✕

Calenda: “Marine Le Pen è il peggio. Un patto con la sinistra ma solo sui diritti sociali”

Il leader di Azione, Carlo Calenda (ansa)
Il leader di Azione: “Assurda la posizione di Meloni: non capisce che, aiutando i sovranisti, prepara la fossa dentro la quale butteranno il suo Paese”
2 minuti di lettura

«Qualunque cosa accadrà, che vinca il Rassemblement national o il Nouveau front populaire, dalle urne uscirà una Francia debole, molto meno influente in Europa. E sarà un bel casino anche per l’Italia». Vede fosco Carlo Calenda, il macroniano in salsa tricolore deciso ancora oggi a ricostruire il centro, mitologico topos ormai messo pesantemente in crisi dalla polarizzazione che imperversa a ogni latitudine, ma non alla sua.

Non sarà troppo pessimista?

«No, perché si vanno delineando due coalizioni che hanno al loro interno delle contraddizioni insanabili: da una parte quella formata dal partito di Macron e un pezzo della sinistra massimalista che lo odia, dall’altro lo schieramento dominato da Le Pen e destinato a scontrarsi frontalmente con il presidente della Repubblica. Il risultato sarà, comunque vada, l’ingovernabilità, il conflitto permanente e l’instabilità».

E quindi? Ensamble e il Nfp devono lasciare campo libero all’estrema destra?

«Non sto dicendo questo. Gli accordi…

«Qualunque cosa accadrà, che vinca il Rassemblement national o il Nouveau front populaire, dalle urne uscirà una Francia debole, molto meno influente in Europa. E sarà un bel casino anche per l’Italia». Vede fosco Carlo Calenda, il macroniano in salsa tricolore deciso ancora oggi a ricostruire il centro, mitologico topos ormai messo pesantemente in crisi dalla polarizzazione che imperversa a ogni latitudine, ma non alla sua.

Non sarà troppo pessimista?

«No, perché si vanno delineando due coalizioni che hanno al loro interno delle contraddizioni insanabili: da una parte quella formata dal partito di Macron e un pezzo della sinistra massimalista che lo odia, dall’altro lo schieramento dominato da Le Pen e destinato a scontrarsi frontalmente con il presidente della Repubblica. Il risultato sarà, comunque vada, l’ingovernabilità, il conflitto permanente e l’instabilità».

E quindi? Ensamble e il Nfp devono lasciare campo libero all’estrema destra?

«Non sto dicendo questo. Gli accordi di desistenza sono inevitabili e giusti perché Le Pen è il peggio che possa capitare».

Perché il peggio?

«La sua visione prevede la disgregazione dell’Europa. E siccome l’Italia senza l’Europa o con un’Europa impotente, fiaccata dai veti, è tecnicamente fallita, lei per noi rappresenta un rischio mortale che supera qualunque altro rischio. In caso di crisi finanziaria, che ci sarà, la Bce avrà molti meno margini di manovra per aiutare i Paesi in difficoltà. A partire dal nostro».

Eppure in Italia ha molti estimatori: Salvini ma anche la presidente del Consiglio.

«La posizione di Meloni è assurda, non capisce che — aiutando i sovranisti — prepara la fossa dentro la quale butteranno il suo Paese».

E dunque non serve anche qui da noi, come in Francia, un’alleanza delle forze alternative alla destra?

«Non facciamo i provinciali, Francia e Italia sono realtà molto diverse, a iniziare dal sistema elettorale. E comunque non ha senso parlare oggi, qui, di fronte unitario: prima bisogna recuperare gli elettori che non ci votano più perché si sono sentiti traditi dai governi progressisti. E siccome la destra non sta facendo niente per quelli che l’hanno scelta alle Politiche, prima dobbiamo fare in modo di riconquistarli. Ecco, impieghiamo i prossimi tre anni in questa missione. Che però non ci riuscirà se all’estremismo di Meloni rispondiamo con gli ecocidi e le case occupate».

E come bisogna rispondere?

«Facciamo un fronte unitario, di cui dovrebbe farsi promotore il Pd, su alcuni temi precisi: scuola, sanità e salari. Avanzando una proposta unica, una sorta di agenda repubblicana, anziché scimmiottare il fronte popolare francese. Noi di Azione siamo distanti da M5S e Avs su molte cose, dall’Ucraina in giù, ma c’è un punto su cui siamo tutti d’accordo: i diritti sociali. Mettiamoci a lavorare insieme. Che non significa allearsi contro i fascisti perché così i fascisti li aiuti. Ma parlando dei problemi degli italiani, dimostrando che sappiamo offrire delle soluzioni che chi governa invece non sa dare».

Quindi concorda con Meloni, secondo cui demonizzare chi non vota a sinistra è un trucco che non funziona più?

«Ma certo, dentro FdI ci sono ex democristiani, ex socialisti... Loro sono il primo partito fra gli operai. Che facciamo, demonizziamo gli operai? Vanno recuperati invece».

In quest’ottica, perché lei non ha aderito al comitato promotore del referendum contro l’Autonomia?

«Perché rischiamo di perderlo. L’ho detto anche a Schlein: dovremmo portare a votare 10 milioni di elettori in più e non la vedo bene. Perderlo a un anno dalle elezioni può pregiudicare le chances di successo».

E allora il fronte popolare italiano da dove dovrebbe cominciare?

«La mia proposta è presentare un emendamento comune di tutte le opposizioni alla legge di Bilancio perché i 10 miliardi destinati all’abbattimento del cuneo fiscale, che è difficile da confermare alla luce dei tagli che dovremo fare per rispettare il patto di stabilità, venga messo sulla sanità per assumere nuovo personale e aumentare gli stipendi. E andiamo tutti insieme in giro per il Paese a spiegarlo. Se vogliamo tornare a vincere è questo l’unico fronte popolare da fare».

Leggi i commenti