Piantedosi sminuisce i razzisti di FdI: “Preoccupano più le piazze antisemite”. Insorge l’opposizione
di Gabriella CeramiSolo una censura delle frasi razziste e degli inni nazisti pronunciati dei giovani di FdI, perché a preoccupare il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è «l’antisemitismo nelle piazze». Il titolare del Viminale, ospite di SkyTg24, stila una sua classifica di tipo politico su fatti e contesti diversi che hanno a che fare con l’odio nei confronti degli ebrei. «I comportamenti pericolosi - sostiene l’esponente del governo - non si sono evidenziati da quel gruppo giovanile, ma da ben altri», che così sminuisce le responsabilità di Gioventù nazionale, il movimento dei giovani di FdI per il quale i dirigenti meloniani avrebbero pronte un paio di espulsioni e qualche sospensione, nel tentativo di chiudere la vicenda e tamponare il danno d’immagine.
Per Piantedosi «l’antisemitismo che può preoccup…
Solo una censura delle frasi razziste e degli inni nazisti pronunciati dei giovani di FdI, perché a preoccupare il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è «l’antisemitismo nelle piazze». Il titolare del Viminale, ospite di SkyTg24, stila una sua classifica di tipo politico su fatti e contesti diversi che hanno a che fare con l’odio nei confronti degli ebrei. «I comportamenti pericolosi - sostiene l’esponente del governo - non si sono evidenziati da quel gruppo giovanile, ma da ben altri», che così sminuisce le responsabilità di Gioventù nazionale, il movimento dei giovani di FdI per il quale i dirigenti meloniani avrebbero pronte un paio di espulsioni e qualche sospensione, nel tentativo di chiudere la vicenda e tamponare il danno d’immagine.
Per Piantedosi «l’antisemitismo che può preoccupare un ministro dell’Interno» non è quello dei militanti della giovanile di Fratelli d’Italia che, ripresi da una telecamera nascosta di Fanpage, urlavano «duce, duce, duce» e il grido nazista «Sieg Heil» per poi deridere la senatrice Ester Mieli del loro stesso partito. «Mi preoccupa - afferma il ministro - quello che talvolta è emerso nelle piazze: gli incendi alle bandiere di Israele, l’assalto alla Brigata ebraica il 25 aprile, tutte cose dal punto di vista operativo, concreto, molto più pericolose che non sono state poste in essere da quel gruppo giovanile».
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Eppure la senatrice a vita Liliana Segre, di fronte alle frasi dei giovani di FdI («Ragazzi molto ignoranti della storia»), a In onda ha detto sconfortata: «Dovrò ancora essere cacciata dal mio Paese?». E ancora: «Penso che l’antisemitismo non potrà essere sradicato». Il ministro assicura che l’Italia «la stima e la adora», ma poi generalizza: «Invito tutti a fare un’analisi seria e concreta, non solo quel movimento giovanile».
Pd, Avs e +Europa sono indignati. Alfredo Bazoli, capogruppo Pd in commissione Giustizia a Palazzo Madama, consiglia al ministro di «non lanciarsi in spericolati e avventati parallelismi. Le sue sono parole da tribuno di partito». Anche perché, notano gli avversari, Piantedosi definisce «unidirezionale» l’inchiesta della testata giornalistica, un’inchiesta che la premier Meloni reputa «da regime»: «Se si utilizzassero gli stessi metodi in tanti dei sodalizi, dei centri sociali, delle associazioni giovanili che fanno parte di altri partiti, ne vedremmo delle belle».
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Non ci sta Matteo Ricci, eurodeputato dem neoeletto, che vede nell’atteggiamento del ministro un tentativo di eludere il problema e difendere FdI: «Piantedosi nega la realtà. Da lui ci aspettiamo risposte e non benaltrismo». Anche Nicola Fratoianni di Avs pensa il Viminale «non si stia preoccupando dei neofascisti» e che stia «omaggiando il partito di maggioranza». E il segretario di +Europa Riccardo Magi definisce il partito di Meloni «neofascista e antisemita. Ciò dovrebbe preoccupare un ministro dell’Interno degno di questo nome». Parla «di due pesi e due misure» il senatore dem Filippo Sensi: «Se questo è un governo. La destra, la peggiore». E Simona Malpezzi, capogruppo Pd nella commissione contro l’istigazione all’odio e alla violenza, ricorda che «o si è razzisti e antisemiti o non lo si è».
Interviene anche il presidente della comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun: «C’è un antisemitismo culturale radicato in diversi ambienti, così come c’è un antisemitismo che ha manifestato in modo violento nelle piazze e in certe università». Fadlun mette questi fatti sullo stesso piano ed era stato proprio lui, giorni fa, a chiedere a Meloni di isolare i nostalgici e dichiararsi antifascista.