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Scontro aperto al Csm, i togati “sfiduciano” il vice presidente Pinelli

Fabio Pinelli, vice presidente del Csm
Fabio Pinelli, vice presidente del Csm 

“Fermo dissenso” su metodo e affermazioni del numero due della magistratura, che nella sua relazione ignora Mattarella. I laici del centrodestra vogliono un’impronta verticistica delle procure e votano contro la nuova circolare in vista della separazione delle carriere

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ROMA - Non era mai accaduto che un vice presidente del Csm, anziché citare il capo dello Stato in carica, nonché presidente dello stesso Consiglio, ricordasse invece le parole di chi lo ha preceduto. Lo ha fatto Fabio Pinelli, l’attuale numero due di palazzo Bachelet, ex Marescialli, che per tre volte ha letto le affermazioni di Giorgio Napolitano ignorando volutamente quelle di Sergio Mattarella. “Colpevole”, evidentemente, di non aver frenato già la settimana scorsa la circolare che regolerà la futura vita delle procure.

Organizzazione troppo “democratica” e troppo poco “verticistica”. Un procuratore primus inter pares. Tant’è che il progetto passa, ma con i voti di tutti i togati, compresa la prima presidente della Cassazione Margherita Cassano e il procuratore generale Luigi Salvato, e il laico del Pd Sergio Romboli. Votano contro in blocco i sei consiglieri laici. E anche Michele Papa di M5S. Si astiene Ernesto Carbone di Iv. E Pinelli, con un’abile mossa, parla dopo aver chiuso il dibattito, cita se stesso in quanto avvocato, “distrugge” di fatto la circolare, e alla fine non partecipa neppure al voto.

I togati sconfessano Pinelli

E qui il Csm si spacca clamorosamente in due. Da una parte la pattuglia dei laici del centrodestra, dall’altra i togati. Che reagiscono nell’unico modo possibile. Una nota durissima contro Pinelli. Che, abilmente, ha parlato dopo aver chiuso la discussione, impedendo quindi successivi interventi. “Fermo dissenso” sul metodo e sulle sue affermazioni. “Una delegittimazione del ruolo del pubblico ministero e di generalizzata sfiducia nel lavoro degli uffici di procura e, quindi, della magistratura tutta”. Parole ritenute gravi di per sé, ma ancora più pesanti perché a pronunciarle è stato il vice presidente del Csm. Il gelo è totale e imbarazzante. Sul tappeto resta un vice presidente “d’opposizione” e il gruppo dei laici di centrodestra che, sin dalla loro nomina parlamentare, hanno perseguito l’obiettivo di assecondare le riforma della maggioranza meloniana, in assetto di guerra con i togati.

Voglia di separazione delle carriere

Ma sul piatto c’è la separazione delle carriere e l’obiettivo malcelato di mettere in futuro il pm sotto l’esecutivo. Per questo la circolare “democratica” degli attuali togati viene duramente avversata, anche a costo di spaccare il Csm in due e di renderlo in futuro ingestibile. Ignorando anche le equilibrate parole della prima presidente Cassano, che ha parlato da giudice ed ex pm, “un’occasione di grande arricchimento che mi consentono di avere una prospettiva più ampia”. Un no, dunque, proprio alla separazione delle carriere. Rispetto a un Pinelli che vede nei pubblici ministeri i nemici degli indagati, Cassano li descrive, proprio rispondendo agli affondi dei laici, come li ha disegnati la riforma Cartabia nel 2022, “un ruolo non accusatorio”, con l’obbligo di “svolgere indagini e accertamenti per far uscire dal processo gli indagati che hanno violazioni meno gravi”. Non certo quelli che descrive Pinelli, protagonisti assoluti delle indagini, “la fase centrale” dell’inchiesta, “quando il profilo reputazionale della persona è compromesso”, perché “il giudice a Berlino arriva quando ormai le vite sono distrutte”, mentre “la gente resta a processo per 7-10 anni”. Tipici argomenti da avvocato, ascoltati mille volte nei dibattiti.

La citazione di Napolitano

È questa l’idea gerarchica di Pinelli, del procuratore padrone assoluto dell’ufficio. “Gli adeguati poteri nascono dall’esigenza di garanzia dei cittadini, serve esperienza perché troppo grande è il potere che si ha nelle proprie mani”. Per questo serve un procuratore “padre e padrone”. E qui ecco la citazione ad hoc di Pinelli tratta da Napolitano che nel 2014 parlò di “garanzie di autonomia e indipendenza del pm che riguardano l’ufficio nel suo complesso e non il singolo magistrato”. Il “nemico” di Pinelli è quella gestione “democratica” che invece i togati del Csm hanno previsto nella nuova circolare. I relatori sono quattro consiglieri tutti pm nella vita professionale, Marco Bisogni, Maurizio Carbone, Roberto Fontana, Eligio Paolini.

Pinelli e i laici di centrodestra parlano come se già fosse in vigore la separazione delle carriere, e potenzialmente il pm fosse già in parte sotto l’esecutivo nonché costretto alla discrezionalità dell’azione penale di stampo governativo-parlamentare (per quanto resterà delle Camere stesse dopo il premierato). Tant’è che Bisogni sottolinea come “la divisione delle carriere non è in questa circolare, perché essa attua il presente assetto costituzionale”. Quello che poi “accadrà” riguarda il futuro. Cita “L’elogio dei giudici” di Piero Calamandrei laddove dice: “Tra tutti gli uffici giudiziari, il più arduo mi sembra quello del pubblico accusatore, il quale, come sostenitore dell’accusa, dovrebbe essere parziale al pari di un avvocato, e come custode della legge dovrebbe essere imparziale al pari di un giudice“. È proprio la figura che ha disegnato Margherita Cassano.

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