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Settimana sociale dei cattolici, da Trieste l’appello dei costituzionalisti per le riforme condivise

(ansa)
Cesare Mirabelli: “La soluzione del premierato comporta il rischio di una monocrazia democratica, tale solo per l’investitura iniziale, ma che rischia di penalizzare il Parlamento e l’equilibrio fra i poteri”
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TRIESTE – Appello per le riforme condivise da parte di quattro presidenti emeriti della Corte costituzionale a Trieste, dove è in corso la settimana sociale dei cattolici aperta dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella mercoledì e chiusa domenica da papa Francesco.

Gli squilibri del premierato

Giuliano Amato, Ugo De Siervo, Giovanni Maria Flick e Cesare Mirabelli hanno preso la parola all'incontro su Democrazia e Costituzione che si è svolto giovedì pomeriggio nel salone della Camera di commercio. Quelle che si prospettano sulle riforme istituzionali sono “modifiche molto discutibili”, ha detto De Siervo a quanto riportato da Avvenire. Il costituzionalista ha ricordato i consensi oltre il 90% che arrivarono alla stesura finale della Carta, “nonostante le discussioni, persino le liti, che c’erano state sui singoli punti” ed ha citato Aldo Moro che nel 1948 parlò di “patto di lealtà reciproca”, che doveva andare oltre una “fortunata contingenza storica”. Partendo dal tema dell’…

TRIESTE – Appello per le riforme condivise da parte di quattro presidenti emeriti della Corte costituzionale a Trieste, dove è in corso la settimana sociale dei cattolici aperta dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella mercoledì e chiusa domenica da papa Francesco.

Gli squilibri del premierato

Giuliano Amato, Ugo De Siervo, Giovanni Maria Flick e Cesare Mirabelli hanno preso la parola all'incontro su Democrazia e Costituzione che si è svolto giovedì pomeriggio nel salone della Camera di commercio. Quelle che si prospettano sulle riforme istituzionali sono “modifiche molto discutibili”, ha detto De Siervo a quanto riportato da Avvenire. Il costituzionalista ha ricordato i consensi oltre il 90% che arrivarono alla stesura finale della Carta, “nonostante le discussioni, persino le liti, che c’erano state sui singoli punti” ed ha citato Aldo Moro che nel 1948 parlò di “patto di lealtà reciproca”, che doveva andare oltre una “fortunata contingenza storica”. Partendo dal tema dell’astensionismo, Mirabelli ha detto che la soluzione del premierato, invece di risolvere, comporta nuovi rischi, a partire da quello di una “monocrazia democratica, tale solo per l’investitura iniziale, ma che rischia di penalizzare il Parlamento e l’equilibrio fra i poteri”. Giuliano Amato si è concentrato sul tema delle politiche sottolineando il ruolo che possono avere i cattolici: “Ripartire dalla propensione al bene comune e del riconoscimento dell’altro, scusate la banalità”. Giovanni Maria Flick ha invece parlato della questione carceraria e di quella migratoria, stigmatizzando il “pan-penalismo” e il “pan-carcerismo”, “mentre in carcere dovrebbe andarci il minor numero possibile di persone”, e registrando “una sospensione del dovere di accoglienza. Che non vige solo per i rifugiati, in base alla Convenzione di Ginevra, ma anche, con l’articolo 10, per chi è mosso dall’esigenza di sfuggire alla fame”.

Il nodo della legge elettorale

All’incontro è intervenuto anche il cardinale Matteo Zuppi. Nel suo saluto, scrive il quotidiano della Cei, il presidente della Conferenza episcopale italiana, ha menzionato il tema dell’astensionismo ed è tornato ad auspicare una riforma della legge elettorale: “Se la legge elettorale è definita Porcellum da chi la scritta, si dovrebbe partire da lì, per cambiarla, per riavvicinare le persone al gusto per il bene comune”, ha detto l’arcivescovo di Bologna.

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