Von der Leyen, Costa, Kallas, Metsola: chi sono i 4 prescelti per i top jobs europei
di Alberto D’Argenio , Daniele Castellani Perelli , Tonia Mastrobuoni , Benedetta PerilliPpe, Pse e liberali hanno chiuso l’accordo sui vertici Ue da presentare al Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Via libera al pacchetto che prevede Ursula von der Leyen alla Commissione, António Costa al Consiglio europeo, Roberta Metsola al Parlamento, Kaja Kallas come Alto rappresentante esteri dalla maggioranza di Popolari, Socialisti e Liberali. Ecco i profili dei prescelti.
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Von der Leyen, l’ex marziana di nuovo in pista
Quando nel 2019 sbarcò a Bruxelles, Ursula von der Leyen venne accolta come una marziana. La delfina di Merkel pur nata nella capitale dell’Unione — figlia di un alto funzionario Ue — da ministro aveva avuto limitate frequentazioni dei palazzi europei. E soprattutto era stata calata dall’alto dai leader dopo la “…
Ppe, Pse e liberali hanno chiuso l’accordo sui vertici Ue da presentare al Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Via libera al pacchetto che prevede Ursula von der Leyen alla Commissione, António Costa al Consiglio europeo, Roberta Metsola al Parlamento, Kaja Kallas come Alto rappresentante esteri dalla maggioranza di Popolari, Socialisti e Liberali. Ecco i profili dei prescelti.
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Von der Leyen, l’ex marziana di nuovo in pista
Quando nel 2019 sbarcò a Bruxelles, Ursula von der Leyen venne accolta come una marziana. La delfina di Merkel pur nata nella capitale dell’Unione — figlia di un alto funzionario Ue — da ministro aveva avuto limitate frequentazioni dei palazzi europei. E soprattutto era stata calata dall’alto dai leader dopo la “decapitazione” (per mano di Macron e Merkel) dei candidati delle famiglie politiche Weber (Ppe) e Timmermans (Pse), incassando una fiducia dell’Europarlamento sporcata da decine di franchi tiratori. Per prima cosa la colta tedesca della Cdu — medico, moglie di un nobile e madre di 7 figli — ha ristrutturato l’ufficio di Juncker: via i legni impregnati di sigaretta, dentro un asettico design nordico. E lì si è fatta ritagliare una minuscola stanza dove passare le notti. Questo isolamento le è costato l’accusa di comandare l’enorme macchina del potere brussellese con un manipolo di collaboratori giunti da Berlino. Però Ursula è partita bene, con il Green deal. Poi, gli imprevisti: il Covid — dopo alcune brutte gaffe ha traghettato l’Ue tra vaccini ed Eurobond — e l’Ucraina, con ferma barra transatlantica. Quando ha realizzato che Macron l’aveva nel mirino, per il bis ha puntato su Meloni, facendo infuriare tutti. Traballava. Ma la débacle di Macron e Scholz alle Europee ha costretto i due grandi zoppi d’Europa a stringere su di lei prima dello tsunami Le Pen. Ora per Ursula il difficile: incassare la fiducia del Parlamento oltre la sua risicata maggioranza — Ppe, Pse e liberali — pescando a destra (Meloni) e a sinistra (Verdi) senza far arrabbiare nessuno. Per evitare lo sgambetto in aula. (Alberto D’Argenio)
Costa, il socialista che parla con Orbán
Nel maggio 2023 l’allora premier portoghese António Costa fece all’omologo ungherese Viktor Orbán una inusuale visita fuori programma: i due si recarono allo stadio di Budapest per la finale di Europa League tra Siviglia e Roma. Cosa ci faceva un leader socialista tifoso del Benfica sugli spalti con uno dei più controversi sovranisti d’Europa? Spianava la lunga strada verso Bruxelles. Un aneddoto che sintetizza la vocazione di Costa, tra gli ultimi mohicani di una certa sinistra europea, capace di parlare con tutti. Nato a Lisbona, 62 anni, origini di Goa, si iscrive alla gioventù socialista a 14 anni. Studia giurisprudenza poi inizia la scalata politica. Nel 2007, dopo essere stato più volte ministro ed eurodeputato, diventa sindaco di Lisbona. Dal 2014 è segretario del partito socialista e nel 2015 viene eletto premier grazie all’invenzione della “geringonça”, l’ammucchiata di sinistra che gli permette di governare fino a portare il Paese fuori dall’incubo della troika. Con Costa il Portogallo cresce, a cavallo tra il 2016 e il 2018 si parla di miracolo economico. Il modello funziona e nel 2022 viene riconfermato. Lo chiamano “Duracell”, per la sua longevità politica interrotta però bruscamente nel novembre 2023 quando è costretto a dimettersi perché coinvolto nell’operazione Influencer, un’indagine per corruzione nella quale, si scoprirà più tardi, è stato inserito erroneamente per un caso di omonimia. Una vicenda giudiziaria che ha rischiato di far traballare la nomina, senza mai fermare la corsa di “Duracell”. (Benedetta Perilli)
Kallas, la “Cassandra” del Nord
C’è una foto che simboleggia più di ogni altra lo spirito di Kaja Kallas, la “Cassandra del nord”, come l’ha già battezzata qualcuno per i suoi pronostici cupi su Vladimir Putin o perché si è dimostrata in questi due anni la più indefessa sostenitrice dell’Ucraina contro l’aggressore russo. È una foto che la premier estone twittò nel 2022 per l’anniversario della caduta del Muro di Berlino. E immortala un giorno del 1988, quando l’allora undicenne si ritrovò nella capitale tedesca con i genitori davanti alla Porta di Brandeburgo, chiusa ancora dalla Cortina di ferro. La famiglia Kallas viveva sotto il tacco dell’oppressore sovietico, Kaja era cresciuta con i racconti della madre Kristi, che era stata deportata da bambina in Siberia. E il padre sussurrò ai figli di «respirare l’aria di libertà» che soffiava dal lato opposto della Porta di Brandeburgo.
Chi è cresciuto nei Paesi baltici, come la premier estone che ha buone possibilità di diventare l’Alto rappresentante dell’Ue, ha solide ragioni storiche per diffidare della Russia. E nella famiglia di Kallas l’imperialismo degli zar e dell’Unione sovietica hanno lasciato un’impronta particolarmente profonda: il bisnonno Eduard Alver fu uno dei fondatori dell’Estonia indipendente dopo la fine dell’impero zarista. Nell’autunno del 2021, quando Putin stava già ammassando le truppe al confine ucraino, Kallas ammonì invano i colleghi europei e americani a non sottovalutare la minaccia russa, li esortò a smetterla di tentare di ammansire il dittatore russo. Le bombe su Kiev, qualche mese dopo, le diedero ragione. La “Cassandra del nord” aveva colpito nel segno. (Tonia Mastrobuoni)
Metsola, la più giovane leader a Strasburgo
Non erano giorni facili, quelli in cui Roberta Metsola divenne presidente del Parlamento europeo con ben 458 sì (anche di FdI e Lega). Era il 18 gennaio 2022 e il suo predecessore David Sassoli, con cui era già previsto l’avvicendamento di metà mandato, era morto sette giorni prima. Un mese dopo sarebbe scoppiata la guerra in Ucraina, che avrebbe stravolto l’agenda del mondo, e dell’Europarlamento. La allora 43enne popolare maltese, criticata per le sue posizioni sull’aborto, sarebbe stata all’altezza del compito? Oggi nessuno ha più dubbi su di lei, al punto che si era fatto il suo nome anche per la Commissione. «Siamo i primi della generazione Erasmus, gli ultimi della generazione Walesa e Havel. Non vediamo né l’Europa vecchia né quella nuova», disse al suo insediamento, promettendo di lottare contro la «narrativa antieuropea» e le «false soluzioni di nazionalismo e autoritarismo».
Nata nel 1979 come Roberta Tedesco Triccas, ha preso poi il cognome del marito finlandese Ukko Metsola, da cui ha avuto quattro figli. Dopo un dottorato in giurisprudenza si è formata al Collegio d’Europa di Bruges e ha lavorato per la Rappresentanza permanente di Malta presso l’Ue e al servizio dell’Alto rappresentante per la politica estera. Eurodeputata dal 2013 per il Partito nazionalista (nel Ppe), la presidente di Strasburgo più giovane della storia — e terza donna — è stata la prima leader di un’istituzione Ue a recarsi nell’Ucraina invasa, ha affrontato il Qatargate e ha cercato di avvicinare i giovani all’Ue. Si prepara ad essere confermata, almeno per metà mandato. (Daniele Castellani Perelli)