“Raga’, alzateve”. E i due vice eseguono. Va in scena la commedia pietosa dell’Aula
di Serenella Mattera«Raga’, alzateve…». Presidente del Consiglio, interno Aula. Il volto contrito di donna, madre, leader della destra «esterrefatta» dalla «orribile, disumana» morte di Satnam Singh, il bracciante indiano lasciato a dissanguarsi dal suo italianissimo caporale. Bene, parole nette. L’Aula scioglie il proprio sdegno in un applauso. Lo si sente in sottofondo, mentre l’inquadratura della regia parlamentare resta ferma, impietosa, sulla triade che incarna il governo della destra. Meloni al centro, in piedi, i foglietti su cui ha scritto il discorso, prende un sorso d’acqua. Alla destra della leader batte le mani Antonio Tajani. Alla sinistra a braccia conserte indugia Matteo Salvini, ministro oggi delle Infrastrutture, un tempo dei respingimenti: concede un timidissimo battere i palmi. Tra i banchi parlamentari intanto c’è chi si è alzato in piedi a rendere degna memoria al bracciate schiavo. Ecco allora Giorgia Meloni. Sente l’umore dell’Aula. Vede gli obiettivi dei fotografi. Piega il viso, …
«Raga’, alzateve…». Presidente del Consiglio, interno Aula. Il volto contrito di donna, madre, leader della destra «esterrefatta» dalla «orribile, disumana» morte di Satnam Singh, il bracciante indiano lasciato a dissanguarsi dal suo italianissimo caporale. Bene, parole nette. L’Aula scioglie il proprio sdegno in un applauso. Lo si sente in sottofondo, mentre l’inquadratura della regia parlamentare resta ferma, impietosa, sulla triade che incarna il governo della destra. Meloni al centro, in piedi, i foglietti su cui ha scritto il discorso, prende un sorso d’acqua. Alla destra della leader batte le mani Antonio Tajani. Alla sinistra a braccia conserte indugia Matteo Salvini, ministro oggi delle Infrastrutture, un tempo dei respingimenti: concede un timidissimo battere i palmi. Tra i banchi parlamentari intanto c’è chi si è alzato in piedi a rendere degna memoria al bracciate schiavo. Ecco allora Giorgia Meloni. Sente l’umore dell’Aula. Vede gli obiettivi dei fotografi. Piega il viso, mormora: «Sì raga’, alzateve pure voi».
«Raga’». Ragazzi. I due vicepresidenti del Consiglio. E la corte di ministri e sottosegretari che affolla i banchi del governo. «Ragazzi» disse una volta ai deputati d’opposizione e quelli si offesero: gli alleati no, del resto comanda Meloni come se fosse tra i suoi Fratelli. «Alzateve», dice, la parlata romanesca che le scappa quando deve essere più spiccia. Come la volta che in Parlamento, per dare la misura dell’enorme fardello del Superbonus, spiegò che al suo governo Conte aveva lasciato «super buffi» (per i non romani: i buffi sono i debiti). «Raga’, alzateve», intima Meloni. Non mi fate fare brutta figura, sottintende. Il microfono è acceso (lei lo sa) e capta. Tajani svelto asseconda: «Ho fatto chiedere i visti per la famiglia», sussurra solerte. «Bravo», lo gratifica la capa del governo. Salvini intanto s’è alzato, lento, indolente, e dopo aver tossito nelle mani concede un secondo breve applauso.
Conte fa il verso a Meloni: "Ragazzi, svegliatevi in Ue"
La scena è salva, Meloni pronuncia la sua dura condanna e prova a dirigere a tono la sua riluttante orchestra. Copre il cattivismo della Lega, fatto di parole e norme, di un velo di umanità. Mostra vicinanza a una vicenda da cui il governo finora è sembrato lontano. Riprende, rincara: quel caporale «schifoso» è «l’Italia peggiore». Salvini non applaude, sguardo fisso, non la segue più. È già fuori dalla commedia dell’Aula, quella che talora lo ingaggia in siparietti amichevoli tra alleati litigiosi, stavolta lo trascina in un gesto solidale. «Alzateve, raga’».