Antisemitismo, Rampelli: “Subito via da FdI gli estremisti beceri. Per un’assemblea antirazzista rischiai l’espulsione dal Msi. Nel partito si dialoghi di più”
di Lorenzo De Cicco“Gli estremisti beceri” inquadrati da Fanpage vanno “messi alla porta”, dice Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, tra i fondatori di FdI. “Io già negli anni ’80, quando alcuni cercavano di infiltrarsi e strutturare gruppi razzisti nel Fronte della Gioventù li cacciavo, perché erano incompatibili con la nostra natura, oltre che col nostro progetto. Facevo anche dei corsi di formazione, per i militanti che si iscrivevano”. Per avere organizzato un’assemblea antirazzista, “rischiai l’espulsione dal Msi”. E oggi, con questa intervista a Repubblica, quello che è stato il mentore di Giorgia Meloni, da un lato invita il suo partito alla linea dura contro i militanti di Gioventù nazionale inguaiati dall’inchiesta giornalistica, dall’altro esorta FdI a un cambio di approccio interno. “A dialogare, confrontarsi, per non cadere in uno sterile automatismo” e a “uscire dal recinto della polemica quotidiana spicciola con gli avversari”.
Rampelli, raccontava che razzisti, antisemiti, nostalg…
“Gli estremisti beceri” inquadrati da Fanpage vanno “messi alla porta”, dice Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, tra i fondatori di FdI. “Io già negli anni ’80, quando alcuni cercavano di infiltrarsi e strutturare gruppi razzisti nel Fronte della Gioventù li cacciavo, perché erano incompatibili con la nostra natura, oltre che col nostro progetto. Facevo anche dei corsi di formazione, per i militanti che si iscrivevano”. Per avere organizzato un’assemblea antirazzista, “rischiai l’espulsione dal Msi”. E oggi, con questa intervista a Repubblica, quello che è stato il mentore di Giorgia Meloni, da un lato invita il suo partito alla linea dura contro i militanti di Gioventù nazionale inguaiati dall’inchiesta giornalistica, dall’altro esorta FdI a un cambio di approccio interno. “A dialogare, confrontarsi, per non cadere in uno sterile automatismo” e a “uscire dal recinto della polemica quotidiana spicciola con gli avversari”.
Rampelli, raccontava che razzisti, antisemiti, nostalgici li cacciava già quarant’anni fa, a Colle Oppio…
“Avevo in mente una destra lontana anni luce da quella caricaturale di alcuni ambienti estremisti che la zavorravano. Io venivo dal Movimento studentesco. E nei licei occorreva saper rispondere nelle assemblee d’istituto alle accuse che la sinistra ci scaraventava. Occorreva studiare. Questo mi ha dato la carica nel tentare di rivoluzionare l’allora Fronte della Gioventù e non sono stato solo. Abbiamo modernizzato la destra, anticipato la svolta di Fiuggi”.
È vero che a Colle Oppio organizzava anche corsi di formazione, “gruppi di studio” per i militanti in entrata, per chiarire subito che non c’era spazio per il neofascismo? Come funzionavano?
“È vero. I gruppi di studio si sono sempre fatti e il confronto era spesso serrato”.
Tra chi?
“Una nuova destra futurista che si misurava con una destra più reazionaria e passatista. Ma chi non era d’accordo andava via o veniva mandato via. La differenza però l’ha fatta il nuovo modello politico, la ricerca del superamento degli schieramenti per costruire una comunità che si ritrovasse nella sfida generazionale. Era un ‘pieno di contenuti’, non un ‘vuoto’ dove si potessero sfogare le proprie frustrazioni”.
E l’Msi come la prese?
“Non fu sempre facile. In quegli anni abbiamo solidarizzato con gli immigrati aggrediti dai naziskin e dormito con loro in tenda, difeso il centro per malati di Aids di don Luigi Di Liegro assaltato dai comitati della borghesia pariolina capeggiati da parlamentari missini. Eravamo il FdG di Roma e tutti ci rispettavano, avversari compresi. L’episodio più eclatante fu il divieto a effettuare un’assemblea antirazzista a Colle Oppio. La facemmo lo stesso, rischiando l’espulsione. Parteciparono Gasbarra, Giachetti, e monsignor Di Liegro, capo della Caritas. Fu una giornata memorabile, due avversari politici e un “prete comunista” entrarono nella sede stracolma, simbolo della trasformazione in atto”.
E non crede che ce ne sarebbe bisogno, di questi corsi di formazione, viste le conversazioni antisemite, apologetiche del fascismo, addirittura del nazismo, intercettate fra i giovani di FdI?
“Ma Gioventù nazionale è un movimento di ragazzi esemplari, fanno da sempre la loro formazione e non hanno nulla a che spartire con quelle immagini. Si tratta di episodi deprecabili, ma singoli, di cui non ci si può accorgere perché si manifestano in privato”.
Ma erano sedi di partito. O raduni della giovanile…
“Di certo non sono mai stati esternati in pubblico, altrimenti i protagonisti sarebbero stati invitati a recarsi altrove. Noi li abbiamo scoperti ora e stiamo agendo mettendo alla porta gli artefici di quelle inaccettabili intemperanze. Sono entrati nel partito sbagliato, ce ne sono certamente altri più in sintonia con il loro estremismo becero. Noi non siamo mai stati razzisti né antisemiti. Ricordo che consegnammo una lettera al Rabbino capo Toaff alla Sapienza nel ‘90 denunciando l’orrore delle leggi razziali. E la nomenclaturaall’epoca era più affine a Predappio che a Gerusalemme. È questa la genesi di Fratelli d’Italia”.
I dirigenti della giovanile di FdI al centro dell’inchiesta vanno espulsi o semplicemente sospesi, come ipotizza qualcuno del suo partito?
“Ritengo saranno espulsi ed è quello che mi auguro, anche per ribadire a tutti chi siamo. Un movimento differenzialista che ama le identità e le vuole valorizzare, non reprimere. Il razzismo alligna nell’omologazione”.
5S e Pd chiedono di sciogliere Gn. Immagino non sarà d’accordo. Ma serve un cambio ai vertici?
“Non diciamo idiozie. Gn è un movimento sano. Nessuno può accorgersi, se non sbirciando dal buco della serratura, cosa fa una persona in una stanza. E nessuno può politicamente essere responsabile di orribili battute e gesti fatti privatamente”.
Da tempo si parla della voglia di Meloni di mettere mano al partito, di cambiamenti o nuovi ingressi in segreteria. Sarebbe utile un check up alla classe dirigente?
“Io credo che dobbiamo vincere la sfida di questo tempo, combattere la crisi della democrazia, della partecipazione. E per farlo serve dialogare, trovare luoghi idonei per non cadere in uno sterile automatismo. Non conosco altri modi per trovare la sintesi e la postura giusta per costruire una coscienza nazionale in grado di vincere la sfida. Non è un fatto di persone, di check up, ma della ricerca di un metodo che tenga insieme riflessione, quindi nuove soluzioni, e tempestività. Dobbiamo mettere contenuti sul tavolo delle decisioni, anche strategiche, uscendo dal recinto della polemica quotidiana spicciola con gli avversari”.