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Al Csm lo scontro sulla gestione delle procure. Mattarella ricorda “le legittime aspettative di giustizia dei cittadini”

Il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli 
Il vicepresidente Pinelli pronto a contestare la circolare approvata in commissione che smonta la linea fortemente gerarchica funzionale alla futura separazione delle carriere
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ROMA - Prove tecniche di separazione delle carriere. Prova di forza al Csm. Ancora una volta i consiglieri laici di centrodestra contro i consiglieri togati. Il vicepresidente, il laico di marca leghista Fabio Pinelli pronto a frenare la gestione “democratica” delle procure. Quelle attuali che ancora s’interfacciano con giudici e tribunali. Pm che condividono la carriera dei giudici. Domani potrebbe non essere più così. Futuri uffici di procura a rischio indipendenza dall’esecutivo quando - e se - partirà davvero la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Il tentativo di strumentalizzare le poche e chiare parole del presidente Sergio Mattarella.

C’è tutto questo nel sofferto confronto che c’è stato al Csm sulle circolari destinate a regolare la futura vita dei tribunali e delle procure italiane. Argomento assai complesso e tecnico. Che appassiona gli addetti ai lavori. Ma che poi, nella vita di tutti i giorni, avrà conseguenze su quella dei cittadini e del modo di…

ROMA - Prove tecniche di separazione delle carriere. Prova di forza al Csm. Ancora una volta i consiglieri laici di centrodestra contro i consiglieri togati. Il vicepresidente, il laico di marca leghista Fabio Pinelli pronto a frenare la gestione “democratica” delle procure. Quelle attuali che ancora s’interfacciano con giudici e tribunali. Pm che condividono la carriera dei giudici. Domani potrebbe non essere più così. Futuri uffici di procura a rischio indipendenza dall’esecutivo quando - e se - partirà davvero la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Il tentativo di strumentalizzare le poche e chiare parole del presidente Sergio Mattarella.

C’è tutto questo nel sofferto confronto che c’è stato al Csm sulle circolari destinate a regolare la futura vita dei tribunali e delle procure italiane. Argomento assai complesso e tecnico. Che appassiona gli addetti ai lavori. Ma che poi, nella vita di tutti i giorni, avrà conseguenze su quella dei cittadini e del modo di fare giustizia. Una giustizia “democratica” che vigila su tutti i reati? Oppure una di classe che protegge i potenti? Un’alternativa non da poco in tempi di riforme costituzionali. La prima circolare sui tribunali - la più semplice - è già stata approvata senza tensioni. La seconda invece, quella delicatissima sulle procure, è stata bloccata da un’improvvisa assenza dei laici di centrodestra che addirittura di mercoledì - fatto mai avvenuto in questa consiliatura - hanno fatto mancare il numero legale. Quattro su sei (il settimo del centrodestra è lo stesso Pinelli) non c’erano.

Cos’è avvenuto al Csm

Ma ecco, semplificando al massimo, cos’è avvenuto al Csm, e ciò che potrebbe avvenire mercoledì prossimo a palazzo Bachelet, proprio alla vigilia della definitiva discussione alla Camera sull’abuso d’ufficio, futura legge che non riguarda solo l’abolizione di questo reato, ormai un vessillo del centrodestra, ma anche la riduzione del traffico d’influenze, la stretta sulle intercettazioni e sull’appello, l’obbligo dell’interrogatorio del potenziale arrestato (un Toti per esempio), e tra due anni (ma potrebbe accadere prima) tre giudici anziché uno solo per dare il via libera alla richiesta di manette dei pm. Una giustizia già in evidente difficoltà per uomini e mezzi annasperà sicuramente. Proprio per questo il voto, proprio adesso, sulla circolare che regola la vita delle procure riveste un rilievo strategico. Non è un dossier burocratico, ma tocca la pelle viva dei cittadini.

Il messaggio di Mattarella

Pochissime righe, meno di cinque, quelle del presidente della Repubblica e anche di questo Csm. Le legge il vice Pinelli. Dal Quirinale giunge un’indicazione che non si presta a fraintendimenti o a letture complesse. L’organizzazione dell’ufficio di procura deve tener conto sempre “dell’interesse della collettività e delle sue legittime aspettative di giustizia”. Ovviamente avendo ben presente “la specificità degli uffici requirenti”. In quelle parole - “nell’interesse della collettività e delle legittime aspettative di giustizia” - si può leggere una giustizia che risponde al criterio dell’obbligatorietà dell’azione penale, e non a una discrezionalità che potrebbe escludere alcuni reati. Proprio come - stando alle indiscrezioni che trapelano da via Arenula - starebbe già ipotizzando il Guardasigilli Carlo Nordio che, nel mettere in atto un’indicazione della ex ministra Marta Cartabia, starebbe disegnando griglie di reati da perseguire in base a una gravità decisa politicamente in anticipo. Cioè l’anticamera della discrezionalità dell’azione penale.

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