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Altolà di Scholz a Meloni nel vertice a porte chiuse dei socialisti: "Nessuna collaborazione con le destre. Solo così fermiamo i populisti"

(reuters)
Il cancelliere tedesco riferisce sul negoziato per le alte cariche europee nella riunione dei Socialisti e democratici, cui Repubblica riesce ad assistere. “L'accordo si fa tra oggi e domani. Senza i Conservatori”
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Bruxelles – “Nessuna collaborazione con Ecr”. La sala scelta dai leader socialisti europei è in un centro eventi abbastanza impersonale della capitale belga. L’ingresso è blindato, soprattutto per i giornalisti. Repubblica riesce comunque a trovare un varco e ad ascoltare in diretta la prima parte della riunione che deve preparare il Consiglio europeo del pomeriggio. Attorno al tavolo quadrato c’è uno strano silenzio. C’è tensione, il momento è grave. “La parola al nostro negoziatore, Olaf”. Olaf è il Cancelliere tedesco Scholz. E’ lui ad aver trattato sui top jobs con il Ppe e i liberali, anche se uscito sconfitto dalle elezioni europee in Germania. Ed è lui, adesso, a chiarire la linea di demarcazione oltre la quale il Partito socialista europeo non può spingersi. Con parole chiare, che sono consentite solo nel chiuso di una riunione che dovrebbe restare interna al partito. “Nessuna collaborazione con Ecr”, dice innanzitutto il socialista tedesco. E’ questa la precondizione per qual…

Bruxelles – “Nessuna collaborazione con Ecr”. La sala scelta dai leader socialisti europei è in un centro eventi abbastanza impersonale della capitale belga. L’ingresso è blindato, soprattutto per i giornalisti. Repubblica riesce comunque a trovare un varco e ad ascoltare in diretta la prima parte della riunione che deve preparare il Consiglio europeo del pomeriggio. Attorno al tavolo quadrato c’è uno strano silenzio. C’è tensione, il momento è grave. “La parola al nostro negoziatore, Olaf”. Olaf è il Cancelliere tedesco Scholz. E’ lui ad aver trattato sui top jobs con il Ppe e i liberali, anche se uscito sconfitto dalle elezioni europee in Germania. Ed è lui, adesso, a chiarire la linea di demarcazione oltre la quale il Partito socialista europeo non può spingersi. Con parole chiare, che sono consentite solo nel chiuso di una riunione che dovrebbe restare interna al partito. “Nessuna collaborazione con Ecr”, dice innanzitutto il socialista tedesco. E’ questa la precondizione per qualsiasi patto europeista, aggiunge: “Non si può andare oltre l’accordo con il Ppe e Renew”, non ci può essere alcuna “collaborazione con l’estrema destra”. Ma quello che più colpisce, è il richiamo alla “responsabilità” dei socialisti europei, un invito a tenere compattamente la posizione in vista del voto nell’Aula dell’Europarlamento: “Ragazzi, l’allargamento ai Verdi non so se riusciremo a portarlo a casa, anche se ovviamente ci stiamo provando. Per questo, dobbiamo tenere noi del Pse, in modo da evitare” che si inseriscano altri soggetti e facciano “saltare l’accordo raggiunto”.

I leader lo ascoltano. Ci sono Paolo Gentiloni, Elly Schlein e Peppe Provenzano per l’Italia. I premier socialisti di Romania, Danimarca e Malta. C’è Josep Borrell, che ha guidato la politica estera del continente negli ultimi cinque anni. E c’è il candidato ufficiale dei socialisti alla presidenza della Commissione, il lussemburghese Schmit, che parla di “enorme sfida democratica per l’Europa, basta vedere quello che sta succedendo il Francia in questi giorni”. A precedere Scholz è il presidente del Pse, Stefan Lofven, che dice qualcosa di interessante: “Finora siamo riusciti a fare quello che ci eravamo proposti, ma io non mi sento perfettamente a mio agio con i popolari, perché cambiano idea troppo spesso, non sono del tutto affidabili”.

Sono gli stessi timori di Scholz: attenti a restare uniti, perché a destra potrebbero partire giochi per indurre il Ppe a guardare a destra, in direzione di Ecr. Appena prende la parola, Scholz condivide con gli altri leader un’analisi onesta del voto europeo, che in Germania ha segnato l’avanzata dei neonazisti dell’Afd. “C’è stata una affermazione dei populisti in alcuni Paesi, tra cui Francia e Austria”. Le ragione le elenca tutte, minuziosamente: “C’è un senso di insicurezza in molti Paesi, sul futuro e sulla guerra, ma anche sulle eventuali guerre che verranno. E poi l’inflazione, la crisi energetica, i migranti”. E però, esiste comunque una maggioranza europeista, prosegue nel suo ragionamento, rappresentata dai negoziatori delle tre famiglie che hanno siglato il patto sulle alte cariche che arriva oggi in Consiglio europeo. “Ho parlato con Tusk e gli altri popolari – riferisce Scholz - l’accordo si fa tra oggi e domani. E’ un segnale positivo in questo tempo di crisi”.

E’ un patto che si basa sui nomi di Ursula von der Leyen, Antonio Costa e Kaia Kallas. E siccome il Ppe mette in discussione che la durata del mandato dell’ex premier socialista portoghese possa durare cinque anni, chiedendo di ridiscutere tutto dopo due anni e mezzo, il Cancelliere tedesco prova a rassicurare i presenti: “L’accordo verrà confermato anche nella seconda metà del mandato, si farà come al solito, ossia confermare Costa alla presidenza del Consiglio”.

Poi il “negoziatore” torna a parlare della necessità di un argine contro tutte le destre, a partire dai Conservatori europei. “Mi raccomando, dico davvero, ditelo alle vostre delegazioni: bisogna mantenere e difendere questo accordo, quello tra le tre grandi famiglie”. Per evitare il rischio che si inseriscano altri soggetti, aggiunge. “Bisogna essere prudenti”. Parte il dibattito, interviene la premier danese Mette Frederiksen, che rappresenta “l’ala destra” dei socialisti. Lei ha un’analisi ancora più cruda di quanto accaduto alle Europee, “non possiamo ignorare che qualcosa è successo”, chiedendo al partito di cambiare approccio sul tema dei migranti. Tocca a Elly Schlein, ma veniamo invitati a lasciare bruscamente la sala. Dirà che per far progredire l’integrazione europea è importante mantenere l’intesa tra le forze europeiste. Per questo non è possibile coinvolgere le destre euroscettiche. E Meloni? “Lei continua a sbagliare sempre alleati”.

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