Autonomia differenziata, le due strade per bloccare la riforma: cosa prevedono le procedure per referendum e voto delle Regioni
di Gabriele BartoloniOpposizioni, sindacati, associazioni. La galassia contraria all'Autonomia differenziata scalda i motori per il referendum. Servono 500 mila firme da raccogliere entro il 30 settembre. Un obiettivo a portata di mano, se si considera che per indire la consultazione il centrosinistra può fare affidamento anche sulle 5 regioni a guida progressista. L'incognita, semmai, è sul secondo step. E cioè sulla ‘tagliola’ del quorum, la stessa che ha mandato in fumo le consultazioni che si sono svolte negli ultimi anni, dal 2016 ad oggi. Perché per la validità del referendum abrogativo (differente da quello costituzionale) è necessario portare alle urne almeno il 50 più uno degli aventi diritto: un elettore su due.
Tutto dipende da quanto la politica riuscirà a mobilitare l'elettorato. E i precedenti non lasciano ben spe…
Opposizioni, sindacati, associazioni. La galassia contraria all'Autonomia differenziata scalda i motori per il referendum. Servono 500 mila firme da raccogliere entro il 30 settembre. Un obiettivo a portata di mano, se si considera che per indire la consultazione il centrosinistra può fare affidamento anche sulle 5 regioni a guida progressista. L'incognita, semmai, è sul secondo step. E cioè sulla ‘tagliola’ del quorum, la stessa che ha mandato in fumo le consultazioni che si sono svolte negli ultimi anni, dal 2016 ad oggi. Perché per la validità del referendum abrogativo (differente da quello costituzionale) è necessario portare alle urne almeno il 50 più uno degli aventi diritto: un elettore su due.
Tutto dipende da quanto la politica riuscirà a mobilitare l'elettorato. E i precedenti non lasciano ben sperare. L'incognita dovuta ad un'affluenza sempre più in calo (alle Europee per la prima volta si è scesi sotto quota 50) si mischia con la difficoltà, non nuova, di centrare il quorum per le consultazioni abrogative. Gli ultimi sei referendum - 5 dei quali parte della medesima consultazione - sono tutti falliti a causa della bassa affluenza. Si tratta del referendum sulle trivelle (2016) e del pacchetto di quesiti sulla giustizia del 2022. Quest’ultimo si è chiuso con una partecipazione di circa 30 punti inferiore il minimo indispensabile. Certo, non si trattava di tornate dal forte significato politico e, soprattutto, in ballo non c'erano riforme su cui il governo aveva deciso di mettere la faccia. L'Autonomia, al contrario, è uno dei provvedimenti bandiera che, insieme al premierato, rappresenta il fulcro dell'azione di questo esecutivo e uno dei principali punti di frizione con le opposizioni.
Tutte caratteristiche in grado di far crescere la partecipazione alle urne, sebbene neppure le Europee di quest’anno siano state in grado di portare alle urne almeno la metà degli elettori. Si vedrà dunque se il governo sceglierà la strategia del ‘tutti al mare’ (cioè far fallire il referendum) o di motivare l'elettorato favorendo la partecipazione. Intanto va depositato il quesito e vanno raccolte le 500 mila firme da portare entro il 30 settembre al cospetto della Cassazione. Un obiettivo, quello del mezzo milione, a portata di mano vista la capacità organizzativa di chi si oppone al disegno autonomista del governo. In prima linea ci sono Cgil, Uil e i partiti di opposizione. L’alternativa alla raccolta firme è il voto di almeno 5 consigli regionali, quanti cioè attualmente sono controllati dal centrosinistra. Si tratta di Emilia Romagna, Toscana, Sardegna, Campania e Puglia.
Ma la strada maestra, al momento, rimane quella delle firme. Una volta depositate, la Cassazione verificherà il rispetto di tutti requisiti, a partire dal numero delle sottoscrizioni raccolte. Dopodiché la palla passerà alla Corte costituzionale che entro il 20 gennaio convocherà la Camera di consiglio per decidere l’ammissibilità del quesito. Va ricordato infatti che non è possibile indire referendum su leggi tributarie e di bilancio, su amnistia e indulto e sui trattati internazionali. Dopo l’ok della Consulta spetterà al governo convocare il referendum, che dovrà celebrarsi una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno.