La leader dell’eurogruppo S&D: “Non esiste la destra light. Esclusi patti con Meloni, è una minaccia per l’Ue”
dal nostro inviato Alessandro OppesIratxe Garcia Perez, presidente del gruppo S&D all'Europarlamento
MADRID – «Queste dichiarazioni non fanno che confermare ciò che noi socialisti e democratici stiamo dicendo e avvertendo da tempo: cioè che l’estrema destra rappresenta una grave minaccia per il progetto europeo». Iratxe García Pérez, la socialista spagnola appena riconfermata alla guida del gruppo S&D all’Europarlamento, reagisce indignata all’ultima sparata della presidente del Consiglio contro le istituzioni Ue. «Le parole di Meloni materializzano questa minaccia: un’estrema destra che vuole distruggere il progetto europeo dall’interno, attaccare ciò che l’Europa è oggi, l’Europa del negoziato, della diversità, dell’intesa tra le grandi famiglie politiche continentali. Perciò ci sembrano totalmente inaccettabili queste dichiarazioni. C’è stato un accordo fra le tre famiglie politiche che rappresentano in Europa una maggioranza espressa dalla volontà popolare e che speriamo venga ratificato nella riunione del Consiglio Ue. Se viene approvato, è un accordo legittimo, valido e che…
MADRID – «Queste dichiarazioni non fanno che confermare ciò che noi socialisti e democratici stiamo dicendo e avvertendo da tempo: cioè che l’estrema destra rappresenta una grave minaccia per il progetto europeo». Iratxe García Pérez, la socialista spagnola appena riconfermata alla guida del gruppo S&D all’Europarlamento, reagisce indignata all’ultima sparata della presidente del Consiglio contro le istituzioni Ue. «Le parole di Meloni materializzano questa minaccia: un’estrema destra che vuole distruggere il progetto europeo dall’interno, attaccare ciò che l’Europa è oggi, l’Europa del negoziato, della diversità, dell’intesa tra le grandi famiglie politiche continentali. Perciò ci sembrano totalmente inaccettabili queste dichiarazioni. C’è stato un accordo fra le tre famiglie politiche che rappresentano in Europa una maggioranza espressa dalla volontà popolare e che speriamo venga ratificato nella riunione del Consiglio Ue. Se viene approvato, è un accordo legittimo, valido e che si basa sull’intesa fra i tre gruppi».
Ma l’estrema destra è uscita rafforzata dalle ultime elezioni. Questo può incidere in qualche modo sulla stabilità della maggioranza all’Europarlamento?
«Non avrà conseguenze sulla stabilità se saremo capaci di mantenere saldo l’impegno delle forze politiche europee, le tre grandi famiglie ma anche i Verdi, che hanno già comunicato la loro disponibilità ad entrare a far parte dei negoziati e contribuire alla stabillità dell’Europa. Se sarà così, potremo porre un freno alla minaccia delle forze di estrema destra».
Meloni è leader del gruppo dei Conservatori. Voi socialisti escludete qualsiasi tipo di dialogo con loro?
«Sì, ovviamente. Per noi non c’è un’estrema destra light. C’è solo un’estrema destra, che da posizioni diverse pretende comunque di cambiare l’Europa che oggi conosciamo. Ma noi su questo siamo irremovibili: la nostra linea rossa è un’opposizione a qualsiasi tipo di intesa sia con Ecr che con Identità e Democrazia».
Dopo che il patto per i top jobs sarà passato al vaglio del Consiglio, teme che ci possa essere qualche ostacolo per la ratifica da parte del Parlamento?
«Io insisto sul fatto che, una volta che il Consiglio europeo avrà approvato le nomine, dovrà iniziare il negoziato nel Parlamento. E noi del gruppo S&D tenteremo di influire nell’agenda e nel progetto che presenterà la candidata von der Leyen. Penso che ci potrà essere una maggioranza se von der Leyen capisce quali sono le priorità dei diversi gruppi. E se si apre anche alla trattativa con i Verdi che potrebbe rafforzare la maggioranza».
Crede che i tre partiti che formano la maggioranza si manterranno compatti?
«Mi aspetto responsabilità da parte di tutti. Noi abbiamo sempre insistito sulla necessità di tendere la mano alle forze politiche filo-europee. Chiediamo responsabilità anche dal Ppe, che è il partito che ha vinto le elezioni, ma che sa di non avere una maggioranza assicurata e quindi deve negoziare il programma di lavoro della Commissione europea».
Qualcuno vede il rischio che ci possano essere franchi tiratori, soprattutto tra le file del Ppe.
«Il Ppe con l’estrema destra non ha una maggioranza, e d’altro canto le altre forze politiche, non solo noi socialisti, ma anche liberali e Verdi si oppongono a qualsiasi tipo di negoziato con l’ultradestra».