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A Trieste il manifesto per il ritorno dei cattolici in politica, si riparte degli amministratori locali

Sergio Mattarella, con il cardinale Matteo Zuppi (ansa)

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Sottoscritto a sorpresa un documento comune dopo un incontro a margine della Settimana sociale. Il bisogno di fare rete, le riforme e la prospettiva di un impegno per tornare al sistema proporzionale. “Non serve un partito, ma uno spartito”
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Non li hanno visti arrivare. O meglio, non li avevano fatti entrare, è bastato aprire la porta e la sala si è riempita. Alla Settimana sociale dei cattolici che si svolge a Trieste quest’anno sono stati coinvolti gli amministratori locali. Sono convintamente cattolici, sono sparpagliati nei vari partiti, dalla fine della Dc non hanno un partito di riferimento, e in una società secolarizzata a volte neppure una bussola. La Chiesa istituzionale li conosce ma per anni li ha tenuti un po’ a distanza. A Trieste qualcosa è cambiato.

Un incontro non più carbonaro

Sarà che nel suo discorso di apertura il presidente Sergio Mattarella ha dato la ricarica al cattolicesimo democratico, sarà che il cardinale Matteo Zuppi ha uno spiccato senso politico, sarà che papa Francesco, che domenica chiude la kermesse, ha riproposto con insistenza il tema dei cattolici in politica. E’ bastato che scoccasse come una scintilla l’idea di una riunione, autoconvocata, tra i consiglieri comunali e regionali, gli …

Non li hanno visti arrivare. O meglio, non li avevano fatti entrare, è bastato aprire la porta e la sala si è riempita. Alla Settimana sociale dei cattolici che si svolge a Trieste quest’anno sono stati coinvolti gli amministratori locali. Sono convintamente cattolici, sono sparpagliati nei vari partiti, dalla fine della Dc non hanno un partito di riferimento, e in una società secolarizzata a volte neppure una bussola. La Chiesa istituzionale li conosce ma per anni li ha tenuti un po’ a distanza. A Trieste qualcosa è cambiato.

Un incontro non più carbonaro

Sarà che nel suo discorso di apertura il presidente Sergio Mattarella ha dato la ricarica al cattolicesimo democratico, sarà che il cardinale Matteo Zuppi ha uno spiccato senso politico, sarà che papa Francesco, che domenica chiude la kermesse, ha riproposto con insistenza il tema dei cattolici in politica. E’ bastato che scoccasse come una scintilla l’idea di una riunione, autoconvocata, tra i consiglieri comunali e regionali, gli assessori, i sindaci e gli ex deputati presenti a Trieste per una riunione per vedere l’effetto che fa. Non è il momento di rifondare un partito dei cattolici ma all’incontro, inizialmente un po’ carbonaro, dovevano partecipare una ventina di persone, se ne sono presentata più di ottanta, hanno occupato tutti gli scranni della sala del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, hanno approvato una dichiarazione politica finale, si sono dati appuntamento per un incontro nazionale ad ottobre.

Partito e spartito

Nelle due ore di dibattito acceso più amministratori ripetono che non si tratta di ricreare un partito cattolico. “Più che un nuovo partito dei cattolici italiani, serve uno spartito”, riassume monsignor Luigi Renna, vescovo di Catania e presidente del comitato organizzatore della Settimana sociale, arrivato anche lui, un po’ a sorpresa, alla riunione, che ha definito “una sorpresa dello spirito”. Francesco Russo, ex senatore, vicepresidente Pd del consiglio regionale, parla di “cantiere”, dice che “serve un nuovo inizio”. Molti denunciano che nelle istituzioni sperimentano “solitudine”, hanno idee che si sono formate in realtà legati alla Chiesa ma al dunque hanno le spalle scoperte, e che ora ci sono le condizioni, oltre che il desiderio, di ritrovarsi insieme per coordinarsi. C’è chi viene dall’Azione cattolica chi dalle Acli, chi è impegnato nel Sermig e chi nei Focolari, diversi si presentano dicendo da quale regione, quale comune, ma anche quale diocesi e quale parrocchia vengono. C’è chi evoca la “rete”, chi parla di “movimento” o di “federazione”, chi chiede “un segnale diverso”, chi scandisce che “è arrivato il momento”. Più d’uno confessa che aspettava una riunione del genere da almeno trent’anni, e tutti parlano come se avessero accumulato a lungo molto da dire.

