Il Quirinale non intende intervenire nella vicenda di Gioventù Nazionale, la giovanile di FdI, tantomeno per biasimare Fanpage, la testata online che ha raccontato, con una giornalista infiltrata, gli insulti antisemiti, gli inni a Mussolini, il Sieg Heil nazista, pronunciati da alcuni militanti (e dirigenti) della “cantera” meloniana. Era stata proprio la premier, irritualmente, a tirare per la giacca il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Invitandolo - l’altro ieri da Bruxelles - a prendere posizione. Contro la stampa. «Infiltrarsi nelle riunioni dei partiti è da regime, è consentito? - l’attacco della premier - Lo chiedo ai partiti e anche al presidente della Repubblica». Il Colle resta in silenzio. Mattarella, solo una settimana fa, aveva ricordato che «la democrazia ha bisogno di una stampa capace di guardare la realtà con libertà e spirito critico».
I partiti comunque rispondono, alla leader di FdI. E lo fa pure Fanpage. Il direttore della testata, Francesco Cancella…
Il Quirinale non intende intervenire nella vicenda di Gioventù Nazionale, la giovanile di FdI, tantomeno per biasimare Fanpage, la testata online che ha raccontato, con una giornalista infiltrata, gli insulti antisemiti, gli inni a Mussolini, il Sieg Heil nazista, pronunciati da alcuni militanti (e dirigenti) della “cantera” meloniana. Era stata proprio la premier, irritualmente, a tirare per la giacca il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Invitandolo - l’altro ieri da Bruxelles - a prendere posizione. Contro la stampa. «Infiltrarsi nelle riunioni dei partiti è da regime, è consentito? - l’attacco della premier - Lo chiedo ai partiti e anche al presidente della Repubblica». Il Colle resta in silenzio. Mattarella, solo una settimana fa, aveva ricordato che «la democrazia ha bisogno di una stampa capace di guardare la realtà con libertà e spirito critico».
I partiti comunque rispondono, alla leader di FdI. E lo fa pure Fanpage. Il direttore della testata, Francesco Cancellato, spiega che «è regime quando il governo spia i giornali. Quando invece la stampa indaga sulla politica è democrazia». Cancellato difende anche le modalità dell’inchiesta: «Le indagini giornalistiche sotto copertura - sostiene - sono considerate deontologicamente corrette da un secolo, laddove non si può reperire la stessa informazione in altro modo e quando porta ad un’informazione di pubblico interesse». Quanto all’altra accusa di Meloni - Fanpage avrebbe indagato con infiltrati «solo su FdI» - ecco l’altra replica: «È falso, abbiamo realizzato inchieste con infiltrati anche sul Pd, come sulla truffa delle tessere in Campania». E questo è vero, tanto che Elly Schlein, appena eletta, decise di commissariare il partito regionale.
«È anche falso che abbiamo esposto minorenni, tutti i personaggi non pubblici sono stati oscurati», risponde il giornalista. «Ma col Pd non si sono infiltrati così, per mesi», contro-ribatte Giovanni Donzelli, il responsabile Organizzazione dei Fratelli. Gli altri partiti chiamati in causa da Meloni, all’opposizione, comunque non solidarizzano con la premier. Anzi. Schlein parla di «un attacco frontale alla libertà di stampa. Meloni affronti antisemitismo, razzismo e apologia di fascismo nella sua giovanile». Anche per il capo di 5 Stelle, Giuseppe Conte, «Meloni dovrebbe ringraziare chi ha denunciato questo enorme problema e invece li attacca, come se il problema non fosse il tanfo ma chi solleva i tombini». Il segretario della Cgil Maurizio Landini intanto nota «pericolosi attacchi» all’informazione.
Pure FdI discute del caso. Dentro e fuori il partito. Il “Barone nero” Jonghi Lavarini, arcinoto esponente del neofascismo milanese, parla di «ipocrisia» dai vertici della fiamma. Perché quanto svelato dall’inchiesta sarebbe «la norma, tra i militanti. È Donzelli che deve dimettersi, non la sua segretaria», anche lei intercettata. È una dei tre dirigenti di Gn che a breve potrebbe essere deferita ai probiviri. Ma i tempi per l’espulsione non sono stretti, perché «vanno rispettate le procedure», dice chi segue il dossier. Il vice-presidente della Camera, Fabio Rampelli, tra i fondatori di FdI, però è molto netto. «Gli estremisti beceri» inquadrati da Fanpage vanno «messi subito alla porta», dice intervistato da Repubblica. «Io già negli anni ’80, quando alcuni cercavano di infiltrarsi e strutturare gruppi razzisti nel Fronte della Gioventù li cacciavo, perché erano incompatibili con la nostra natura, oltre che col nostro progetto. Facevo anche dei corsi di formazione, per i militanti che si iscrivevano. Avevo in mente una destra lontana anni luce da quella caricaturale di alcuni estremisti che la zavorravano».
Rampelli ricorda di quando, per avere organizzato un’assemblea antirazzista, «rischiammo l’espulsione dal Msi». O di quando consegnò «nel ‘90 una lettera al Rabbino capo Toaff denunciando l’orrore delle leggi razziali. E la nomenclatura all’epoca era più affine a Predappio che a Gerusalemme». Ecco perché, dice, «vanno espulsi gli artefici di quelle inaccettabili intemperanze». Difende però Gn, che 5S e Pd vorrebbero sciogliere: «Non diciamo idiozie. Gn è un movimento sano. E nessuno può politicamente essere responsabile di orribili battute e gesti fatti privatamente». Quanto alla possibilità di avvicendamenti nella segreteria di FdI, Rampelli esorta il suo partito a un cambio di approccio.