Mulè: “Meloni in Europa ha un’unica chance: cercare l’intesa con von der Leyen”
di Matteo PucciarelliGiorgio Mulè
(ansa)Il forzista Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, dà un consiglio spassionato a Giorgia Meloni: dire sì a Ursula von der Leyen. E un altro al Ppe, però, cioè tenere fuori gli ambientalisti dalla maggioranza.
Grandi sommovimenti in Europa: Viktor Orbán soffia via l’estrema destra spagnola di Vox a Meloni e intanto vola da Vladimir Putin. Cosa sta succedendo? Le due cose sono collegate?
«No e guai a farlo, la visita di Orbán che guida il semestre europeo fa il paio con quanto tentato da tutti coloro che hanno cercato un dialogo con Putin. Recep Erdogan è nella Nato ma non è un campione dei diritti civili, lo sappiamo; Xi Jinping non è un alfiere del mercato libero, sappiamo pure questo. Ma se l’obiettivo è ricercare la pace chiunque è benvenuto».
Ma la presidente del Consiglio perde un pezzo dietro l’altro dal gruppo dei conservatori di Ecr, a partire dallo stesso Orbán che sembrava pronto ad accasarsi lì. Paga l’inesperienza o cosa?
«Ho letto gli attestati di Vox di simpatia e vic…
Il forzista Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, dà un consiglio spassionato a Giorgia Meloni: dire sì a Ursula von der Leyen. E un altro al Ppe, però, cioè tenere fuori gli ambientalisti dalla maggioranza.
Grandi sommovimenti in Europa: Viktor Orbán soffia via l’estrema destra spagnola di Vox a Meloni e intanto vola da Vladimir Putin. Cosa sta succedendo? Le due cose sono collegate?
«No e guai a farlo, la visita di Orbán che guida il semestre europeo fa il paio con quanto tentato da tutti coloro che hanno cercato un dialogo con Putin. Recep Erdogan è nella Nato ma non è un campione dei diritti civili, lo sappiamo; Xi Jinping non è un alfiere del mercato libero, sappiamo pure questo. Ma se l’obiettivo è ricercare la pace chiunque è benvenuto».
Ma la presidente del Consiglio perde un pezzo dietro l’altro dal gruppo dei conservatori di Ecr, a partire dallo stesso Orbán che sembrava pronto ad accasarsi lì. Paga l’inesperienza o cosa?
«Ho letto gli attestati di Vox di simpatia e vicinanza verso di lei, penso che l’aggregazione dei “patrioti” rispecchi il tentativo di avere una voce politica e rappresentata che altrimenti non avrebbero. Potrebbero diventare il terzo gruppo europeo, non è cosa da poco».
Ma la strada per von der Leyen è tracciata o in salita?
«Non penso sia in discesa. Cinque anni fa sulla carta la maggioranza era molto superiore rispetto a quella di oggi. Ho il timore che nel pallottoliere ci siano contati voti che si rifanno a promesse fatte a qualche burocrate che nel segreto poi possono venire disattese. Il parlamento europeo sfugge ai classici schemi, per cui il mio consiglio è fare attenzione, non si può andare avanti senza tenere di conto ciò che hanno detto i cittadini europei alle elezioni».
Tradotto?
«Non guarderei in nessuno modo ai verdi ma ai conservatori come possibile allargamento».
Ma serve più un altro nome o un’altra maggioranza?
«Lo scopriremo di qui a pochi giorni, per un nome diverso non c’è tempo, perciò adesso serve un accordo con i conservatori».
Ma i socialisti potrebbero non starci.
«Hanno perso le elezioni, non puoi pretendere di fare e disfare dopo un risultato del genere».
Meloni quindi dovrebbe accordarsi con il Ppe per entrare in una maggioranza che comprenderebbe i conservatori ma anche i socialisti?
«Dovrebbe trovare una strada comune: patti chiari per un’amicizia lunga cinque anni. Tenendo fuori i verdi, che per quanto mi riguarda ci hanno fatto vedere i sorci del medesimo colore».
Lei non percepisce un isolamento dell’Italia in questo gioco delle nomine?
«Qui vorrei solo dire che c’è l’Italia di mezzo: Meloni rappresenta il paese, ci vorrebbe maturità politica per portarne avanti gli interessi, senza rallegrarsi se veniamo esclusi o messi ai margini come sembra faccia l’opposizione. Se avremo un commissario per il mercato interno e la protezione dei consumatori sarà un beneficio per tutti gli italiani».
Antonio Tajani sta facendo abbastanza? Si muove bene?
«Sta facendo quel che deve fare, ha fatto bene a sottolineare quanto sia nefasta l’apertura ai verdi, auspincando invece un allargamento ai conservatori».
Matteo Salvini intanto sembra provocare continuamente Meloni giocando sul suo stesso terreno nel campo sovranista. Come andrà a finire? Vede possibili ripercussioni?
«No, non avrà riflessi sul governo italiano, non abbiamo panni sporchi da lavare in famiglia qui in Italia».