M5S cerca casa all’Europarlamento: vicino l’accordo per un nuovo gruppo con rossobruni tedeschi e sinistra antisistema
di Matteo PucciarelliCome si dice in questi casi, le trattative fervono, ma in casa 5 Stelle c’è un cauto ottimismo: la formazione di un nuovo gruppo parlamentare europeo è alla portata di mano. Una nuova formazione che si autodefinisce “pacifista e ambientalista”, e già si sta ragionando attorno alla denominazione da dargli, con la parola pace in cima alla lista delle preferenze. C’è tempo fino al 7 luglio per chiudere le iscrizioni ai gruppi, o formarne di nuovi. Dopo 5 anni nel purgatorio dei non iscritti, da dove gli spazi di manovra legislativi e organizzativi sono assai ridotti, il M5S è deciso a trovare casa. O a crearne una propria: servirebbe un minimo di 23 parlamentari eletti in almeno 7 Paesi.
I dati acquisiti sono quelli dei promotori. Ci sarebbero per intanto 8 deputati del Movimento, più altri 6 dei tedeschi di Bsw (I rossobruni di Sahra Wagenknecht — Ragione e Giustizia), partito nato da una scissione della Linke, la sinistra radicale, e che propugna politiche “conservatrici di sinistra”, …
Come si dice in questi casi, le trattative fervono, ma in casa 5 Stelle c’è un cauto ottimismo: la formazione di un nuovo gruppo parlamentare europeo è alla portata di mano. Una nuova formazione che si autodefinisce “pacifista e ambientalista”, e già si sta ragionando attorno alla denominazione da dargli, con la parola pace in cima alla lista delle preferenze. C’è tempo fino al 7 luglio per chiudere le iscrizioni ai gruppi, o formarne di nuovi. Dopo 5 anni nel purgatorio dei non iscritti, da dove gli spazi di manovra legislativi e organizzativi sono assai ridotti, il M5S è deciso a trovare casa. O a crearne una propria: servirebbe un minimo di 23 parlamentari eletti in almeno 7 Paesi.
I dati acquisiti sono quelli dei promotori. Ci sarebbero per intanto 8 deputati del Movimento, più altri 6 dei tedeschi di Bsw (I rossobruni di Sahra Wagenknecht — Ragione e Giustizia), partito nato da una scissione della Linke, la sinistra radicale, e che propugna politiche “conservatrici di sinistra”, per dirla con la definizione della fondatrice, dalla fine degli aiuti all’Ucraina alla linea dura sui migranti. Dopodiché tra gli eletti al Parlamento europeo ci sono 82 componenti ad oggi non affiliati dal quale “pescare”. Esempi? I greci di Rotta di Libertà, partito antisistema di sinistra che ha preso il 3,4 per cento, guidato da Zoe Konstantopoulou, ex Syriza. Hanno un eletto. I socialdemocratici slovacchi dello Smer, il partito del premier Fico: 5 eletti, considerati nazionalisti di sinistra. In comune con il M5S c’è la totale contrarietà all’impegno dei Paesi Ue contro l’invasione russa dell’Ucraina. Ma i 5 di Smer sono corteggiati dal gruppo socialista per un rientro, e la loro adesione o meno rappresenta l’ago della bilancia. Dalla Repubblica Ceca arrivano due eletti di Sta?ilo!, che sta per Basta!, una sinistra anche qui molto critica con le politiche europee, 9,6 per cento alle elezioni. I catalani di Junts, progressisti ed ambientalisti, contano un seggio tra i non iscritti.
La nuova delegazione 5 Stelle è guidata da Pasquale Tridico, con vice Gaetano Pedullà, entrambi neo-eletti. Il primo giusto due giorni fa ha incontrato Roberta Metsola, la presidente del Parlamento Ue, chiedendo che venga tolto il “cordone sanitario” messo attorno al M5S sin dai tempi dell’infausta alleanza con la destra euroscettica di Nigel Farage. Ma erano altri tempi, quelli di un Movimento che si definiva “né di sinistra né di destra”. Oggi la scelta di campo è stata fatta anche in Europa. Se poi saltasse tutto il progetto, rimane comunque la volontà di trovare una collocazione.