✕

“C’è una dittatura della minoranza”: Salvini attacca Mattarella, poi fa marcia indietro

Il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini, durante l’evento organizzato del Messaggero “L’Italia si trasforma-una sfida capitale”. Roma, 26 giugno 2024 ANSA/MASSIMO PERCOSSI  (ansa)
Meloni: “Dal capo dello Stato nessun attacco al governo”. Per il Quirinale, una lettura corretta
2 minuti di lettura

Roma — Il centrodestra è in sindrome da assedio. E Matteo Salvini è il primo che parte a testa bassa individuando un nemico: il Quirinale. Le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sui rischi di un «assolutismo» della maggioranza, vengono respinte dal vicepremier: «Semmai qui c’è il problema della dittatura delle minoranze, non il contrario». E poi il leader leghista aggiunge: «Io faccio politica, non filosofia». Quasi a voler insinuare una mancanza di pragmatismo da parte del Capo dello Stato e disconoscendone la posizione terza, da arbitro.

A distanza di qualche ora e dopo un confronto con Giorgia Meloni, fonti leghiste provano a correggere il tiro precisando che «Matteo Salvini ha grande stima del presidente della Repubblica. La riflessione del vicepremier e ministro non era indirizzata al Capo dello Stato».

E se l’altro vicepremier, l’azzurro Antonio Tajani, prende nettamente le distanze dalle frasi del collega perché «il presidente della Repubblica va sempre…

Roma — Il centrodestra è in sindrome da assedio. E Matteo Salvini è il primo che parte a testa bassa individuando un nemico: il Quirinale. Le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sui rischi di un «assolutismo» della maggioranza, vengono respinte dal vicepremier: «Semmai qui c’è il problema della dittatura delle minoranze, non il contrario». E poi il leader leghista aggiunge: «Io faccio politica, non filosofia». Quasi a voler insinuare una mancanza di pragmatismo da parte del Capo dello Stato e disconoscendone la posizione terza, da arbitro.

A distanza di qualche ora e dopo un confronto con Giorgia Meloni, fonti leghiste provano a correggere il tiro precisando che «Matteo Salvini ha grande stima del presidente della Repubblica. La riflessione del vicepremier e ministro non era indirizzata al Capo dello Stato».

E se l’altro vicepremier, l’azzurro Antonio Tajani, prende nettamente le distanze dalle frasi del collega perché «il presidente della Repubblica va sempre rispettato», la premier è meno netta e alla fine del suo ragionamento, perlomeno nell’attaccare la sinistra, si accosta al ragionamento di Salvini: «Non ho letto, a differenza di altri, nelle parole del Capo dello Stato un attacco al governo e penso che non si faccia un favore alle istituzioni se ogni cosa che dice viene strumentalizzata come se fosse il capo dell’opposizione». Così dal Quirinale trapela che il ragionamento della premier corrisponde a quanto espresso dal presidente Mattarella.

Poi però Meloni non resiste ed ecco l’affondo. Se un assolutismo esiste non è quello del centrodestra ora al governo ma di chi a Palazzo Chigi sedeva prima di lei: «Mi corre l’obbligo di dire che se non esiste un assolutismo della maggioranza, figuriamoci se può esistere quello della minoranza, che abbiamo purtroppo visto quando al governo c’era la sinistra». È un fiume in piena: «Abbiamo visto gente che perdeva le elezioni, arrivava al governo e ti diceva se potevi o non potevi uscire di casa, quello è assolutismo dei poteri». Il riferimento è a Giuseppe Conte e ai giallorossi che ha gestito l’emergenza Covid.

Che l’atmosfera sia tesa e con la convinzione del governo di essere accerchiamento, lo conferma ancora la premier, che ospite di Rete4, se la prende ancora i dem: «A sinistra vedo gente che esulta come allo stadio. Il problema non è l’uomo solo al comando ma un sistema nel quale c’è solo il Pd al comando».

Il Quirinale non commenta. Aveva già spiegato che quelle del presidente Mattarella sono state parole che hanno ribadito ben noti concetti liberali peraltro contenuti in Costituzione. Ma non è la prima volta che Salvini, in particolare, tira bordate. L’ultima era stata in occasione della 2 giugno quando il presidente Mattarella ha parlato di «sovranità europea». E lui invece ha voluto prendere le distanze: «Oggi è la festa degli italiani, della Repubblica, non della sovranità europea. La sovranità nazionale è fondamentale». E anche in questo caso Forza Italia non aveva gradito.

E d’altronde neanche una settimana fa, quando il leader leghista ha detto che l’accordo di Meloni a Bruxelles «puzza di colpo di Stato», Tajani ha dovuto dire che questo «non è il mio linguaggio». E in un clima rovente il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, l’azzurro Nazareno Pagano, ha chiesto che la riforma del premierato, cara a Fratelli d’Italia, e separazione delle carriere, cara a Forza Italia, vadano di pari passo e poi ha chiarito che sul premierato «i deputati non faranno da passacarte». Un messaggio indirizzato a Palazzo Chigi e a una maggioranza litigiosa.

Leggi i commenti