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Rai, Serena Bortone punita per il caso Scurati: sei giorni di sospensione. La giornalista pronta a impugnare il provvedimento

Rai, Serena Bortone punita per il caso Scurati: sei giorni di sospensione. La giornalista pronta a impugnare il provvedimento
(ansa)

La decisione è stata presa dalla dirigenza della tv pubblica. Pd: “Siamo oltre il ridicolo, TeleMeloni senza freni”

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ROMA — Cronaca di una punizione annunciata. D’altra parte cosa puoi aspettarti se il tuo capo-azienda — a inchiesta disciplinare in corso — dichiara urbi et orbi che andresti licenziata in tronco? Siccome però in Italia il lavoro dipendente è ancora tutelato, non basta un pretesto per cacciare qualcuno, ecco che ieri a Serena Bortone è stata comminata una pena esemplare: 6 giorni di sospensione per aver comunicato sui suoi canali social l’avvenuta cancellazione di Antonio Scurati, cui alla vigilia del 25 Aprile è stato impedito di recitare il monologo antifascista scritto in esclusiva per Chesarà... Talk peraltro cassato dai palinsesti della prossima stagione perché non in sintonia con TeleMeloni.

Giusto per riepilogare. La partecipazione era stata annullata il giorno prima della messa in onda, a dispetto del regolare contratto già firmato dallo scrittore con la Rai: il testo, visionato dalla direzione Approfondimento, era stato ritenuto indigeribile dai meloniani che in Viale Mazzini la fanno da padrone e perciò cassato. Ma, anziché sanzionare gli autori della censura, si è pensato bene di colpire colei che aveva osato informare i telespettatori dell’inatteso cambio di programma. Ovvero la conduttrice di Rai3, pronta ora a impugnare la sospensione, deliberata «per aver pubblicato un post su vicende interne, senza aver ottenuto la necessaria autorizzazione, in violazione delle norme aziendali», si legge nella lettera di contestazione. Il mondo alla rovescia.

Sulle barricate l’Usigrai: «Su Bortone si sta consumando la ritorsione di chi è più preoccupato di fargliela pagare che di capire cosa sia veramente successo nella vicenda Scurati», attacca il sindacato. «Questa Rai punisce l’informazione libera e umilia l’indipendenza dei giornalisti», rincara la consigliera in quota Pd Francesca Bria. «Una sanzione ingiusta», per la segretaria generale della Fnsi Alessandra Costante, perché «Bortone, denunciando la cancellazione del monologo sull’antifascismo, ha compiuto un atto di obbedienza civile», fa eco il presidente Vittorio Di Trapani. Una brutta pagina, protestano in coro tutti i partiti di opposizione: «Ormai TeleMeloni è senza freni. Assume amici e parenti, punisce l’antifascismo», riassume il dem Sandro Ruotolo. «Cercano di imbavagliarla perché scomoda», tuona la 5S Vittoria Baldino.

Una bufera che si scatena proprio nel giorno in cui la Lega, per consumare una vendetta sulla partita delle nomine Rai che la vedrebbero tagliata fuori dalle poltrone apicali, deposita una proposta di legge per alzare il tetto di affollamento pubblicitario utile ad abbattere il canone. Un danno per la famiglia Berlusconi. Lo capisce al volo il capogruppo pd in Vigilanza Stefano Graziano, che subito provoca: «Cosa ne pensano Meloni e Tajani di un’iniziativa che ha tutto il sapore di un avvertimento a Mediaset?». E infatti, «non si può fare, non è nel programma di governo», fanno muro i forzisti. Ma il messaggio del Carroccio è chiaro: l’accordo fra FdI e FI per spartirsi gli incarichi di vertice in Cda, l’ad al meloniano Giampaolo Rossi, la presidenza all’azzurra Simona Agnes, deve tener dentro anche Salvini che pretende il ruolo di direttore generale. Posto che invece Rossi vorrebbe assegnare al fedelissimo Felice Ventura. L’ennesimo calcio dei lumbàrd negli stinchi agli alleati.

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