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Meloni: “Mi vorrebbero a testa in giù, sulle riforme Occhetto più avanti di Schlein”

La premier dopo le comunali e il via libera all’autonomia torna a usare toni vittimistici: “Dalla sinistra toni da guerra civile e liste di proscrizione”. La replica di Schlein: “Perdere è dura”

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ROMA — Evoca scene e toni da «guerra civile» alimentati dalla sinistra. Indossa le vesti della vittima di una campagna che vede il suo governo «accusato di ogni nefandezza». E difende la riforma voluta dalla Lega, quella dell’Autonomia differenziata, che consentirà di eliminare il divario tra cittadini di serie A e B grazie «alla fissazione dei Livelli essenziali delle prestazioni»: «Altro che spacca Italia, la riforma unisce e combatte disparità», dice la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ormai comunica alla nazione senza contraddittorio e con il consueto video-monologo pubblicato suo social. E la segretaria dei dem Elly Schlein replica: «Capisco sia difficile digerire la sonora sconfitta alle amministrative e perciò si tenti di distrarre l’attenzione».

La premier comunque non parla del voto recente ma difende le «sue» riforme e alza la tensione: «Dalla sinistra toni irresponsabili da guerra civile — dice — ma noi siamo patrioti che sanno qual è il verso della bandiera quando si sventola e lavoriamo affinché tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti. Invece una parlamentare M5s (Susanna Cherchi, ndr) ha evocato per me Loreto. Io penso che i modi violenti della sinistra siano una difesa disperata dello status quo, del privilegio a discapito della maggioranza degli italiani. Noi abbiamo promesso di cambiare le cose e andremo avanti senza farci intimorire».

Meloni parlando delle riforme definisce l’ex segretario del Pci-Pds Achille Occhetto «più avanti della Schlein». «Contro tutte le riforme la sinistra è scatenatissima. Sul fisco hanno detto che eravamo amici degli evasori, ci dicono che vogliamo mettere la magistratura sotto la politica ma la riforma non consente più al Parlamento di eleggere i membri del Csm. Sul premierato ci accusano di deriva autoritaria ma lo voleva Occhetto 30 anni fa. Il lavoro del governo va avanti nonostante l’opposizione feroce». E poi sull’Autonomia differenziata: «L’idea di attribuire più autonomia non è un’invenzione del centrodestra ma un principio presente in Costituzione con il titolo V, riforma varata nel 2001 approvata a colpi di maggioranza sotto il governo di Amato, un governo della sinistra».

A Meloni la segretaria del Pd replica a muso duro: «Non so che film stia vedendo — dice — io non ho mai usato toni da guerra civile, noi stiamo facendo una battaglia con argomenti di merito. Capisco sia difficile digerire la sconfitta». Nient’altro che una strategia di comunicazione, quella utilizzata dalla premier, per provare a offuscare la «straordinaria vittoria del Pd e del campo progressista: un 6-0 quasi tennistico nei capoluoghi di Regione, che ci dà speranza e slancio per il lavoro dei prossimi mesi», rivendica la leader dem, che ha sentito Conte per lavorare sul campo largo: «In molti territori abbiamo vinto insieme alle altre forze di opposizione».

Per la segretaria c’è stata una bocciatura delle norme volute dal centrodestra: «Il messaggio è chiaro: basta coi tagli alla sanità, con i salari bassi, con l’autonomia che spacca in due il Paese. Continueremo testardamente unitari a costruire la coalizione alternativa». E nonostante il ddl Calderoli sia diventato legge, la battaglia per smontarlo non si fermerà: «Stiamo valutando tutte le strade possibili. Discutiamo con le Regioni, ma anche con le forze politiche, sociali e sindacali. È una riforma fatta senza un euro, vuol dire aumentare le diseguaglianze», attacca Schlein. «Non hanno nemmeno provato a fingere che non fosse l’antico progetto secessionista della Lega. Per questo ho suggerito di cambiare il nome di Fratelli d’Italia in Brandelli d’Italia. O fratelli di mezza Italia. Meloni dice che Occhetto 30 anni fa era più avanti di me sul premierato? Beh, mi sembra un po’ a corto di argomenti», sorride Schlein. Decisa anche a respingere la cancellazione dei ballottaggi auspicata da Ignazio La Russa: «Non è che quando si perde si aboliscono le elezioni, non si scappa con il pallone in mano».

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