Quando Pietrangeli “si infiltrò” nell’Msi: nel 1975, il documentario-beffa che svelò il doppio registro della destra italiana
di Matteo PucciarelliA guardar bene indietro, non è la prima volta che l'opinione pubblica "scopre" in maniera clamorosa il doppio registro della destra neo e post fascista: nostalgica ed estremista in privato, rassicurante e semplicemente conservatrice in pubblico. Grazie, oggi come allora, ad un lavoro giornalistico di approfondimento come quello di Fanpage sui giovani di Fratelli d’Italia.
Maurizio Molinari: "Meloni dovrebbe ringraziare Fanpage perché la aiuta a liberarsi dai neofascisti"
Nel 1975 uscì un documentario firmato da Paolo Pietrangeli (proprio lui, l'autore di Contessa) e intitolato Bianco e nero. Un approfondimento sul neofascismo italiano e le sue violenze che conteneva interviste a pesi massimi del Movimento sociale italiano, il partito erede del Ventennio. Giorgio Almirante, Junio Valerio Borghese - il generale golpista e gran capo della X Mas, corpo della Repubblica di Sa…
A guardar bene indietro, non è la prima volta che l'opinione pubblica "scopre" in maniera clamorosa il doppio registro della destra neo e post fascista: nostalgica ed estremista in privato, rassicurante e semplicemente conservatrice in pubblico. Grazie, oggi come allora, ad un lavoro giornalistico di approfondimento come quello di Fanpage sui giovani di Fratelli d’Italia.
Maurizio Molinari: "Meloni dovrebbe ringraziare Fanpage perché la aiuta a liberarsi dai neofascisti"
Nel 1975 uscì un documentario firmato da Paolo Pietrangeli (proprio lui, l'autore di Contessa) e intitolato Bianco e nero. Un approfondimento sul neofascismo italiano e le sue violenze che conteneva interviste a pesi massimi del Movimento sociale italiano, il partito erede del Ventennio. Giorgio Almirante, Junio Valerio Borghese - il generale golpista e gran capo della X Mas, corpo della Repubblica di Salò esaltato da Roberto Vannacci in campagna elettorale -, Pino Rauti, Gino Birindelli, Ciccio Franco parlarono a ruota libera, esaltando l'esperienza del fascismo, del nazismo, della violenza e della lotta armata. Possibile? Sì, perché Pietrangeli con la sua troupe ingannarono la dirigenza missina. Fecero loro credere di essere lì per un circuito televisivo francese e che quindi quelle parole in libertà non sarebbero state destinate al pubblico italiano. Ovviamente quello era un altro mondo, senza web e senza social, dove poteva benissimo accadere che parlare a un network straniero non avesse ripercussioni in patria.
Diceva nel documentario Borghese: «I comunisti sono nemici e se potessimo sterminarli io sarei molto contento. Sto ancora combattendo contro altri italiani, e non mi imbarazza affatto». Oppure Franco, ripreso a un comizio in Calabria: «Comunisti, noi vi bruceremo vivi, rossi a Reggio morirete». Ancora, c'era Rauti - la figlia Isabella Rauti è sottosegretaria alla Difesa dell'attuale governo - che dichiarava sorridente: «Noi riprendiamo le teorie fondamentali del fascismo»; quelle del nazismo sono «un contributo di studio, di pensiero, di dottrina e cultura». Sempre Rauti: «Noi siamo contrari in linea di principio alla democrazia parlamentare, non crediamo nell'uguaglianza tra gli uomini, crediamo alla differenza». Almirante: «Sono d'accordo quando i miei scendono in piazza per battersi contro l'estrema sinistra; se non ci fossimo noi, non ci sarebbe nessuno a battersi, e la sinistra virtualmente sarebbe al potere»; «se i socialcomunisti andassero al potere per libere elezioni» sarebbe prevedibile la mancanza di una libera democrazia «ed io tenterei di difendermi con ogni mezzo».
Nel lavoro di Pietrangeli si vedevano i reduci di El Alamein in pellegrinaggio: deponevano corone, piangevano e al ritorno sul pullmann intonavano Giovinezza, sfoggiavano saluti romani e eia-alala davanti alle cineprese.
Uscite le prime indiscrezioni, l'allora sostituto procuratore della Repubblica Michele Lo Piano, il quale conduceva un'inchiesta su Almirante e il Msi per tentata ricostituzione del partito fascista, arrivò nella sede dell'Unitelefilm a Roma per visionare il lungometraggio e ne ottenne la trascrizione.
Successe un mezzo finimondo politico, perché Pietrangeli riuscì a mostrare la reale natura del Msi, con militanti che, se messi a proprio agio, teorizzavano serenamente l'idea di un colpo di Stato, come peraltro avvenne in quegli anni in Grecia. L'Italia invece era alle prese con la strategia della tensione, cioè di bombe e attentati che presero di mira la classe operaia e la popolazione civile, pensati e realizzati da estremisti di destra con la copertura di apparati dello Stato. «Nel 1960 provengono ancora dall'amministrazione fascista 126 prefetti su 128; 241 viceprefetti su 241, 135 questori su 135 e 139 vicequestori su 139», ricordava il documentario di Pietrangeli.
Bianco e nero, costato pochi milioni di lire, fu un successo di pubblico, ne incassò 870. Nel 2000 la pellicola è stata restaurata e oggi è disponibile su YouTube sul canale dell'Archivio audiovisivo del Movimento operaio.