Giordano Bruno Guerri: “Segre va difesa a tutti i costi. E a Meloni dico: basta vittimismo”
di Matteo PucciarelliGiordano Bruno Guerri
MILANO — Lo storico Giordano Bruno Guerri, che sul fascismo e sul Duce ha scritto numerosi libri e che di sinistra certo non è, dice per cominciare che «Fanpage ha fatto il proprio mestiere con mezzi assolutamente legittimi, li utilizzai anche io in passato».
Verso qualche partito?
«No, peggio, verso la Chiesa, che è un avversario certamente più insidioso. Scrissi un libro che si chiamava Io ti assolvo, andandomi a confessare in varie parrocchie d’Italia. Confessioni false, ma risposte vere. Forse è stato un po’ maleducato ma non c’era altro modo per sapere cosa dicevano davvero ai fedeli».
Si aspettava di vedere gli inni al Duce, i motti nazisti, le battute antisemite?
«Sì, anche perché credo che in un qualsiasi partito collocato agli estremi ci si trovi una minoranza di fanatic…
MILANO — Lo storico Giordano Bruno Guerri, che sul fascismo e sul Duce ha scritto numerosi libri e che di sinistra certo non è, dice per cominciare che «Fanpage ha fatto il proprio mestiere con mezzi assolutamente legittimi, li utilizzai anche io in passato».
Verso qualche partito?
«No, peggio, verso la Chiesa, che è un avversario certamente più insidioso. Scrissi un libro che si chiamava Io ti assolvo, andandomi a confessare in varie parrocchie d’Italia. Confessioni false, ma risposte vere. Forse è stato un po’ maleducato ma non c’era altro modo per sapere cosa dicevano davvero ai fedeli».
Si aspettava di vedere gli inni al Duce, i motti nazisti, le battute antisemite?
«Sì, anche perché credo che in un qualsiasi partito collocato agli estremi ci si trovi una minoranza di fanatici. Ma sono persone che inneggiano a cose che non conoscono neanche. Non conoscono la storia, a loro piace l’apparenza, il braccio alzato, la camicia con i gagliardetti, i motti, ma poi gli vorrei chiedere se sarebbero d’accordo con l’idea che l’individuo in sé non conta, se non in funzione dello Stato. Gli chiederei se a loro piacerebbe davvero andare a fare la guerra: leva obbligatorio, fucile in spalle, e via al fronte. Sarebbero contenti?».
Pensa che Fdi abbia davvero fatto i conti con il proprio passato?
«La stragrande maggioranza dei suoi elettori sì, non ci pensano neppure. Una parte della vecchia guardia è rimasta indietro, Meloni ha fatto un salto in lungo».
Lei però ha minimizzato, poi se l’è presa con la stampa.
«Non mi scandalizzo: si è arrampicata sugli specchi come avrebbe fatto un leader di partito che difende la propria comunità, del resto è mestiere di chi guida un soggetto politico, non potrebbe fare diversamente».
Magari, anche per finta, avrebbe potuto ringraziare chi le aveva fatto scoprire cose che non sapeva.
«Ipotesi non realistica».
A destra c’è un problema di antisemitismo secondo lei?
«Credo sia un problema riflesso e di ignoranza, si pesca nel passato e si pesca di tutto, anche il peggio. Le cito un ras del fascismo, Roberto Farinacci: a un certo punto disse “la Chiesa ci ha insegnato per secoli a essere antisemiti, non possiamo non esserlo”. Molto sottotraccia è un sentimento che c’è ed è evidente che nella destra può essere più forte. Ma ho l’impressione che ci si trovi davanti a dei ragazzini che non sanno quello che dicono».
Liliana Segre ha chiesto se dovrà essere costretta ad andarsene un’altra volta dal nostro Paese. Condivide?
«Ha fatto una giusta provocazione ma non credo rischi questo pericolo, dopotutto l’Italia l’ha fatta senatrice a vita. Personalmente sarei pronto a mettermi tra lei e la frontiera, se mai dovesse succedere qualcosa».
Fa impressione il vittimismo di Meloni e di FdI: si lamentano delle inchieste di stampa, parlano di regime mentre governano loro. L’artificio retorico funziona ancora?
«Intanto tutto ciò è una conseguenza dell’essere stati tutta la vita all’opposizione, quel “ci dicono che siamo sporchi brutti e cattivi”. Ora questo rito si è trascinato fino a dopo il governo, ma sarebbe ora che cessassero, non ha senso».
Dovesse dare un consiglio a Giorgia Meloni?
«Che bisogna essere aperti e flessibili nelle posizione prese, il mondo è duttile ed elastico, le posture inflessibili non solo sono destinate a spezzarsi ma non percepiscono la realtà».