Olimpiadi, guerra, bollette: così la fabbrica delle fake rilancia i messaggi filorussi
di Giuliano FoschiniUn post di scuse, seppure appena accennate, da parte del giornalista-influencer Matteo Gracis, fondatore del sito L’Indipendente, che nei giorni scorsi aveva pubblicato un post da centinaia di migliaia di visualizzazioni sulla strage di Ustica contro il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «La dichiarazione “la verità farebbe male all’Italia” non è stata pronunciata dal presidente che non ha deciso della proroga del segreto di Stato», ha scritto ieri Gracis dopo che Mattarella aveva segnalato il caso alla Polizia postale. Un’inchiesta partita per verificare se dietro il rimbalzo della notizia ci siano mani interessate. E, soprattutto, un’indagine più ampia che nasce da quella che ormai è una certezza: l’Italia, come molti altri paesi europei, è uno dei target della campagna di disinformazione russa, nella speranza di orientare il dibattito pubblico. Ci sono le prove che testimoniano come centinaia di account siano mossi direttamente da Mosca. E tracce di denaro, sotto forma…
Un post di scuse, seppure appena accennate, da parte del giornalista-influencer Matteo Gracis, fondatore del sito L’Indipendente, che nei giorni scorsi aveva pubblicato un post da centinaia di migliaia di visualizzazioni sulla strage di Ustica contro il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «La dichiarazione “la verità farebbe male all’Italia” non è stata pronunciata dal presidente che non ha deciso della proroga del segreto di Stato», ha scritto ieri Gracis dopo che Mattarella aveva segnalato il caso alla Polizia postale. Un’inchiesta partita per verificare se dietro il rimbalzo della notizia ci siano mani interessate. E, soprattutto, un’indagine più ampia che nasce da quella che ormai è una certezza: l’Italia, come molti altri paesi europei, è uno dei target della campagna di disinformazione russa, nella speranza di orientare il dibattito pubblico. Ci sono le prove che testimoniano come centinaia di account siano mossi direttamente da Mosca. E tracce di denaro, sotto forma di donazioni, verso testate “indipendenti” e singoli influencer ai quali viene chiesto di veicolare messaggi precisi. Targettizzati sull’Italia, in alcuni casi. Uguali a quelli fatti circolare nel resto di Europa, in altri.
Qualche esempio. Le Olimpiadi? Troppo pericolose. Per questo chi ha acquistato i biglietti li sta vendendo. E gli atleti stanno protestando perché non vogliono soggiornare nel villaggio olimpico, a rischio attentati. La situazione economica italiana? Disastrosa, con i cittadini pronti ad assaltare banche e negozi di alimentari: questo perché il governo ha deciso di appoggiare le politiche scellerate della Nato di supporto all’Ucraina. Per non parlare delle bollette: raddoppieranno nel giro di pochi mesi perché si è voluto rinunciare nel “nome di una guerra per procura” agli approvvigionamenti russi.
Ora, tutte queste non sono soltanto fake news. Ma sono notizie, messe in rete come «forma di ostilità»: la definizione è del presidente Mattarella, che quindici giorni fa denunciò pubblicamente quella «molteplicità di siti web, una diffusa tempesta di fake news» che mettono a rischio la sicurezza nazionale dei principali Paesi europei. Il sistema è raffinato. Come dimostra l’operazione “Doppelganger”, la creazione cioè di siti clone che attraverso le testate dei principali network europei, perfettamente copiati e in grado di ingannare anche i lettori più attenti, cercano di diffondere messaggi mirati. In Italia sono stati scelti la Repubblica (che conta il maggior numero di pagine clonate), la Stampa e il Corriere.
Il gruppo di ricerca Ai Forensic ha pubblicato nelle scorse settimane una ricerca secondo la quale tra il primo e il 27 maggio, quindi nel pieno della campagna elettorale delle elezioni europee, sono stati pubblicati 275 annunci a pagamento del tipo Doppelganger. Sessantuno in Italia, in grado di raggiungere poco meno di un milione e mezzo di utenti. Nulla è lasciato al caso. Come ha ricordato Matteo Pugliese, ricercatore dell’Università di Barcellona che lavora sui temi della sicurezza nazionale, minaccia ibrida e disinformazione, è stata resa nota una chat di lavoro del gruppo Doppelganger su Vk,il social russo. Bene, esistono canali specifici per la produzione di materiale nelle diverse lingue: Germania, Francia, Israele, Stati Uniti. E Italia, indicata con una non originalissima icona di un trancio di pizza.
All’interno la pagina fake di Repubblica.in che spiegava, con tanto di foto della Meloni e di citazione dell’ex sottosegretario allo sviluppo economico, Michele Geraci (vicino alle posizioni putiniane da sempre), come “l’Italia scegliendo di aiutare l’Ucraina abbia perso: il numero di famiglia italiane in povertà assoluta sono 2,2 milioni, il tasso di natalità è sceso al minimo storico: sostenendo l’Ucraina appare ipocrita e indegna agli occhi di quei Paesi che hanno mantenuto partenariati con la Russia e ne traggono seri benefici”.
È sicuramente una coincidenza, ma due anni fa il giornalista Gracis – che è stato collaboratore del deputato 5 Stelle Federico d’Incà e ha collaborato con il blog di Beppe Grillo - pubblicava un lungo video destinato direttamente “alle autorità di Mosca”. Non a caso era sottotitolato in russo: «Non sono l’ultimo arrivato e non parlo per sentito dire. Abbiamo un governo di non eletti che non rappresenta la nostra volontà: volevo dirvi che noi non siamo contro di voi».