Roma — Nuove assunzioni, la possibilità di aumentare i costi a vantaggio dei privati e addirittura il via libera all’approvazione «a stralci», cioè a pezzetti, del progetto esecutivo della grande opera. Consentendo ai privati di avviare i lavori anche senza che l’iter autorizzativo sia completato e di chiedere penali fino al 10 per cento del mancato guadagno per gli stralci che non saranno realizzati. Peccato che non parliamo di una strada, che può diventare percorribile e quindi di pubblico utilizzo a pezzetti, ma di un ponte: anzi del Ponte che non c’è per antonomasia, quello sullo Stretto. «Il governo con questo decreto ha deciso di trasformarsi in un bancomat di Stato senza avere garanzia che il Ponte a campata unica possa realizzarsi, considerati gli imponenti rilievi tecnici mossi sull’opera anche da organismi dello Stato», dice il deputato di Alleanza verdi e sinistra Angelo Bonelli, firmatario dell’esposto che ha fatto aprire una indagine in procura a Roma sul piano “Salvini” per il Ponte.
Senza fare molto clamore nel decreto “terre rare” approvato in Consiglio dei ministri il governo Meloni fa un grande regalo alla società Stretto di Messina, rimessa in piedi per volere di Matteo Salvini, e soprattutto ai privati del consorzio Eurolink. Un regalo che modifica innanzitutto il decreto del 2023 per venire incontro alle difficoltà incontrate nell’iter autorizzativo di un’opera progettata ormai quasi venti anni fa: basti pensare ai rilievi fatti dalla commissione di Valutazione impatto ambientale del ministero al pronti via, con l’ad della Stretto di Messina Pietro Ciucci costretto a chiedere tre mesi per rispondere e continuare nell’iter autorizzativo.
Ecco dunque che con il decreto appena varato in Cdm viene cancellato il riferimento al 31 luglio 2024 come termine per l’approvazione del progetto esecutivo. Il progetto potrà essere approvato anche per «stralci funzionali». In sostanza i privati, in base al vecchio contratto, potranno subito avere il via libera per un primo stralcio e se poi il secondo stralcio non andrà in porto potranno chiedere il 10 per cento del valore della parte non realizzata: in sostanza con questa norma la Stretto di Messina potrà pagare i privati senza alcuna garanzia che l’opera verrà realizzata nel suo complesso perché magari, come si potrebbe scoprire, nei fondali si trovano sorprese.
L’ad della Stretto di Messina Pietro Ciucci assicura: “Non è previsto alcuno spezzettamento del progetto. Con l’approvazione del Progetto definitivo da parte del Cipess, attesa entro l’anno, si avvierà la fase realizzativa del ponte con le prime opere anticipate e con la Progettazione esecutiva che potrà essere sviluppata per fasi costruttive in linea con le best practice internazionali. Si sottolinea al riguardo che il progetto oltre al ponte comprende anche di 40 km di raccordi stradali e ferroviari, funzionali, percorribili e utili alla popolazione. Inoltre, con l’approvazione del Progetto definitivo è previsto dalla legge che il Cipess accerti l’esistenza della copertura finanziaria per l’intero fabbisogno dell’opera, pertanto non c’è alcun rischio di incompiute. In relazione all’affermato aumento dei costi le ulteriori norme derivanti dallo schema del terre rare introducono unicamente nuovi passaggi procedurali volti ad assicurare il controllo da parte dello Stato, nel rispetto della massima trasparenza. Pertanto non vi è alcuno aumento dei costi rispetto a quanto fissato da precedenti normative al momento del riavvio del progetto”.
Ma c’è di più: con il decreto “terre rare” non solo si consente alla Stretto di Messina di assumere altre cinquanta persone rispetto alle cento già autorizzate (con aumento dei costi per la spa pubblica di almeno 2 milioni di euro all’anno) ma si alza il tetto di spesa che era stato fissato a 14 miliardi di euro nella manovra di bilancio. Come? Inserendo dopo la frase «in base alle tariffe vigenti nell’anno 2023», la frase «laddove applicabili». E chi stabilisce che nei contratti con i privati (al momento segretati e non pubblici) sia corretto aumentare i costi a carico dello Stato? Esperti nominati dal ministero delle Infrastrutture e non un organismo terzo dello Stato come la Corte dei conti o il Cipess. «Il Ponte è un’opera con l’immunità ovvero un progetto dove tutto è consentito — attacca Bonelli — ci troviamo di fronte ad un decreto vergogna che prende atto che non è stata rispettata la data del 31 luglio dicendo che il progetto esecutivo può essere approvato per stralci funzionali. Un ponte non può essere approvato per stralci funzionali perché è un’opera che non può essere divisa per parti. Dov’è il trucco? Approveranno come stralcio il progetto degli espropri e qualche opera accessoria per poche decine di milioni di euro per determinare la firma al contratto generale da 14 miliardi e realizzare il diritto acquisito con il consorzio Eurolink».