Bonaccini: “In Francia nasce l’alternativa democratica. È una lezione anche per noi”
di Giovanna VitaleStefano Bonaccini
«Il voto francese dimostra che, nonostante la forte affermazione del Rassemblement National, esiste un’alternativa democratica, progressista e repubblicana che può diventare maggioranza». Da inguaribile ottimista Stefano Bonaccini — presidente dell’Emilia Romagna e del Pd, fresco di elezione in Europa con quasi mezzo milione di preferenze — preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno.
Però la vittoria di Le Pen è netta, rispetto al 2022 ha raddoppiato i voti. Non è un dato preoccupante?
«Non c’è dubbio che si tratti di un successo, ma per cantare vittoria aspetterei il secondo turno. Sebbene il Rn avesse dentro anche il pezzo dei repubblicani di Eric Ciotti, non mi pare che abbia sfondato. Dunque, se gli exit poll verranno confermati, l’ottima performance del Nuovo Fronte popolare e comunque la tenuta di Macron indicano che c’è un blocco di forze in grado di governare, tenendo fuori l’estrema destra. Ed è confortante che i maggiori partiti che si oppongono a Marine Le Pen abbian…
«Il voto francese dimostra che, nonostante la forte affermazione del Rassemblement National, esiste un’alternativa democratica, progressista e repubblicana che può diventare maggioranza». Da inguaribile ottimista Stefano Bonaccini — presidente dell’Emilia Romagna e del Pd, fresco di elezione in Europa con quasi mezzo milione di preferenze — preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno.
Però la vittoria di Le Pen è netta, rispetto al 2022 ha raddoppiato i voti. Non è un dato preoccupante?
«Non c’è dubbio che si tratti di un successo, ma per cantare vittoria aspetterei il secondo turno. Sebbene il Rn avesse dentro anche il pezzo dei repubblicani di Eric Ciotti, non mi pare che abbia sfondato. Dunque, se gli exit poll verranno confermati, l’ottima performance del Nuovo Fronte popolare e comunque la tenuta di Macron indicano che c’è un blocco di forze in grado di governare, tenendo fuori l’estrema destra. Ed è confortante che i maggiori partiti che si oppongono a Marine Le Pen abbiano già dichiarato di essere pronti a unirsi per batterla».
Secondo lei l’altissima affluenza chi ha avvantaggiato?
«Secondo me è stata la chiave per rallentare l’irrefrenabile avanzata del Rn. Ed è la ragione per la quale mi auguro che questa fantastica partecipazione, che è sempre una buona notizia per la democrazia, si ripeta anche ai ballottaggi. Se combinata con una grande alleanza fra le forze liberali e progressiste si potrà ribaltare il risultato di oggi».
Ma pensa davvero che Melenchon e Macron, che si detestano cordialmente, siano in grado di raggiungere un accordo?
«Sono obbligati. E lo sanno loro per primi. Tant’è che dopo la pubblicazione degli exit poll sia Macron, sia Melenchon, sia Glucksmann hanno annunciato l’intenzione di ritirare i rispettivi terzi candidati ai ballottaggi per far fronte comune contro Le Pen. Certo, per cambiare l’esito di una partita che non si è messa benissimo sarà richiesta una grande mobilitazione ed è ciò su cui si dovrà lavorare. Ma una presa di coscienza così chiara e repentina non era affatto scontata».
Macron tuttavia esce dalle urne con le ossa rotte.
«Beh, se stasera c’è uno sconfitto quello è senza dubbio il presidente francese. Anche se rimanere sopra il 20%, secondo i primi dati in nostro possesso, lo attesta fra le principali forze politiche europee. In ogni caso se non si vuol far vincere il Rassemblement serve anche lui».
I Repubblicains non daranno indicazioni per i ballottaggi, che segnale è?
«Molto interessante, significa che votare a destra non è più la linea del partito. È vero che gli elettori non sempre scelgono in base a cosa dicono i leader ma non è da sottovalutare il fatto che non abbiano dichiarato il sostegno a Le Pen».
Melenchon è a capo di una sinistra populista e a tratti anti — europeista, come farà a governare con i centristi di Ensemble?
«Non nascondo che possa essere un problema. Ma io starei ai fatti: anche il leader di France Insoumise ha detto che domenica prossima ritirerà i suoi candidati in caso di “triangolare”. Mi pare un’assunzione di responsabilità seria e positiva per fermare una destra pericolosa».
Perché pericolosa?
«Per i suoi tratti di autoritarismo che purtroppo abbiamo già visto all’opera in altri Paesi. Tesa a confondere l’ascesa nelle istituzioni con la presa di potere che occupa ogni spazio. Un’idea totalmente diversa dalla nostra».
Pure Meloni ha questi tratti?
«Sì, e lo sta dimostrando anche in questi giorni con gli attacchi sgangherati alla stampa».
La lezione francese è utile per la costruzione del campo largo?
«Questa definizione non mi è mai piaciuta. Io credo serva un progetto per l’Italia che sia davvero alternativo a questa destra. Abbiamo già dimostrato che laddove il Pd è in grado di allargare la coalizione ai settori moderati e ai 5S si riesce e si continua a vincere in tantissime realtà. Sei a zero nei capoluoghi di regione ne è la prova provata».