Divergenze e temi concreti

Non manca chi mette in luce le difficoltà. Un volto della Madonna sulla copertina dello smartphone, Salvatore Porro, consigliere regionale di Fratelli d'Italia in Friuli Venezia Giulia, nostalgico del cardinal Ruini, domanda: “Ci sono milioni di cattolici contrari a aborto, eutanasia e matrimonio gay, e milioni a favore: come facciamo a tenere insieme questi due binari?”. La maggioranza degli interventi sottolinea però che bisogna partire dai temi che uniscono i cattolici dei diversi schieramenti, e dalle soluzioni concrete ai problemi del territorio. Monica Canalis (Pd), consigliere regionale in Piemonte, cita Paola Cortellesi e dice che i cattolici, se serve imitando i metodi dei radicali, devono “intestarsi battaglie come la non autosufficienza, l’astensionismo delle donne: non dobbiamo partire da livelli teorici ma da temi concreti da cui i cattolici possono tornare a essere ri-co-no-sci-bi-li!”. Roberta Osculati, consigliera comunale a Milano, sostiene che “non dobbiamo avere paura di un confronto anche aspro, anche con il fuoco amico oltre che quello nemico, su temi come il fine vita, le migrazioni, il premierato, l’autonomia differenziata: come cattolici – insiste – dobbiamo avere una nostra visione”. Giuseppe Irace, napoletano, segretario di Per (x le persone e le comunità), nota che a un certo punto, però, “bisogna andare in parlamento, sennò poi ci dividiamo e diventiamo poco significativi”.

La dichiarazione di Trieste

Alla fine è Francesco Russo che propone una “dichiarazione di Trieste”. Se nei mesi scorsi, all’avvicinarsi della Settimana sociale, le diverse associazioni e movimenti, da Azione cattolica a Comunione e liberazione, da Sant’Egidio al Movimento cristiani lavoratori, avevano superato gelosie e idiosincrasie per firmare, in occasione di un incontro proprio a Trieste a inizio maggio, un appello comune per la pace, ora è questo il testo che mette tutti d’accordo. “Ci ritroviamo oggi, dopo l’incontro preparatorio del 3-4 maggio segnato da un approfondito confronto tra gli amministratori locali e le associazioni e i movimenti in cui è avvenuta la loro formazione sociale, a margine dei lavori della Settimana per ribadire – dichiarano gli amministratori cattolici – che siamo pronti a fare un ulteriore passo in avanti, rispondendo alle sollecitazioni emerse dai tanti interventi, dai tavoli di lavoro, dalle piazze, dalla presentazione di tante buone pratiche”.

Tre impegni e un nuovo appuntamento

La dichiarazione, approvata per acclamazione, cita Mattarella, cita Zuppi, definisce il gruppo “gli amministratori di Trieste”, indica tre “impegni concreti”: continuare il confronto “lavorando perché nel prossimo autunno sia possibile promuovere un incontro nazionale fra le tante realtà che in questi anni hanno iniziato a lavorare in questa direzione”; continuare l’impegno della settimana sociale “con particolare riferimento a: giustizia sociale e innovazione del welfare, sostenibilità ambientale, centralità delle famiglie e della scuola, accoglienza e integrazione, cura e valorizzazione degli strumenti di partecipazione alla vita democratica”; e infine fare “del magistero sociale di papa Francesco” l’elemento unificante “per l’impegno dei cattolici in politica”: è un ombrello, piuttosto ampio, ma anche una bussola che punta, implicitamente, sulle questioni dell'ambiente, dell’immigrazione, delle ingiustizie sociali e della pace.

Una legge elettorale proporzionale?

Nella dichiarazione c’è un accenno, implicito ma chiaro, anche al premierato e all’autonomia differenziata, che tante critiche hanno suscitato dai vescovi. Viene infatti ribadito l’auspicio “che le importanti riforme che attendono il Paese siano sempre portate avanti fra le parti politiche con quello spirito di dialogo “costituente” che ha caratterizzato le migliori stagioni della politica nazionale e”, prosegue la dichiarazione, “vadano nella direzione - anche con una nuova legge elettorale - di riavvicinare i cittadini al voto consapevole”. Un riferimento, quello alla legge elettorale, che torna spesso anche nelle considerazioni del cardinale Zuppi (“Se la legge elettorale è definita Porcellum da chi la scritta”, ha detto l’altro giorno a Trieste, “si dovrebbe partire da lì, per cambiarla, per riavvicinare le persone al gusto per il bene comune”). Non si parla ancora di dettagli, non si propone di reintrodurre le preferenze o tornare al proporzionale, che pure aprirebbe un varco anche per i cattolici che volessero formare un partito. Ma questo, appunto, non è il tema, almeno non oggi.

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