ho formalizzato è un modello simile a quello della provincia autonoma di Trento, con i vigili del fuoco regionalizzati», ha scritto sul suo profilo Facebook istituzionale. Il problema è che i diretti interessati, cioè i vigili del fuoco, non hanno gradito per niente. Gli hanno risposto per le rime con un volantino sindacale che annuncia una battaglia.
Funzionamento e costi
«Notiamo un interesse ad appropriarsi come Regione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, prendendo a modello il Trentino Alto Adige, forse non conoscendo ampiamente la realtà e la situazione. A questa dichiarazione vogliamo esprimere il nostro disappunto, elencandone i motivi frutto di disamine ponderate», scrive il coordinamento regionale di Usb vi…
Nemmeno il tempo di finire i festeggiamenti per l’approvazione della riforma sull’autonomia differenziata, e l’assessore alla Protezione civile del Veneto, il leghista Gianpaolo Bottacin, già pensa di regionalizzare i vigili del fuoco. «La richiesta che da tempo ho formalizzato è un modello simile a quello della provincia autonoma di Trento, con i vigili del fuoco regionalizzati», ha scritto sul suo profilo Facebook istituzionale. Il problema è che i diretti interessati, cioè i vigili del fuoco, non hanno gradito per niente. Gli hanno risposto per le rime con un volantino sindacale che annuncia una battaglia.
Funzionamento e costi
«Notiamo un interesse ad appropriarsi come Regione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, prendendo a modello il Trentino Alto Adige, forse non conoscendo ampiamente la realtà e la situazione. A questa dichiarazione vogliamo esprimere il nostro disappunto, elencandone i motivi frutto di disamine ponderate», scrive il coordinamento regionale di Usb vigili del fuoco, l’unione sindacale di base dei pompieri. E poi scendono nei particolari. «In primo luogo il modello trentino è molto dispendioso in termini economici, come recentemente illustrato dalla Corte dei Conti», specifica il sindacato. «Altro aspetto da non sottovalutare sono le procedure operative e l’interoperatività con altre regioni, la formazione che non seguirebbe più linee nazionali ma vedrebbe ogni regione occuparsene in autonomia. Inoltre se il Corpo sarà regionalizzato non avrà la forza economica di aprire nuove sedi e arruolare un elevato numero di personale volontario tale da coprire i turni di servizio. Lo vediamo nelle sedi nel territorio, le quali, sebbene sovvenzionate, non hanno una continuità operativa stabile ma discontinua. A meno che la regione non si adoperi ad assumere in pianta stabile, formare, attrezzare e impiegare personale ma sarebbe utopico pensare a ciò visto che in diverse realtà, sanità in primis, non si riescono a garantire i servizi minimi essenziali».
La battaglia dell’assessore
Ma l’assessore Bottacin sembra essere convinto a percorrere questa strada. «Tra le materie che possono essere trasferite senza la definizione dei Lep hanno inserito anche la Protezione civile», specifica. «D’altro canto, i vigili del fuoco sono la “componente fondamentale del sistema di protezione civile”, come recita il codice della Protezione civile. Questa la richiesta che in commissione avrò modo di ricordare».
L’esempio della tempesta Vaia
L’Usb la mette giù in modo piuttosto radicale ma non è l’unica sigla sindacale contraria, tutt’altro. C’è anche la Cisl, il sindacato più rappresentativo a livello nazionale. «La regionalizzazione del Corpo ci preoccupa molto», chiarisce subito Stefano Pegoraro, responsabile veneto di Fns Cisl. «L’organizzazione complessiva in termini di risposta operativa può perdere la standardizzazione che ci rende unici al mondo. Le ricadute in termini di formazione, condivisione e disponibilità mezzi non può e non deve essere frammentata o a vantaggio delle regioni più virtuose. Le calamità, pensiamo a Vaia, coinvolgono invii da tutte le regioni italiane, pertanto preparazione e utilizzo delle attrezzature devono essere allo stesso livello, dal Nord al Sud. Come Fns Cisl ribadiamo che il Corpo deve essere uno e nazionale. Come segreteria nazionale abbiamo immediatamente attivato una richiesta di incontro urgente con il sottosegretario e i massimi vertici dell’amministrazione».
“Il soccorso pubblico non è regionalizzabile”
Enrico Bettini, di Conapo, il secondo sindacato più rappresentativo, pone un’altra questione, non meno rilevante: «Il soccorso pubblico non è materia trasferibile alle regioni nemmeno nell’autonomia». E sempre da Conapo si fa sentire anche il segretario regionale Ernesto Magliocchetti. «No alla regionalizzazione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, sarebbe un grave errore e un danno al sistema di soccorso pubblico italiano. Non confondiamo la Protezione civile con il soccorso pubblico, che la Costituzione riserva allo Stato».