Lega, la strategia della guerriglia. Salvini contro Meloni e FdI in (quasi) tutti i ddl in Parlamento: maternità surrogata, balneari e sicurezza
a cura della redazione PoliticaGiorgia Meloni e Matteo Salvini
Nel fortino di Palazzo Chigi hanno la netta sensazione che Matteo Salvini abbia messo in atto la stessa, identica strategia che nel 2019 lo ha portato a tagliare i ponti dal governo gialloverde. Una costante, sistematica guerriglia su ogni singolo provvedimento, peggio: ogni emendamento in transito da una commissione parlamentare. Sulla maternità surrogata o sulle pene per le madri di bambini sotto i dodici mesi, sulle gare per le concessioni ai balneari ai provvedimenti economici e fiscali.
In effetti i sospetti di Giorgia Meloni non sono infondati. L’alleato e vicepremier Matteo Salvini ha dato mandato ai due capigruppo, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, di marcare il partito della presidente del Consiglio su ogni norma. Portare avanti una strategia del “distinguo” fino alla soglia massima consentita. Evitando però lo strappo finale e la rottura col resto della maggioranza, giusto per non aprire una crisi di governo che – alla fine – neanche la Lega potrebbe reggere. Soprattut…
Nel fortino di Palazzo Chigi hanno la netta sensazione che Matteo Salvini abbia messo in atto la stessa, identica strategia che nel 2019 lo ha portato a tagliare i ponti dal governo gialloverde. Una costante, sistematica guerriglia su ogni singolo provvedimento, peggio: ogni emendamento in transito da una commissione parlamentare. Sulla maternità surrogata o sulle pene per le madri di bambini sotto i dodici mesi, sulle gare per le concessioni ai balneari ai provvedimenti economici e fiscali.
In effetti i sospetti di Giorgia Meloni non sono infondati. L’alleato e vicepremier Matteo Salvini ha dato mandato ai due capigruppo, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, di marcare il partito della presidente del Consiglio su ogni norma. Portare avanti una strategia del “distinguo” fino alla soglia massima consentita. Evitando però lo strappo finale e la rottura col resto della maggioranza, giusto per non aprire una crisi di governo che – alla fine – neanche la Lega potrebbe reggere. Soprattutto con questi chiari di luna elettorali. Ecco, è proprio la mezza disfatta delle Europee ad aver convinto il leader ad affondare i colpi, anziché acquattarsi all’ombra del primo partito della coalizione. Convinto, a torto o a ragione, che solo la distinzione può consentire di lucrare consensi. Un po’ come avvenne nel 2019 quando, però, il Carroccio navigava sul 34 per cento e non a una sola cifra come avviene oggi. Quelli che sono distinguo in Parlamento, diventano contrapposizioni piene e frontali in Europa. La Lega sta stringendo un patto di legislatura con Orbán e con i nuovi “patrioti” della destra continentale (e in parte filo putiniana), lasciando sola di fatto Meloni e FdI in un gruppo Ecr che rischia di disgregarsi con la partenza dei polacchi del Pis.
Il viaggio di Salvini a New York per incontrare Donald Trump e accreditarsi come interlocutore preferenziale del Tycoon chiuderebbe il cerchio della campagna fuori confini. Intanto, la guerriglia interna appunto, intrisa di “ostilità” per l’alleata. Ostilità che diventa scarsa fiducia reciproca.
La Lega sempre più spina nel fianco della maggioranza
La Lega sempre più spina nel fianco della maggioranza di governo, insomma. Non solo in Europa. Dalla maternità surrogata al decreto sicurezza, dalla Camera al Senato. Si sfiora l'incidente parlamentare su temi sensibili. Compresi anche i balneari.
Maternità surrogata
In commissione a Palazzo Madama è proprio la Lega ad alzare il tiro, tenendo il punto sui suoi emendamenti al disegno di legge proposto da Fratelli d'Italia e già approvato alla Camera, nonostante il governo abbia dato parere contrario. E il centrodestra si spacca. L'emendamento leghista, che chiedeva un inasprimento delle pene, è stato bocciato in commissione Giustizia. A votare contro, ieir in serata, sono stati i senatori di Fratelli d'Italia e Forza Italia, oltre a tutte le forze di opposizione. A favore solo due senatori leghisti. Il partito di Matteo Salvini aveva deciso di non ritirare la proposta e di metterla ai voti, nonostante il parere contrario espresso dal relatore e dal governo.
Nella seduta pomeridiana, la maggioranza ha rischiato sul voto su un emendamento del capogruppo Massimiliano Romeo che fa da cornice, con la definizione del reato: appena prima del voto, di fronte al parere contrario del governo, ne viene chiesto l'accantonamento. In serata, l'emendamento è stato poi trasformato in ordine del giorno, ma è stata messa ai voti la proposta che pone un'ulteriore stretta, con il carcere fino a 10 anni e la multa fino a 2 milioni di euro, sulla gestazione per altri. Nonostante l'invito al ritiro da parte del governo, l'emendamento è stato votato e bocciato, con gli altri gruppi di maggioranza che votano assieme alle opposizioni.
Balneari
Sempre in Senato, stoppato perché improponibile anche un emendamento sui balneari di nuovo della Lega al decreto Agricoltura – già accantonato – per limitare gli effetti della direttiva Bolkestein, che arriva oggi in Aula e per cui il governo ha già preannunciato la fiducia.
Ddl sicurezza
Nelle stesse ore, tensione anche in commissione alla Camera sul ddl sicurezza. "Il gruppo di Forza Italia non parteciperà al voto sugli emendamenti che riguardano l'articolo 12 del provvedimento che stiamo discutendo", ha annunciato Paolo Emilio Russo, capogruppo azzurro in commissione Affari costituzionali, intervenendo a proposito dell'articolo che riguarda le madri detenute. "Comprendiamo le ragioni per cui la maggioranza ha inteso intervenire", ha rimarcato Russo, "anche noi siamo persuasi che sia necessario creare le condizioni per cui la gravidanza non venga utilizzata strumentalmente - e cinicamente - come espediente per evitare il carcere, per assicurare impunità a delinquenti abituali. Riteniamo però che per penalizzare - giustamente - queste madri, che non sarebbero degne di essere chiamate tali, non si debbano colpire anche i figli piccoli che sono evidentemente innocenti a prescindere".