Un elogio al Papa e una dura critica al governo italiano nell’esordio della tre giorni romana di Al Gore. «È incredibile: l’Italia usa ancora denaro pubblico per finanziare nuovi impianti per il gas». L’attacco all’Eni e alle politiche climatiche del nostro Paese va in scena in mattinata, a poche centinaia di metri dalla sede della nostra principale compagnia energetica: l’ex vicepresidente degli Usa e premio Nobel per la Pace nel 2007 sta arringando oltre 1000 giovani dal palco del Centro Congressi La Nuvola. È la prima delle tre giornate di “training” organizzate dalla sua creatura, il Climate Reality Project. La scelta di Roma per questo 56esimo evento di formazione dei nuovi “leader climatici” non è casuale: rispetto alle edizioni precedenti, stavolta il focus è il cambiamento climatico in Europa e nel Mediterraneo. In platea centinaia di giovani italiani che aspirano a essere i climate leaders di domani, ma sono certamente di più gli stranieri. Nelle due ore di lezione, l’ex braccio destro di Bill Clinton alla Casa Bianca snocciola numeri, grafici, video, che illustrano le cause e le conseguenze della «più grande sfida che l’umanità abbia mai affrontato».
«Ma ci sono anche le buone notizie. E sono incredibili quanto quelle cattive», dice il premio Nobel, quando si avvia a parlare delle soluzioni. La prima e fondamentale? Cambiare il nostro modo di produrre energia, abbandonando i combustibili fossili. Si può fare, e lo dimostra il boom globale di eolico e fotovoltaico.
Al Gore elogia il recente annuncio di realizzare nuovi impianti fotovoltaici che soddisferanno i fabbisogni energetici della Santa Sede: «Il Vaticano ha ormai una grande leadership in fatto di energia solare». Nel pomeriggio lo dirà personalmente a Papa Francesco, nel corso di un incontro privato nella residenza di Santa Marta, alla presenza di padre Enzo Fortunato, coordinatore della Giornata Mondiale dei Bambini, e del direttore di Green&Blue Riccardo Luna. Il Pontefice e il Nobel per la Pace hanno convenuto sull’esigenza di accelerare la transizione, nonostante la resistenza delle grandi aziende di combustibili fossili.
Molto più severo il giudizio dell’ex vicepresidente Usa sull’altra sponda del Tevere. «L’Italia è tra i Paesi che propongono il maggior numero di nuove infrastrutture per combustibili fossili. C’è già più gas di quanto ne occorra e si continua a progettare nuove importazioni di gas naturale liquefatto. Se saranno realizzati tutti i progetti di cui si parla, sarà come aver costruito più di 300 centrali a carbone. Con tutti questi gasdotti stiamo minacciando il futuro dell’umanità: è una follia. Ma allora perché insistere?», si è chiesto Gore davanti alla platea dei giovani europei. «Le compagnie dei combustibili fossili hanno un potere economico enorme. Possono permettersi di andare da un governo e dirgli: ti schiacciamo. E il risultato è che ottengono soldi pubblici da investire ancora in petrolio e gas. In fatto di sussidi, l’Italia tra i 2020 e il 2022 ha dato 15 volte più soldi ai combustibili fossili che alle rinnovabili, soggiacendo al potere di quelle aziende», continua Gore, mentre sui tre schermi alle sue spalle giganteggia il cane a sei zampe dell’Eni.
Per Al Gore sono i colossi del petrolio, «la più potente lobby di tutti i tempi», il vero ostacolo a una transizione che sarebbe già possibile. Ed eccolo allora il ruggito con il quale il vecchio leone della politica progressista americana conclude, invitando i giovani a cambiare lo scenario attuale: «Unite le vostre voci, dite la verità al potere, scegliete e votate. Il futuro dipende da voi».